ISLANDA insegna: La costituzione scritta da 25 CITTADINI normali

La piccola popolazione islandese, 320.000 persone, ha eletto 25 membri per riscrivere la costituzione. Il documento realizzato attraverso anche il contributo di internet, segna un possibile cambio di paradigma nell’arte del govern

Notizia sicuramente unica ed entusiasmante, dati i trascorsi dell’Islanda e non solo per le sue molte eruzioni vulcaniche recenti. Io là non c’ero e non ho seguito in diretta quando qui si descrive. Ho trovato per ora solo questo articolo e come tale lo traduco e pubblico, non potendo però che osservare che ci sono strane note di sottofondo da parte di chi lo scrive in originale: prima apertura entusiasmante, poi un po’ di ironia sul canto (che non condivido affatto: potrebbe essere stato l’inno nazionale? Io non conosco l’islandese, ma se fosse questo può dare ancora di più fastidio a chi vuole solo globalizzare ed uniformare) poi dubbi e riserve e poi di nuovo ironia però con lieto e “pacifico” fine. L’articolo mi lascia un retrogusto ambiguo.
Nonostante questo, concordo sulla diffidenza verso il social media, ma forse per altre ragioni dello scrivente. Ritengo Facebook uno sconsigliabile luogo, poiché “suscettibile” di manipolazione di dati – per farla breve-  Ergo mi chiedo quanto possa essere impiegato con sicurezza per gli scopi qui descritti. Ma anche vero è che non abbiamo dettaglio di ciò che veramente è  stato fatto nè quali sono stati i filtri impiegati etc etc.. quindi commento troppo generalista e… “perbenista” o altro?
Mente al fresco per valutare e cuore al caldo, per “sentire”…
Il più nuovo governo del mondo è stato designato con l’aiuto dei commenti da Internet. Che Dio ci aiuti tutti! Dopo il collasso economico dell’Islanda nel 2008, la nazione decise che era tempo di  scrivere una nuova costituzione e questa volta on basata sul Paese -genitore, la Danimarca, ma sulla base delle idee orginali dei suoi cittadini.
La piccola popolazione islandese, 320.000 persone, ha eletto 25 membri di assemblea da 522 candidati ordinari (incluso avvocati, professori di scienze politiche, giornalisti, ed da molte altre professioni), che a turno hanno aperto i lavori  al pubblico in uno stile senza precedenti. The Constitutional Council, il Concilio-Assemblea per la Costituzione è stato molto attivo su Twitter, Facebook, YouTube e Flickr, dove sollecitavano commenti  e suggerimenti per il nuovo governo.
Venerdi 29 luglio 2011, il Parlamento d’Islanda, ufficialmente ha ricevuto la nuova costituzione, che comprende 114 articoli divisi in 9 capitoli. Entro il 1 Ottobre è prevista la revisione e poi la messa al voto per la ratifica. Il documento realizzato attraverso anche il contributo di internet, segna un possibile cambio di paradigma nell’arte del governo.
Nel 21° secolo, scriviamo la nostra costituzione con dei “social media”. Il futuro è un luogo pazzariello.
Dalle elezioni al sito internet, l’Islanda è andata a grandi passi: ha fatto sentire coinvolgimento ai suoi cittadini e messi in grado di poter scrivere una nuova costituzione.
I candidati per l’assemblea costituzionale hanno raccolto migliaia di firme per comparire nel ballottaggio ed hanno pubblicamente discusso le loro visioni in 50 trasmissioni radio. I candidatoi hanno anche scritto di se stessi su siti internet pubblici, incluso Wikipedia e Facebook. Dopo che si è formato in Consiglio Costituzionale, c’è stato un costante aggiornamento in linea del loro procedere, su Twitte e Facebook, ma anche con caricamento di foto aggiornate su Flickr.    
Su Youtube potete trovare il Consiglio Costituzionale, con canto di apertura ad inizio lavori:
In molti modi, quindi la Costituzione d’Islanda è stata la prima a nascere completamente sotto gli occhi di tutti. Sicuramente le assemblee costituzionali sono spesso aperte ad una sorta di scrutinio pubblico, ma quello islandese è stato trasmesso via internet.
I membri del consiglio hanno interagito regolarmente con i commentatori ed ogni settimana, le ultime bozze dei vari capitoli (o il lavoro in relazione alla loro stesura) sono state condivise via un website pubblico. Trasmissioni dal vivo delle riunioni del consiglio aperto sono state mostrate ogni giovedì via loro sito internet ed anche via Facebook.
C’è persino stata una regolare newsletter. L’Islanda ha usato il web come mai prima d’ora per dischiudere il proprio processo al mondo ed attirare l’attenzione del pubblico.
The Constitutional Council handed the proposed draft to the Parliament last week, but it’s too soon to know if social media was the right answer for this challenge.
Tuttavia l’entusiasmo del pubblico non si può dire sia stato… stellare (che non sia piaciuto il canto?). Nonostante la natura storica delle elezioni costituzionali, hanno votato un po’ più di 1/3 degli elettori (83,531 o 35.95% dei ~230,000 aventi diritto). Quella elezione, per altro, è stata invalidata dalla Corte Suprema  della nazione a causa di problemi di privacy con i votanti. Il Parlamento ha dovuto nominare gli stessi candidati eletti al Consiglio Costituzionale per poter far funzionare le cose.
Mentre la presenza dei social media è stata attiva durante la scrittura della costituzione, il sito principale ha generato solo 1600 commenti. E’ certo molto per il Consiglio, ma non sono certo che lo si possa definire un mandato dalal gente d’Islanda – specialmente se  si considera che molti commenti sono stati fatti da parti interessate da tutto il mondo.
Le lezioni che dobbiamo imparare dalla nuova Costituzione d’Islanda, quindi, sono un po’ un miscuglio. E’ certamente affascinante che un’intera struttura di governo sia stata fatta con l’aiuto dei social media e con totale visibilità per tutto il mondo.
Chiunque da Reykjavík a Rio de Janeiro poteva vedere e persino dare input su come l’Islanda dovrebbe essere governata. Ma questo non ha garantito un ampio supporto pubblico e nemmeno il successo. La Nuova Costituzione ha 700 pagine di ideali che possono o meno essere ratificati in Ottobre e il cui effettivo beneficio per l’Islanda è dubbio.
Fare una costituzione attingendo dalla folla è stato certo un passo degno di nota ma ci vorranno anni per sapere se questo è stato un passo sveglio e intelligente.
1000 punti all’Islanda per essere stata progressista, per aver osato ed essere abbastanza folle per sottomettersi a questo approccio rivoluzionario  nella formazione del governo. 1,000,000,000 di punti per chi può trovare un modo per imparare da questo esempio e fare leva con successo sul potere dei social media per rendere veramente questo mondo un luogo migliore in cui vivere.

 

 Cristina Bassi

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