Ogni giornata è formata da 24 ore il quadro va dipinto con i colori che abbiamo

Come tutti noi ben sappiamo il giorno si identifica in un ciclo temporale sempre uguale, impostato in modo perfetto dalla natura e  formato da 24 ore che si ripetono, da sempre, con uguale cadenza e ritmo, con un sole che  sorge e tramonta, una notte che si alterna al giorno, un buio che sostituisce la luce ……..

Proviamo allora a riflettere su questo aspetto e forse riusciremo meglio a considerare ogni giornata come una singola, autonoma sezione della nostra vita, di ventiquattro ore precise, non una di più, finalizzata a se stessa proprio grazie alla sua ciclicità unica ed irripetibile.

Partendo dal mattino (momento del risveglio) inizia una nuova giornata che (preceduta dalla fase del riposo notturno) dà vita alla ricostruzione, giorno per giorno, di ognuno di noi: la rinascita, di noi stessi, dal nulla.

 La natura, per proprio conto, ci assicura, durante la notte, le condizioni di astrazione psico-fisica dalla realtà e di ricarica energetica del nostro organismo: i due elementi essenziali che, da un lato, servono a separare, idealmente, ogni giornata rispetto alla precedente e, dall’altro, dànno, ad ogni giorno, la caratteristica di un evento temporale nuovo, tutto da vivere e scoprire.

Per far questo immaginiamo ogni nostra nuova giornata come una tela bianca di un quadro che ci viene consegnato e che noi, per ventiquattro ore, dovremo dipingere con i colori che ci vengono proposti dal nostro umore, dal nostro stato d’animo, dalla nostra volontà, dai nostri pensieri ma, soprattutto, dalla casualità degli eventi.

Il nostro lavoro di pittore avrà una durata fissa e ciclicamente predeterminata perché, a fine giornata, riconsegneremo idealmente a noi stessi la tela che avremo disegnato con i colori che solo quella particolare giornata ci ha messo a disposizione.

E in quella giornata non avranno quindi senso né utilità i colori utilizzati il giorno prima ma, soprattutto, i colori che ci verranno proposti il giorno dopo e che, allo stato, non siamo in grado di poter conoscere.

E se i colori rappresentano gli eventi che la casualità delle situazioni ci propone, quanto è avvenuto il giorno prima rappresenta un tubetto di colore già superato e quello che ci aspetta per il giorno dopo un tubetto di colore sconosciuto (e che forse potrebbe addirittura non esserci consegnato).

La tela va dipinta con i colori che abbiamo. Cosa significa tutto questo?

Che molto spesso imponiamo a noi stessi l’utilizzo di colori di cui non disponiamo più o che ancora non abbiamo, vivendo così, non la giornata (l’attimo) presente, ma il rimpianto o il dolore del giorno prima o l’ansia e la preoccupazione del giorno che deve ancora venire.

E con questo rinunciamo a vivere l’unica cosa certa: il nostro presente sporcando così la nostra tela giornaliera con i colori secchi del passato  o con i colori ancora ignoti del futuro.

Vivere la giornata nelle sue ventiquattro ore rappresenta invece l’esserci e, per far questo, ogni giorno dovremo idealmente ricostruirci dal nulla e distruggerci  alla fine della giornata stessa lì dove, spegnendo la luce, affidiamo al buio ed alla notte il compito di ricaricarci  per il nuovo giorno che ci aspetta.

Autore: Avv. Gerry Chirò – Naturopata in Roma

 

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