Ridere e piangere: perché le emozioni non vanno trattenute

Ridere e piangere: due reazioni contrapposte ma profondamente naturali: una esternazione della nostra energia interna che ci consente di scaricare, al di fuori del nostro habitat psichico e corporeo, le nostre emozioni.

Ridere e piangere sono due reazioni naturali che, come tali, vanno assolutamente rivalutate nel panorama delle manifestazioni spontanee che possiamo adottare per vivere al meglio il mondo che ci circonda.

Il riso e il pianto, se non fossero stati, dalla natura, predisposti per servire a qualcosa, risulterebbero inutili ed ingiustificabili: il primo, assunto come tale, si rivelerebbe come un mero atteggiamento facciale collegato ad una accentuazione del respiro, del suono e della contrazione soprattutto addominale, il secondo un’espulsione di liquidi assolutamente inutile e fine a sé stessa.

Esaminando più profondamente le due reazioni si coglie invece la ragione del loro essere: esse rappresentano uno sfogo necessario, una reazione spontanea e liberatoria ad una costrizione energetica.

Si comprende così come la nostra energia compressa abbia bisogno di esplodere all’esterno per ristabilire l’equilibrio interiore.

Per molte funzioni naturali la compensazione, si sa, avviene con una forma di espulsione naturale e indipendente dalla nostra volontà: si pensi alla sudorazione, ai colpi di tosse, agli starnuti, alle eruttazioni, all’urinare e al defecare.

L’organismo reagisce ed espelle spontaneamente ciò che il nostro corpo non ha più bisogno di trattenere e quindi ha necessità di far fuoriuscire da esso.

Il riso e il pianto possono invece essere trattenuti. Cosa significa ciò: che la nostra forza di volontà può bloccare la loro esigenza esplosiva comprimendo la forza energetica che il ridere ed il piangere portano con sé.

L’energia viene repressa ma in tal modo non ci consente di attivare una reazione assolutamente spontanea che la natura ha immaginato a compensazione di una determinata situazione vissuta.

Da qui l’importanza di ripensare, in un processo comportamentale teso alla spontaneità ed alla naturalezza, anche la semplicità dei momenti di riso e di pianto come reazioni naturali benefiche.

Il ridere, di per sé, è indice e portatore di allegria, di buonumore e non ha bisogno di essere ulteriormente commentato per qualificare i suoi benefici a livello di miglioramento del benessere individuale. L’effetto terapeutico è scontato (anche se molto spesso dimenticato).

Ma anche il piangere ha il suo effetto positivo e liberatorio: esso, molto spesso, riesce a liberare le costrizioni, le oppressioni, i pesi psicologici e le lacrime sono il veicolo con il quale la natura ci fa, in qualche modo, sentire carezzati e coccolati.

E se questa rappresenta la reazione naturale e benefica ad un momento di dolore, di tristezza, di malinconia anche il pianto reattivo ad una ingiustizia, ad un sopruso, ad un dolore fisico è uno sblocco della nostra energia che altrimenti troverebbe il suo sfogo attraverso una implosione interna negativa e controproducente.

Ecco perché ridere e piangere fa bene

Peccato che i nostri condizionamenti sociali non sempre ci consentono di ricorrere ad essi, con la naturalezza e con l’intensità che il riso (salutare) e il pianto (liberatorio) richiedono, per scaricare l’energia interna compressa.

Ma tutte le volte che è possibile farlo, facciamolo con spontaneità. Pensiamo ai bambini e a come la reazione immediata di un bambino di fronte ad un accadimento che lo coinvolge, molto spesso suscita, in lui, il riso o il pianto.

E allora, quando è possibile, torniamo anche noi bambini e godiamoci, ridendo e piangendo, quei momenti di tenerezza che solo un bel pianto o una bella risata possono donarci.

Autore: Avv. Gerry Chirò, Naturopata

 

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