Emozioni: cosa sono e come ci guidano

Emozioni

Sei certo di quel che provi? Scopri come le emozioni guidano il nostro comportamento e come fare per aumentare la tua consapevolezza

Le emozioni sono processi mentali che guidano il nostro comportamento e la nostra interazione con l’ambiente esterno e con gli altri. Sono definite multi-componenziali, ovvero formate da più processi, che tutti insieme dirigono e condizionano attraverso stati fisiologici e cognitivi le nostre scelte, la nostra conoscenza del mondo e la conoscenza di noi stessi. Tutte le emozioni sono utili, anche quelle negative, perché ci informano, ci guidano e ci permettono di orientarci in maniera adattiva.

Da Darwin a Damasio: studi e ricerche

Come aveva ben compreso Charles Darwin nell’800, le emozioni hanno un ruolo essenziale a livello evolutivo e sociale e sono determinanti per il nostro benessere. Fu proprio il biologo naturalista, celebre autore della Teoria dell’evoluzione, che nel libro L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali ne mise in risalto l’universalità fra le culture e la loro importanza a livello socio-culturale. La neuropsicologia negli ultimi decenni, attraverso studi di neuroimaging, ha confermato la loro utilità e, al contempo, ne ha affermato anche la complessità.

Le teorie che animano il mondo delle neuroscienze e che vedono contrapposte diverse scuole di pensiero, da quella psico-evoluzionista e quella culturalista, concordano tutte sulla forte valenza adattiva delle emozioni nella vita dell’uomo.

 

Cosa sono le emozioni?

Le emozioni sono il prodotto di processi cognitivi e fisiologici eterogenei. Semplificando potremmo dire che sono formate:

  • da un’attivazione di tipo fisiologico, detta arausal, che si esprime con la variazione degli stati fisici, come ad esempio l’accelerazione del battito cardiaco, della respirazione, l’aumento della sudorazione, il cambiamento del colorito della pelle, aumento della temperatura corporea, aumento della circolazione sanguigna, ecc.
  • dalla valutazione di tipo cognitivo, anche detta appraisal, in risposta ad un evento emotigeno, che si esplica in soluzioni di tipo valutativo ad accadimenti, azioni, ed eventi. Dare una spiegazione di un’azione intrapresa dal nostro interlocutore, per esempio, ci porta a spiegare perché quella persona ha agito in un certo modo.
  • dalla loro espressione attraverso segnali non verbali, come ad esempio la postura, le espressioni del viso, ecc. Le espressioni del viso sono state molto studiate da vari autori, tra cui Paul Ekman. Costituiscono un patrimonio universale condiviso dalle diverse culture. Offrono la possibilità di leggere le intenzioni dell’altro sulla base della sua espressività. Ci sono studi a conferma di quanto affermato, ma ancora molto rimane da scoprire in proposito.
  • dalla tendenza all’azione. La parola “emozione” deriva, infatti, dal latino e-movere, che significa “muovere da”, “che spinge all’azione”, “che fa muovere”. Le nostre scelte, e le nostre azioni sono sempre guidate da una spinta interiore promossa da molteplici processi cognitivi.
  • dal comportamento manifesto.

 

Come le emozioni guidano le nostre scelte

Possiamo senz’altro affermare che le emozioni guidano le nostre scelte. Chiaramente questo è permesso grazie all’attribuzione di una valenza piacevole o spiacevole ad un evento o ad una situazione. Il processo si esplica in vari modi, le emozioni di fatto:

  • danno un senso agli eventi e alle situazioni;
  • regolano il nostro comportamento intenzionale e la motivazione all’azione;
  • ci permettono di attuare scelte e cambiamenti;
  • ci consentono di orientare le azioni in maniera intenzionale;
  • ci proteggono dai pericoli, aiutandoci a riconoscerli e a fronteggiarli.

Cosa vuol dire essere emotivamente competente?

Essere emotivamente competente significa:

  • sapere riconoscere le proprie e le altrui emozioni;
  • saperle distinguere;
  • riuscire a dargli un nome;
  • essere pronti ad utilizzarle in modo adeguato;
  • essere capaci di gestirle e controllarle.

Ma siamo sicuri di essere veramente consapevoli di ciò che proviamo?

La competenza emotiva può risultare spesso carente negli individui “neurodiversi”, ovvero negli individui a sviluppo atipico, come accade per esempio nelle persone appartenenti allo spettro autistico lieve/Asperger o all’alto potenziale cognitivo. Tuttavia anche nella popolazione cosiddetta “neurotipica”, ovvero in quelle persone che rientrano nella media per sviluppo e capacità, è possibile che si riscontrino delle difficoltà.

Non sempre siamo in grado di riconoscere ciò che proviamo e il rischio è proprio quello di essere sopraffatti da ciò che proviamo, oppure di non riconoscere le nostre e le altrui emozioni mettendo in atto scelte e comportamenti inadeguati.

Alessitimia, mancanza delle parole per le emozioni

Una delle difficoltà maggiori è quella di non saper dare un nome alle proprie emozioni; questa difficoltà che prende il nome di alessitimia, si traduce nella mancanza di parole per esprimere le emozioni.

La persona alessitimica non riesce a dare un nome a ciò che prova, non riesce a categorizzare le proprie sensazioni e quindi ha difficoltà ad emettere il comportamento adeguato al contesto di riferimento. Quello che si prova è un misto di sensazioni e di stati d’animo a cui non si riesce a dare una spiegazione esaustiva. A volte capita quando sentiamo un’emozione troppo intensa e non sappiamo spiegarci la motivazione.

La difficoltà di interpretare i propri stati d’animo, come ci si sente, e la difficoltà nell’identificare le motivazioni per cui ci sentiamo in quel modo è appunto l’alessitimia. Questa difficoltà è alla base di alcuni problemi del neurosviluppo, si può evidenziare in bambini a sviluppo atipico, che presentano dis-regolazione emotiva, atteggiamenti dirompenti oppure eccessiva chiusura.

Vediamo come funzionano le emozioni

Le nostre risposte ad eventi di tipo emotigeno, ovvero che producono in noi una reazione, provocano automaticamente delle modificazioni a livello del sistema nervoso, e quindi dei cambiamenti di stato, sia cognitivi che somatici. I mediatori tra stati fisici ed eventi sono i pensieri, ovvero quei processi cognitivi che si attivano quando c’è bisogno di una spiegazione.

I processi valutativi richiedono più tempo, rispetto a quelli istintivi, agiscono quindi nel lungo termine e non ci permettono risposte veloci; a differenza dei processi automatici che si attivano in maniera innata in risposta ad alcuni eventi e che permettono l’azione in tempi brevi. Se per esempio sentiamo una frenata vicino alla nostra gamba, immediatamente aumentano il battito cardiaco, la sudorazione, sale la pressione e avviene un’attivazione da parte del sistema nervoso e del sistema endocrino (asse ipotalamo-ipofisario che secerne ormoni deputati all’attacco, fuga o immobilità) che muove il nostro corpo in maniera automatica e veloce. Ovvero ci spostiamo immediatamente con un balzo che ci porta in un’altra direzione.

Successivamente subentra la valutazione cognitiva che ci spiega che si è trattato solo di una frenata e che non siamo in pericolo. Questo processo è più lungo e più lento dell’altro.

Paivio ha chiamato questo meccanismo, il processo a due vie, la via bassa, automatica e veloce, e la via alta, lenta e più completa.

Riassumendo possiamo dire che le emozioni assolvono tre funzioni principali:

  • Ci spingono ad agire fornendo informazioni sull’ambiente interno ed esterno, attraverso il sistema nervoso. Lo fanno in modo veloce ed economico.
  • Permettono la comunicazione di stati, intenzioni e pensieri. Permettono agli altri di capire come ci sentiamo e ci offrono la possibilità di comprendere gli altri e di metterci nei panni altrui (Teoria della Mente).
  • Ci comunicano il nostro stato. Ovvero ci informano su come stiamo.

 

Come migliorare la propria competenza emotiva in 12 modi

Migliorare la propria competenza emotiva è possibile nell’adulto e ancor più nei bambini. Sono moltissime le strategie di supporto per implementare la capacità di discriminazione, gestione e controllo delle emozioni.

Come ho detto prima, poter dare un nome alle cose, significa poterne dare spiegazione e contezza. Implementare la propria competenza emotiva, al fine di comprendere meglio se stessi e gli altri, è possibile attraverso percorsi di diverso tipo:

  1. Educazione cognitivo affettiva. L’educazione cognitivo affettiva, nell’ambito della Teoria cognitivo comportamentale, è un tipo di intervento evidence-based che ha dato ottimi risultati riguardo al disagio provocato dalla mancanza di competenza emotiva. La ristrutturazione cognitiva, che è alla base dei protocolli di Educazione cognitivo-affettiva, permette alla persona di modificare le sue reazioni man mano che acquisisce la capacità di controllo e gestione delle stesse. Attraverso un percorso di questo tipo si procede all’alfabetizzazione emotiva, quindi a dare un nome agli stati psico-fisici, per poi andare a lavorare sulla capacità di controllo e gestione degli stessi. In genere si tratta di percorsi a breve o medio termine che si attuano in forma di laboratori di gruppo o in forma individuale, sia per adulti che per bambini.
  2. Il percorso di psicoterapia può rivelarsi utile per il controllo e la gestione della dis-regolazione emotiva, attraverso incontri mirati a ristabilire l’equilibrio e a dare una spiegazione coerente e più corretta agli stati sia interni che esterni. Il percorso è personalizzato e la durata può essere breve o a medio termine, sia in modalità individuale che collettiva.
  3. Laboratori di teatro. La recitazione fornisce strumenti interessanti la conoscenza, per il controllo e per l’espressione delle emozioni. La messa in scena, che si attua in modo protetto, aiuta la persona ad esprimere, senza la paura del giudizio, l’emozionalità del personaggio che gli viene assegnato. Tra le attività vi sono esercizi di respirazione, dizione e movimento scenico.
  4. Laboratori di giochi di ruolo. Attraverso i laboratori di Giochi di ruolo il gruppo fa esperienza controllata della messa in scena di un ruolo che può essere assegnato dal conduttore o scelto dalla persona stessa, nell’ambito di una storia che viene svolta incontro dopo incontro. I giochi di ruolo aiutano a prendere una prospettiva diversa rispetto alla propria, stimolano la fantasia, promuovono la regolazione delle emozioni e la conoscenza delle stesse attraverso il gruppo.
  5. Counselling. Il counselling è un’attività di confronto attraverso la quale la persona attua un percorso di consapevolezza e self-empowerment, attraverso il quale può migliorare il senso di autoefficacia, aumentare l’autostima e implementare la conoscenza di sé e degli altri.
  6. Pet-terapy. Hippo-terapy. Si tratta di attività che si svolgono con il supporto di animali. Nel caso della pet-terapy si utilizzano in genere i cani, ma anche altri tipi di animali. Nel caso della hippo-terapia si utilizzano i cavalli. Le ricerche hanno attestato come la vicinanza e lo svolgere attività con animali aumenti la serenità e fortifichi l’equilibrio psico-fisico. Riguardo la regolazione delle emozioni, gli animali sono eccezionali, soprattutto nel caso di individui con disagio e permettono anche un lavoro indiretto sull’emozionalità attraverso training da fare con l’animale.
  7. Laboratori musicali e artistici. L’arte, e più in generale la possibilità di espressione, hanno da sempre favorito il buon adattamento dell’uomo, promuovendone la creatività e la possibilità di lavorare sulle emozioni attraverso delle produzioni personali o attraverso la riflessione di opere di altri artisti. I laboratori artistici, si attuano in genere in gruppo, e vengono creati tenendo conto dell’età, delle caratteristiche dei partecipanti e degli obiettivi da raggiungere.
  8. Le attività sportive da sempre offrono all’uomo una grande possibilità di conoscenza di se stesso. Non è un caso che Platone nel suo Ginnasio avesse promosso la ginnastica come materia fondamentale per l’inizio di qualunque tipologia di studio teorico. Conoscere il proprio corpo, allenarlo e fortificarlo è alla base del senso di consapevolezza, di radicamento e centratura. Sentirsi male nel proprio corpo è infatti una delle caratteristiche dell’uomo moderno, il quale sta perdendo la capacità di ascolto di sé e delle proprie sensazioni. Qualsiasi tipo di sport aumenta la propriocezione e l’enterocezione, ovvero la capacità di riconoscere i segnali provenienti dal proprio corpo insieme alla consapevolezza della posizione che occupa nello spazio. Il tipo di disciplina deve essere scelta in base all’obiettivo desiderato. L’allenamento costante, in tutti i casi, si configura come elemento fondamentale per il raggiungimento dei risultati.
  9. Il nuoto può essere d’aiuto per il controllo dell’ansia e dell’irrequietezza. Imparare la respirazione mentre si nuota aumenta la capacità di mantenere un ritmo costante della respirazione anche fuori dall’acqua. Questo meccanismo permette di avere il controllo sui propri stati interni e sulla propria emozionalità, con aumentata sensazione di self-control e di capacità di orientare il proprio ritmo.
  10. Le arti marziali offrono la possibilità di imparare a gestire l’autocontrollo e la centratura. Anche in questo caso si lavora molto con la respirazione e la ricerca dell’equilibrio.
  11. Lo yoga è una disciplina antica che lavora attraverso esercizi di consapevolezza corpo-mente. La mindfulness, ovvero la meditazione è il fulcro di questa disciplina. Il lavoro di consapevolezza, nel qui ed ora, nel momento presente, arricchisce e irrobustisce di volta in volta l’autodeterminazione, promuovendo un cambiamento nell’individuo che si attua lentamente ma in modo continuo.
  12. L’atletica leggera e le discipline di autodifesa possono essere interessanti per chi manifesta iperattività, irrequietezza ed il bisogno di dissipare l’energia  in surplus.

Come affermarono gli antichi Greci, comprendere attivamente quali siano le emozioni che muovono la nostra coscienza, e quali siano le sensazioni ad esse collegate, può restituire la possibilità di divenire attori principali della propria esistenza.

Vivere coscientemente le varie possibilità, attuare scelte consapevoli, essere padroni del nostro corpo e del nostro sentire, insieme al sentire altrui, ci permette di migliorare la qualità della nostra vita e della nostra salute. Può inoltre rivelarsi fondamentale per vivere una vita più autentica e più giusta.

Autrice: Dott.ssa Loredana Di Adamo

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