Lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica sono due aspetti di una matrice causale per alcune malattie degenerative come le cardiopatie, tumori, Alzheimer, Parkinson, diabete, artrite, artrite reumatoide, fibromialgie ed altre.
Un’alimentazione non bilanciata, la scarsa e non corretta idratazione, una eccessiva attività fisica, favoriscono, aumentando, i livelli di ossidazione ed infiammazione organico-tissutale.

Si può affermare che la condizione di stress ossidativo la si conclama quando gli ossidanti radicali liberi, risultano espressi in maniera eccessiva per essere gestiti dal sistema antiossidante endogeno (glutatione, melatonina) procurando come conseguenza ovvia, danni cellulari (DNA incluso) favorendo anche una predisposizione ad un precoce invecchiamento cellulare (quando l’età anagrafica non corrisponde all’età cellulare).

Si può affermare invece una condizione di infiammazione cronica quando il “first inflammatory  movement” (la prima reazione di difesa e riparazione dell’organismo) si prolunga nel tempo, diventando PARTE INTEGRANTE del relativo danno per la salute, inducendo inoltre, una anomala proliferazione cellulare che può essere uno dei fattori sviluppanti una condizione neoplastica.

Consumare più alimenti contenti sostanze antiossidanti (carotenoidi, vitamine c-e, selenio, polifenoli, ecc.) e meno alimenti contenenti sostanze pro-infiammatorie (acido arachidonico, omega 6, ecc.), limitare l’uso di uova, carni rosse, latte e derivati, fare attività fisica moderata e idratarsi correttamente con acqua tendenzialmente alcalina dal forte impatto antiossidante, significa sviluppare una forte azione preventiva e protettiva contro eventuali agenti esterni ossidanti e infiammatori.

L’uso di acqua ionizzata, alcalina e fortemente antiossidante risulta essere indispensabile per fornire ai tessuti la giusta equità di nutrienti in essa presenti quali calcio, magnesio, potassio.

La micronizzazione dei cluster dell’acqua in microcelle più piccole, favorirà una maggior penetrazione a livello tissutale con la conseguente migliore idratazione, migliorando inoltre qualsiasi attività metabolica.

Una parte integrante fondamentale per individuare ancor più selettivamente la condizione di ossidazione e di infiammazione è quella relativa alla situazione dell’apparato gastro intestinale e del suo Microbiota batterico.

Il microbiota regola il sistema immunitario; dieta individuale, probiotici e prebiotici possono trattare e prevenire le sindromi autoimmuni. Il microbiota intestinale (flora batterica) ha un ruolo critico nelle sindromi autoimmuni sistemiche come artrite reumatoide, lupus eritematoso, sindrome di Sjogren, morbo di Chron e moltissime altre.

Alcuni lavori pubblicati sulla rivista Oral Disease, hanno dimostrato che la disbiosi (alterazione) del microbiota e l’aumento di batteri specifici possono produrre metaboliti tossici ad azione infiammatoria della mucosa con incremento della permeabilità intestinale.

Di conseguenza, la produzione locale di linfociti e di citochine proinfiammatorie si riversa nel circolo ematico e aumenta il rischio di infiammazione ai siti anatomici distanti, come le articolazioni o le ghiandole salivari. La conferma che il microbiota regola i componenti del sistema immunitario, apre la strada a nuove strategie terapeutiche per trattare e prevenire le malattie autoimmuni, infatti, sempre più studi internazionali evidenziano come la disbiosi intestinale, influenzi l’insorgenza di svariate malattie autoimmuni. Risulta quindi imprescindibile adottare un regime alimentare bilanciato e modulato sul sistema organico- metabolico di ogni singolo soggetto, implementare l’uso di prebiotici e probiotici che agiranno sul ripristino e il mantenimento del microbiota in eubiosi (equilibrio).

Il Microbiota umano lo si trova espresso sulla cute, nello stomaco, nella bocca, nelle membrane della mucosa e nell’intestino, in particolare nel colon, ma anche nel piccolo intestino. Grazie al sequenziamento del DNA e agli studi sul microbioma umano (geni della flora batterica), abbiamo un elenco quasi completo delle comunità microbiche (gli studi e le ricerche in ambito microbiologico vanno sempre avanti con l’individuazione di nuovi ceppi e della loro catalogazione).

Il microbiota riveste un ruolo importante nella sintesi di importanti vitamine del gruppo B, nella sintesi della vitamina K2 e del colesterolo, nella produzione ormonale, influenzando l’immunità sistemica, ossia nella formazione di immunoglobuline IgA (difensori della superficie del nostro organismo da tossine e batteri patogeni), e di cellule T regolatrici, T reg (ad azione immunosoppressiva).

Nella disbiosi intestinale, causata da una alimentazione sbilanciata, da antibiotici assunti più o meno a ragion veduta, da stress psicologico e fisico, avvengono alterazioni nel metabolismo batterico, così come la sovracrescita di microrganismi potenzialmente patogeni; le cellule T infiammatorie, tipo Th1 e Th17 aumentano, e le cellule T reg diminuiscono. La barriera intestinale danneggiata diventa permeabile e permette a cellule e molecole pro-infiammatorie di diffondersi e collocarsi in vari distretti scatenando così reazioni infiammatorie a cascata.

È stato riscontrato che nelle malattie autoimmuni, il sistema immunitario è squilibrato verso uno stato infiammatorio cronico; (errato bilanciamento dei sistemi Th1 e Th2), l’aumento della permeabilità intestinale incrementa l’esposizione agli antigeni e il rischio di produzione degli autoanticorpi (malattie autoimmuni come le tiroiditi di Hascimoto, allergie etc. Le alterazioni della flora intestinale sono state associate allo sviluppo di malattie infiammatorie/autoimmuni.

Malattie infiammatorie sistemiche e microbiota

Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York
New York University School of Medicine and Hospital for Joint Diseases, New York

Nell’artrite reumatoide, dove le articolazioni sono maggiormente compromesse, nel lupus eritematoso sistemico (a carico di organi, tessuti e articolazioni) e sindrome di Sjogren (organi, tessuti e ghiandole salivari e lacrimali), la disbiosi intestinale si esplica con una carenza di Bifidobatteri e un aumento di Prevotella; nel morbo di Crohn e nella la colite ulcerosa, sono invece stati individuati livelli elevati di Escherichia coli.

Per ripristinare l’eubiosi intestinale vengono utilizzati metodi non farmacologici come l’assunzione di probiotici specie specifici come Lactobacillus Rhamnosus o Lactobacillus Reuteri, Bifidobatteri ed altri al fine di migliorare e modulare la funzione della barriera intestinale, e prebiotici fibre solubili, per stimolare la crescita del microbiota, tutto questo è da associare ad una alimentazione personalizzata, in base alle caratteristiche fisiologiche e patologiche dell’individuo eventualmente verificate dal test di sequenziamento del DNA batterico del Microbiota intestinale.

Dr. Giuseppe Gianfrancesco Ph.D
Autore

Laurea in Medicina Naturopatica Clayton University Dottorato di ricerca in Scienze naturopatiche Medical Sciences Central Pacific University Membro del Comitato scientifico Ricerca e sviluppo dell’Azienda Diamond Life di Parma Master in fisiologia probiotica e nutrizione e Oligoterapia Catalitica Libero ricercatore sullo studio dei ceppi probiotici per la salute intestinale, collabora con strutture specifiche del settore. Esercita la libera professione Bologna, Modena, Cesena e Milano