L’autoefficacia personale, in inglese self-afficacy, riguarda le convinzioni che ogni persona possiede riguardo le proprie capacità di mettere in atto azioni pianificate per il raggiungimento degli obiettivi desiderati. In sostanza non si tratta della semplice fiducia in se stessi, quanto piuttosto della convinzione nelle proprie capacità di realizzazione dei successi.

Il senso di autoefficacia, un alleato che aumenta la riuscita ed il successo personale

Spesso siamo portati a credere che il possesso di competenze specialistiche basti per il conseguimento di risultati positivi, in termini di obiettivi da raggiungere, ma gli studi provenienti dalla Psicologia dello Sport (Feltz, 1982) e dalla Psicologia sociale (Bandura, 1986) confermano invece che non è così. Indubbiamente una buona preparazione, e un percorso di studi valido nel proprio ambito di interesse, si pone come essenziale soprattutto per alcune professioni, tuttavia sembra proprio che sia il senso di autoefficacia personale l’elemento cardine per il conseguimento dei risultati voluti.

Possedere un buon senso di autoefficacia dirige in maniera positiva le nostre azioni

Le emozioni guidano le sensazioni personali attraverso l’interpretazione che ognuno dà a quel che sente. Per esempio, le persone che hanno un buon senso di autoefficacia sono solite giudicare l’attivazione emotiva interiore che avvertono prima di un compito come energia positiva, viceversa le persone che hanno un basso senso di autoefficacia sono solite percepire l’attivazione emotiva come qualcosa di ansiogeno che darà un risultato negativo e un cattivo rendimento.

Le ricerche mostrano che gli individui con un buon senso di autoefficacia:

  • non hanno paura di dover affrontare una situazione nuova;
  • accettano le sfide in modo vigoroso;
  • mettono molto impegno e senso di abnegazione per il raggiungimento dei risultati;
  • si danno obiettivi molto elevati;
  • hanno aspettative molto grandi;
  • ottengono risultati migliori nelle situazioni difficili;
  • sono ambiziosi;
  • hanno una maggiore capacità di resistenza agli stressor.

Viceversa, le persone con un basso senso di autoefficacia:

  • sottostimano le loro capacità;
  • non credono nelle loro possibilità di riuscita;
  • mettono in campo meno risorse nello svolgimento di un compito che reputano difficile;
  • vedono gli obiettivi da raggiungere come insuperabili;
  • si impegnano di meno soprattutto dopo un fallimento;
  • si predispongono al fallimento;
  • mostrano un pensiero di tipo catastrofico;
  • danno molta valenza ad esperienze passate fallimentari;
  • sono facili alla depressione;
  • mal sopportano le occasioni di stress.

Genitori e figli: come le convinzioni dei genitori possono influire positivamente i figli

Seguendo gli studi di Alber Bandura, è possibile vedere come le convinzioni personali influenzino le modalità in cui le persone pensano e si considerano, e questo riguarda in particolar modo i bambini e i ragazzi durante il periodo dello sviluppo. Soprattutto la componente motivazionale risulta carente nei casi in cui l’individuo non riesca a maturare una considerazione di sé adeguata ad affrontare un evento, una situazione, un esame o la risoluzione di un problema.

Maturare un basso senso di autoefficacia durante la crescita può voler dire infatti percepire le proprie capacità di fronteggiamento del compito come inefficienti. Le convinzioni negative da parte dei genitori non solo possono minare il senso di autostima dei figli, ma possono condizionare in maniera negativa anche il modo in cui i figli pensano, sentono e si percepiscono.

Il giudizio positivo da parte degli adulti in termini di capacità di riuscita favorisce il successo. Uno studio lo conferma

Albert Bandura, lo studioso dell’apprendimento sociale, ha studiato a fondo la valenza del senso di autoefficacia le prove riguardo al a capire che l’adolescente ha bisogno di sentirsi apprezzato e incoraggiato per riuscire nei suoi compiti.

L’esperimento effettuato dall’autore è stato effettuato su tre gruppi di giovani ai quali è stato affidato lo stesso compito.

  • Al primo gruppo di individui è stato dato il compito da svolgere e non è stato detto nulla.
  • Mentre al secondo gruppo di individui è stato dato il compito da svolgere ed è stato detto loro che avevano le competenze per svolgerlo.
  • Invece al terzo gruppo di individui è stato dato il compito da svolgere ed è stato detto loro che non avevano le competenze per svolgerlo.

Il gruppo che ha raggiunto il risultato sperato è stato il secondo, ovvero quello che aveva ricevuto indicazioni positive riguardo la propria capacità di riuscita. Questo risultato ha portato ad un cambiamento riguardo le conoscenze della Psicologia dell’educazione e la Psicologia sociale, poiché ha mostrato come un approccio positivo da parte dell’adulto possa essere determinante per la riuscita dei figli nelle sfide della vita.

8 Strategie con cui i genitori possono alimentare il senso di autoefficacia nei figli

Le opinioni dei genitori nei confronti dei loro figli condizionano in maniera preponderante i risultati che questi ultimi possono raggiungere lungo il loro cammino. Non credere nelle possibilità di riuscita del proprio figlio o della propria figlia infatti si pone come fattore discriminante riguardo il modo in cui il giovane si percepirà nei confronti di un compito da svolgere.

Qui di seguito sono elencate le 8 strategie con cui i genitori possono alimentare il senso di autoefficacia nei figli:

  1. Evitare l’utilizzo di frasi che screditano, come ad esempio «sei sicuro/a di farcela?», oppure «io non credo che ci riuscirai, non hai le competenze!».
  2. Fornire modelli ed esempi positivi di persone simili che hanno avuto successo ed hanno superato delle difficoltà.
  3. Incoraggiare rispetto la consapevolezza di aver fatto quello che si doveva fare, consentendo di prepararsi al raggiungimento dell’obiettivo in modo sicuro.
  4. Infondere calma e rilassatezza anche in condizioni di tensione e di stress.
  5. Citare esperienze personali positive e di padronanza della situazione.
  6. Portare esempi di esperienze passate i cui esiti sono stati positivi.
  7. Sfruttare la capacità catartica di film e video, o storie di personaggi famosi che possono costituire dei modelli da seguire.
  8. Evitare stati emozionali negativi che possono contagiare in maniera negativa lo stato d’animo dell’adolescente.

Bibliografia

Feltz, D.L., Self-Efficacy in Sport, Human Kinetics, UK, 2007

Bandura A., Autoefficacia. Teoria e applicazione, Erikson, Trento, 2000

Bandura A., Adolescenti e Autoefficacia, Erikson, Trento, 2012

Dott.ssa Loredana Di Adamo Filosofo
Autore

Dott. re in Psicologia Clinica e della Riabilitazione. Master Universitario in Estetica medica e medicina del benessere. Progettista e consulente per l’autismo lieve, la sindrome di Asperger e la neurodiversità. Scrittrice e copywriter. Per consulenze riceve nello studio CuoreMenteLab di Roma e ha attivo anche un servizio in modalità telematica. Email: loredana.diadamo@cuorementelab.it