Il floriterapeuta e l’autoprescrizione 

Vi ricordate quando vi dicevo che il fiore ristabilisce il contatto tra anima e personalità là dove si era bloccato di volta in volta e mi piace sottolineare questo di volta in volta perchè rispecchia il mio modo di vedere l’utilizzo dei fiori. Mi spiego meglio: dopo tutto quello che ci siamo detti credo che sia ormai chiaro che assumere i fiori o rivolgersi al floriterapeuta significa per prima cosa ammetere con se stessi che c’è qualcosa che non va nel proprio stile di vita e pertanto si decide di fare qualcosa per cambiare.

Questo badate è fondamentale perchè ribadisco ancora una volta non siamo di fronte ad un farmaco che cura il sintomo ma ad un rimedio che ci aiuta a riequilibrarci ma perchè il tutto sia efficace la persona deve essere anche disposta a cambiare.
 
Con i fiori si fa un viaggio di consapevolezza e di autocomprensione, si inizia con 1 fino ad un massimo di 6 fiori e poi via via essi cambieranno perchè emergeranno magari nuovi blocchi finchè la persona sarà in grado poi di aiutarsi da solo.

Nella mia personale visione il floriterapeuta ha il compito di accompagnare la persona in questo viaggio, ma ha anche il compito di rendere via via la persona autonoma nell’uso dei fiori, spiegandoglieli di volta in volta. Questo secondo la mia idea rispecchia in toto la volontà di Bach, il cui scopo era trovare dei rimedi semplici ed alla portata di tutti. Io credo che il ruolo del floriterapeuta sia fondamentale, almeno all’inizio, in primo luogo perchè è sempre molto difficile essere obbiettivi con se stessi e poi perchè non dimentichiamo che c’è anche la componente relazionale che aiuta tantissimo. Accogliere ed ascoltare e sottolineo ascoltare empaticamente la persona è già questo un inizio di “guarigione”.

Rescue remedy

Per quanto riguarda il fai da te, Bach ci ha lasciato un’unica miscela che si chiama Rescue remedy e che è costituita da Rock rose, Star of bethlehem, Clematis,Impatiens e Cherry plum, e penso che questo sia il rimedio più indicato per l’autoterapia. Infatti vige la regola che se non si sa quale fiore sia adatto allora si deve usare il Rescue!! In quali casi si può o si deve usare:

  • incidenti anche gravi in attesa che arrivino i soccorsi
  • ferite
  • delirio
  • perdita dei sensi
  • lutto
  • stress
  • insonnia ecc.

 o consiglio prima di iniziare a fare da soli, di sentire il medico in caso di malattia conclamata e poi successivamente se c’è necessità il floriterapeuta in quanto i fiori si sposano benissimo con una terapia tradizionale. Molti casi hanno dimostrato che molte persone affidatesi al floriterapeuta nei primi tempi poi hanno potuto con successo continuare da soli perchè nel frattempo avevano imparato a riconoscere le loro motivazioni, i loro punti di forza e loro debolezze e quindi erano in grado di individuare da soli l’atteggiamento sbagliato.
 
Il compito del floriterapeuta è quello di diventare con il tempo superfluo per la persona.
 
Lo studio dell’applicazione dei fiori di Bach non è morto con lui, anzi Kramer, un naturopata tedesco che ha abbandonato gli studi di fisica per dedicarsi anche allo studio dei fiori ha introdotto un nuovo modo di classificare i fiori mettendoli in relazione tra loro, facilitando di gran lunga il lavoro del terapeuta. Una scoperta che lui ha fatto molto importante sono le corrispondenze cutanee e i fiori. Infatti una delle possibili applicazioni, secondo il suo insegnamento, consiste nell’utilizzo corporeo dei fiori sotto forma di impacchi e sembra che i risultati siano più veloci rispetto alla terapia tradizionale per ingestione.

Dr. Romina Marroni

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