Gli studi degli effetti della pranoterapia sull’organismo umano sono sempre più numerosi. Ricerche compiute sulle modificazioni fisiologiche nell’assistito hanno permesso di registrare i diversi effetti della paranoterapia

Gli studi degli effetti della pranoterapia sull’organismo umano sono sempre più numerosi. Ricerche compiute sulle modificazioni fisiologiche nell’assistito durante e dopo il trattamento hanno permesso di registrare i diversi effetti dell’applicazione delle mani.

Negli anni dal 1989 al 1993, il Prof. Gerardo Ciannella, primario pneumologo all’Ospedale Monaldi di Napoli, ha condotto importanti ricerche in merito all’emanazione di calore dalle mani e dalle teste di soggetti bioemittenti impegnati nell’atto pranico, avvalendosi della teletermografia dinamica (TTD).

I risultati conseguiti attestano in primo luogo che il prana è effettivamente costituito da radiazioni elettromagnetiche del tipo dei raggi infrarossi; in secondo luogo che tali radiazioni sono rese coerenti dalle onde cerebrali alfa del terapeuta, con un’azione finale tipo “laser biologico”.

Da tali studi emerge che:

1) durante il trattamento si producono variazioni di temperatura tra le due mani: nella mano destra si registra una temperatura più elevata;
2) l’aumento di T° si registra inoltre sia sulla fronte sia a livello dello stomaco del pranoterapeuta denotando una possibile capacità bioradiante in quanto gli esaminati erano soggetti clinicamente sani;
3) la cute è il luogo privilegiato sia dell’emissione sia dell’assorbimento del prana;
4) le condizioni psicologiche del pranoterapeuta come emotività e tensioni producono sensibili riduzioni di emissione dei raggi infrarossi, mentre il rilassamento organizza e potenzia le emissioni infrarosse.
5) l’organismo umano è un sistema biologico radiante, capace cioè di emettere radiazioni elettromagnetiche; possiede una sua peculiare variabilità biologica comune a tutti gli organismi viventi.

Successivi studi sulla pranoterapia e rilievi teletermografici sono stati condotti dal dott. P. Trapani, primario radiologo del Dispensario Centrale di Igiene Sociale di Torino; l’esito è sempre il medesimo: nelle mani dei pranoterapeuti si evidenzia in modo inconfutabile un’ipertermia non riscontrabile nei soggetti privi di capacità bioradianti.

In tutte le parti del mondo, la ricerca medica e scientifica approfonditamente indaga la pranoterapia e i pranoterapeuti, arricchendo la letteratura di molteplici e pregevoli lavori.

Innumerevoli studi sono stati condotti su piante e semi, su animali, su microrganismi e su materiale biologicamente attivo.

In Italia, negli anni ’50 e ’60 il Prof. Giorgio Piccardi sperimentava il potere del prana e delle onde elettromagnetiche a bassa frequenza su campioni biologici di sangue e sull’acqua. Tali studi, in seguito ripresi dal dott. Tesei, mettevano in risalto l’estrema sensibilità dell’acqua alle chirofrequenze tanto da alterarne la struttura molecolare (riorganizzazione dei legami tra gli atomi d’idrogeno con quello di ossigeno).

Anche gli esperimenti condotti dai dottori Ansaloni e Vecchi del Centro di Ricerche di Bioclimatologia Medica dell’Università di Milano, dimostravano le reali trasformazioni chimico fisiche dei composti acquosi colloidali sottoposti a radiazioni bioenergetiche (prana). I ricercatori allestivano due serie di campioni di sangue: una sottoposta all’azione pranica di soggetti bioradianti, la seconda a soggetti non pranoterapeuti. Gli esperimenti venivano condotti in simultanea e ripetuti più volte.

I campioni di sangue trattato dai pranoterapeuti mostravano una VES (velocità di eritrosedimentazione) incrementata di oltre il 20% rispetto a quella dei campioni non trattati. L’incremento della VES è indice di potenziato effetto cicatrizzante dovuto all’ aumento della presenza di fibrinogeno e gamma-globuline: per questo motivo al prana si riconosce il potere di sanare le ferite.

Il dr. B. Grad, biologo della Mc Gill University del Canada, saggiava l’efficacia cicatrizzante del prana su 300 topolini da laboratorio suddivisi in tre gruppi: 100 trattati da pranoterapeuti, 100 trattati da soggetti non bioradianti e 100 non trattati. L’esperimento confermò che le ferite dei topolini trattati con il prana rimarginavano e guarivano molto più velocemente rispetto a quelli degli altri due gruppi.

Lo stesso dr. B. Grad sperimentò anche gli effetti della bioenergia sulla crescita dei vegetali; le piantine pranate e abbeverate con acqua energizzata crescevano molto più rigogliose rispetto alle non trattate.

La dott.ssa Krieger della scuola infermieri di New York ha studiato l’influenza del prana sull’emoglobina, il pigmento presente nel sangue per il trasporto dell’ossigeno ai tessuti. In un campione di sedici persone trattate con la bioenergia si evidenziò il considerevole incremento del pigmento sanguigno.

Possiamo concludere che il prana o energia vitale è attratto dalla materia vivente e dall’acqua, è guidato dalla volontà e dal pensiero; è il mezzo che comunica emozioni e percezioni, attraverso il quale siamo legati al cosmo e a tutto ciò che vive.

Possiamo osservare che molte delle sue componenti ben note sono state rilevate in esperimenti scientifici.
Alcuni di questi esperimenti hanno evidenziato che il campo energetico umano è composto di particelle che hanno un movimento fluido, simile a quello di correnti d’aria o d’acqua. Molte delle proprietà del campo energetico, rilevate in laboratorio, sembrano indicare un possibile quinto stato della materia, chiamato bioplasma.

Gli studi finora compiuti dimostrano che il modello comune, secondo cui il corpo consiste di sistemi o apparati (apparato digerente, circolatorio, respiratorio, ecc.), è inadeguato e che si deve concepirne uno nuovo basato sull’idea di un campo energetico organizzatore (Campo vitale universale).

Alla luce di quanto esposto, non possiamo non riaffermare il concetto: “il pranoterapeuta è un individuo che trasmette la propria bioenergia attraverso onde elettromagnetiche con effetti terapeutici”.

Il Corpo pranico individuale: metodi scientifici e tradizionali di verifica

Tutti gli esseri viventi possiedono un campo energetico o corpo pranico individuale che altro non è se non la manifestazione dell’Energia Universale intimamente connessa con la vita dell’uomo; esso è anche comunemente chiamato aura.

Il Campo energetico umano è costituito dall’insieme di tutte le emanazioni dell’uomo.

Si tratta di energie elettrostatica, magnetica, elettromagnetica, sonora, termica e visiva, le cui misurazioni si sono dimostrate logiche con i normali processi fisiologici e, anzi, li trascendono fornendo un veicolo per i processi psicosomatici messi in atto dall’organismo.

L’aura appare estremamente sensibile alle suggestioni di determinati stati ambientali, psicologici, emozionali, che ne possono indurre cambiamenti nella forma, nel colore, nella luminosità.

Metodi scientifici

Camera Kirlian:

Oggigiorno è possibile fotografare quest’alone energetico mediante la Camera Kirlian.

Già in passato sono state allestite numerose ricerche sull’aura umana allo scopo di studiarne le sue proprietà e i suoi colori.
In Russia nel 1939, Semyon D. Kirlian, in modo del tutto fortuito e mentre riparava un apparecchio elettrico, scoprì che l’immagine di un oggetto rimaneva impressa su di una lastra fotografica accidentalmente colpita da una scarica elettrica e che quest’immagine palesava una corona luminosa formata da raggi di pari intensità.

Tale fenomeno è oggi conosciuto come: effetto Kirlian.

In seguito il ricercatore approntò un’apparecchiatura nota come camera Kirlian. Questo dispositivo permette di fotografare la corona energetica (il corpo bioplasmatico o aura) degli organismi viventi.
I ricercatori sono più o meno concordi nell’affermare che lo “spessore” dell’aura posta intorno al corpo fisico, si aggiri sui 7-8 centimetri.
L’esame delle forme e dei colori dell’aura sembrerebbe dare in anticipo indicazioni specifiche di malattie. A queste conclusioni è giunto il ricercatore americano dr. H. Burr dopo anni di ricerche compiute, tra gli anni ’30 e ’50.

In Italia il dott. F. Montecucco dimostrava la relazione esistente tra le modificazioni dell’aura e particolari stati mentali, quali la meditazione, ed emotivi. Da questi studi emerge come il colore rosso dell’aura sia da associare a stati di tensione e paura, mentre i colori blu e bianco si assocerebbero a stati di rilassamento e di quiete.

Inoltre i soggetti bioradianti sembrano avere una corona luminosa della dita molto più estesa del normale come dimostrato dalle ricerche condotte in Russia, USA e in Europa.

Di grande interesse anche i risultati di alcune analisi eseguite prima e dopo il trattamento; le foto Kirlian avrebbero rilevato che l’iniziale divario energetico tra pranoterapeuta e paziente
si riduceva sensibilmente dopo l’atto terapeutico a significare un concreto trasferimento di energia.

Lo scienziato americano E. D. Dean dopo avere fotografato le mani e le dita di un certo numero di pranoterapeuti affermava che i bagliori emessi dalle mani aumentano durante l’azione e anche quando pensano di curare.

I ricercatori dell’Università della California Moss e Johnson sperimentavano che a riposo l’aura del pranoterapeuta è molto più grande e luminosa che non durante e dopo l’imposizione delle mani, mentre il corpo pranico del trattato s’ingrandisce improvvisamente rispetto al precedente, come per effetto di un trasferimento di energia tra i due corpi.
In questo modo si potrebbero spiegare scientificamente fenomeni che altrimenti sarebbero inevitabilmente relegati nella sfera dell’occulto.

L’Accademia A. MI. University®, per ottenere le foto Kirlian dei suoi soci si avvale della collaborazione della “Vegor Internazionale s.r.l.” che utilizza il seguente protocollo:

L’esaminato pone, uno alla volta, i polpastrelli delle dita delle mani su una lastra fotografica posta all’interno della camera Kirlian (metodica Vegor Internazionale S.r.l.).

Nello stesso momento in cui si scatta la foto del polpastrello, un elettrodo posto sotto il dito produce una piccola scarica elettrica.

La fotografia così prodotta evidenzia l’emissione dei raggi luminosi prodotti dal polpastrello con la relativa impronta digitale.
Esaminando le foto dei polpastrelli delle dita delle mani non si può non soffermarsi su alcune annotazioni: per prima cosa si evidenziano le impronte digitali del soggetto analizzato, a rimarcare che le foto sono personali e non cedibili e che, in sede di contestazione giudiziaria, esse comprovano la loro effettiva appartenenza.

Inoltre l’alone bianco corrisponde al potenziale energetico del soggetto testato; è indice della quantità energetica che il soggetto può trasmettere. Infine le sfumature di colore (azzurro, rosato, violetto ecc.) esprimono la qualità del potenziale pranico; le sfumature di colore sono indice anche delle caratteristiche calde o fredde del fluido emesso dal pranoterapeuta: più ci si avvicina al rosso più il fluido è caldo, mentre più ci si avvicina all’azzurro, più il fluido è freddo.

Metodi tradizionali

Mummificazione

Prima di introdurre il discorso sulla mummificazione spieghiamo brevemente in che cosa consiste il fenomeno inverso, vale a dire, la decomposizione.
La decomposizione (impropriamente detta putrefazione) è il processo di disfacimento dei tessuti di organismi viventi che si disaggregano nelle forme più semplici della materia, dopo la morte. La scienza che studia la decomposizione è definita tafonomia.
Gli studiosi sono d’accordo nell’affermare che la decomposizione inizi al momento della morte, immediatamente dopo di essa, anche se la visibilità esterna dei suoi effetti sia relativamente successiva. In questa fase la decomposizione avviene principalmente per due ordini di fattori: autolisi, ovvero la dissociazione dei tessuti dai propri prodotti chimici interni del corpo ed enzimi e putrefazione propriamente detta, cioè la scissione degli elementi costitutivi operata da batteri.
Le sostanze organiche, destinate alla decomposizione, se sottoposte all’azione del prana perdono peso, divengono durissime, leggerissime e appaiono del tutto prive di liquidi, cioè completamente disidratate; in una parola “mummificate”.

Il processo di mummificazione ad opera della bioenergia interrompe il processo biologico della decomposizione, altrimenti inevitabile. I pezzi mummificati, anche se immersi in acqua fino a riprendere l’aspetto primitivo, non si decompongono più; sono consegnati all’eternità.

Il “test di mummificazione di tessuto animale” rientra nei metodi tradizionali di verifica delle doti praniche e secondo quanto asserisce il dott. Lapi in Nuova pranoterapia: “Questa “prova” è una prova con tutti i caratteri della scienza galileiana, in quanto il pranoterapeuta è in grado di ripetere l’esperimento in qualunque occasione e il ricercatore incredulo deve constatare che il fenomeno si verifica ed è ripetibile sempre!”

Nella mummificazione di materia organica deperibile agiscono tre bande di emissione:

Banda dell’infrarosso che generando calore disidrata la materia

Banda dell’ultravioletto che annienta la flora batterica responsabile della putrefazione che è così impedita

Onde a bassa frequenza (chirofrequenze) che agiscono a livello molecolare alterando quindi la struttura della materia, anche se all’esame istologico risulta sempre riconoscibile l’impronta architettonica generale.

Nel caso della mummificazione, per mezzo delle onde elettromagnetiche emesse dalle mani del pranoterapeuta, non si ottiene il ripristino dell’omeostasi, bensì una modificazione della materia la quale diviene inattaccabile dai normali processi di degradazione. Quando questo processo è bene avviato procede spontaneamente senza ulteriori trattamenti.

Essendo il test di mummificazione un metodo di verifica tradizionale e non ancora “scientifico” delle capacità bioenergetiche, merita una grande attenzione da parte di tutti i pranoterapeuti.

 

Mariagrazia Mentasti Lamberti

1 2
Redazione
Autore