Lo specchio distorto, una metafora dei disturbi alimentari.
Mi osservo, la nuda carne che riflette il mio appetito crescente,
l’immagine che rispecchia la voragine interiore che divora il pesante giudizio.
Guardo gli arti, deformi, brulicanti del sovraccarico dei miei pensieri.
Al centro del mio petto un baratro immenso, che ingoia, come
la gola di un precipizio, parole e frasi che piovono come pioggia battente,
dal cielo delle opinioni sociali.
Muta, la mia anima si nasconde,
bendata dal soporifero rullio di una mente colma di aspettative e bugie consolatorie.
Nego ogni nutrimento, che appesantisce il mio specchio distorto
di modelli irraggiungibili.
Ingoio ciò che colma il riflesso della mia anima assetata,
che rimane nascosta, arrampicata all’ultimo baluardo di salvezza…
E cammino, abbracciando le mie fragilità,
ignorando l’unica voce che gioisce della mia bellezza,
ululando alla luna l’inno della mia forza nascosta.

Il corpo nasconde le ferite dell’anima, esse si manifestano in attitudini e compensazioni che in circolo vizioso tentano di colmare vuoti e debolezze nascoste. Le cause possono essere in un dolore non elaborato, in una offesa accettata che si cristallizza in atteggiamenti che determinano mancanza di fiducia in sé stessi.
L’ombra dell’insicurezza si trasforma in compensazione bulimica o in rifiuto del cibo, che proietta sullo specchio una immagine distorta che mai soddisfa il bisogno di appagamento estetico.

Sempre di più, nella società odierna, il riflesso dell’obesità si manifesta in fasce di età sempre minori, conseguenza di conflitti irrisolti già in età infantile, è l’impronta delle separazioni genitoriali affrettate e dettate da superficialità e mancanza di amore che provocano nei figli terremoti interiori e senso di mancanza di punti di appoggio. È il fantasma delle violenze subite in famiglia, violenze spesso silenziose e mute accettate con rassegnazione e paura.

Nelle mie osservazioni, come naturopata, mi ritrovo con bambini/adolescenti tristi o ribelli che manifestano atteggiamenti di vuoto esistenziale che arriva in momenti della loro vita in cui dovrebbero sentirsi protetti e sicuri da un forte ambiente familiare.
Spesso la scuola, che dovrebbe captare i disagi e le fragilità di studenti incapaci di esprimerli, aumenta il loro stato di debolezza imponendo status competitivi e modelli di super valori da raggiungere per poter emergere in una società di uomini e donne sempre più legata alla completezza del fare, all’emergere calpestando le capacità indebolite dall’affanno di essere.

Si sbandiera l’inclusione, accettando di aiutare e coinvolgendo nelle attività scolastiche chi ha un “disagio certificato” e trascurando chi sprofonda nell’angoscia di problematiche che surclassano la consapevolezza di un’età ancora non matura nell’affrontare problematiche di vita adulta.

La gestione delle fragilità non è semplice quando la consapevolezza è latente e l’anima spinge per manifestarsi. Attraverso, pulsioni, istinti, ribellione, chiusura o isolamento, il germoglio esplode, in età adolescenziale e una mentalità non ancora pronta ad accoglierlo, può avere diverse reazioni o opposizioni. In tempi passati, quando i ritmi naturali erano più semplici da mantenere, quando la competitività sociale non intaccava la personalità nascente dei giovani, tutto accadeva in maniera più attinente alla costituzione, all’eredità dell’anima storica, al temperamento che si adattava, quasi forgiandosi dai dettami dell’interiorità emergente. Oggi, tutto è capovolto, le crisi interiori sono ottenebrate da comportamenti socialmente sottomessi alle tendenze del momento, all’accettazione del branco, ad un entourage familiare sempre più complesso. Il risultato è lo sviluppo di patologie dell’anima correlate a disturbi di adeguamento alla vita sociale che sfociano in dipendenze, disturbi alimentari, attacchi di panico e stati di ansia generalizzati.

Scegliere i cibi giusti durante l’adolescenza non è semplice, da parte degli stessi ragazzi e anche da parte dei genitori che si ritrovano a combattere con problemi di tempo, di scelte legate alla moda del momento, di conflitti emotivi spesso male interpretati. I disturbi alimentari nei ragazzi oggi sono aumentati notevolmente, in base ai meccanismi psicologici che si ripercuotono in comportamenti eccessivi o di diniego del cibo. Essere in forma per essere adeguati e in linea con gli altri, fa parte di una “competizione” malsana che porta a problematiche di mancanza di autostima o eccesso di valutazione che sfocia in atteggiamenti bulimici o anoressici. La cultura odierna predilige i fast food, i pasti pronti e veloci e le scelte piu’ semplici da parte di genitori spesso indaffarati, distratti e poco attenti alle scelte alimentari.

Negli ultimi anni le notizie relative all’importanza della giusta alimentazione come base della salute, si stanno propagando con maggiore rilevanza, e le sensibilizzazioni sull’argomento, da parte della medicina ufficiale e dalle altre correnti di operatori della salute stanno creando una nuova consapevolezza che a partire dal sistema scolastico tende a evidenziare un cambiamento di rotta nella mentalità’ dei giovani. Di contro, l’insoddisfazione e l’isolamento ha determinato la ricerca di una via di fuga in abitudini insane come l’alcol, le dipendenze e il cibo.

L’intervento dell’operatore di salute, in particolare del naturopata in questo senso, dovrebbe essere orientato verso la ricerca in senso olistico della causa che ha determinato l’atteggiamento alimentare distorto. Fra le principali ho osservato:

  • Problematiche a livello familiare ( genitori separati, assenti, affidamento a nonni etc.)
  • Mancanza di autostima per competizione con modelli virtuali o reali
  • Ritmi sonno/veglia sbagliati
  • Distribuzione errata dei pasti ( colazione/pranzo/cena)
  • Abusi familiari o di coppia

Una società malsana? Un labirinto di intersezioni e strategie di adattamento ad una condizione innaturale? Nella maggior parte dei casi è così, e i giovani sono sempre più affascinati da un mondo passato che sembra antico ma in realtà equivale in termini di tempo a qualche decennio. Cosa fare? Quale il ruolo degli insegnanti o dei terapeuti che sempre di più vedono aumentare le fila di ragazzi insoddisfatti e problematici?
Rendere sensibili le famiglie, informare, e sapere ascoltare è sufficiente?
Forse no, ma è un punto di partenza per accedere al nocciolo interiore nascosto da una scorza di superficialità costruita per proteggersi da ferite che non è opportuno affrontare…

Per questo mi rivolgo a genitori, insegnanti e tutti coloro che ruotano intorno ai giovani che oggi manifestano sintomi di angoscia e paura mascherati da una rete di atteggiamenti di eccessi o di chiusure. Dietro ad un ragazzo ribelle che si rifugia nella realtà virtuale di offese sui nuovi muri sociali vi è l’insicurezza di non voler guardare in sé stesso, di farsi forte di fronte a debolezze che sono minima cosa rispetto alle proprie. Nel rifiuto del cibo vi è la non accettazione, la fragilità di non riconoscersi e amarsi, nella volontà di amalgamarsi a modelli apparenti che inibiscono la propria anima, unica e irripetibile. Nelle bugie raccontate per costruire i propri alibi c’è il grido della ricerca di attenzione, della mancanza di considerazione della propria individualità…

Nella fame spasmodica e incontrollata c’è la necessità di nutrirsi di un altro cibo che va aldilà del corpo e che invece riguarda la fisiologia dell’anima, che continua a sentirsi vuota e sola.
Risolvere tali problematiche, chiaramente personali e uniche, non è semplice, oltre ad un percorso individualizzato da un counseling naturopatico in senso olistico, sarebbe molto utile effettuare incontri/percorsi con le famiglie e riunioni di gruppo per aumentare la consapevolezza e imprimere, attraverso l’ascolto degli altri, la volontà di aiutare e aiutarsi, affinché la problematica si trasformi in una condizione non più unica e isolata, ma in un nemico comune da combattere.

Il ruolo dell’operatore di salute in questo caso è fondamentale, egli come guida, deve cercare di coinvolgere il gruppo in attività creative, che distraggano e creino nuovi interessi e che permettano al nucleo animico, posto in silenzio e sotto pressione, di manifestarsi e liberare il corpo dai condizionamenti mentali.

Autore

Docente di Lingua Inglese e Spagnola consegue il Diploma in Naturopatia, ha inoltre approfondito l’analisi e la conoscenza della tecnologia di indagine secondo la tecnica GDV tramite lo strumento “Bio-Well” con due corsi di 1 e 2 livello di cui l’ultimo sulla lettura psico-emozionale del campo energetico conseguito con la Presidente dell’Associazione Olistica “Metamorphosis Holistic Center” sita in Gioia Tauro (RC),