Robinia pseudoacacia: proprietà terapeutiche e i rimedi della medicina popolare

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La Robinia, pseudoacacia o falsa acacia è una pianta spontanea, ornamentale ma anche infestante, diffusissima nella Pianura Padana, con utilizzo fitoterapico e culinario. Molto celebre nella medicina popolare per la preparazione di rimedi e tonici grazie alle sue proprietà terapeutiche, particolarmente indicate per la pirosi gastrica o esofagite, combattendo naturalmente l’eccesiva acidità. Contribuisce inoltre a facilitare il corretto funzionamento del fegato 

La Robinia, pseudoacacia o falsa acacia: utilizzo, proprietà e indicazioni.

Il nome scientifico della robinia (detta anche gaggia o falsa acacia) è “Robinia pseudoacacia” ed appartiene alla famiglia delle Fabaceae (anche dette “leguminose” secondo la vecchia nomenclatura). E’ originaria dell’America Sud Orientale e naturalizzata in Europa e altri continenti. Finalmente sono riuscita ad identificare botanicamente, questa pianta molto comune e spontanea nell’hinterland milanese come in tutta la Pianura Padana. E’ una pianta fortemente spinosa che può raggiungere i 25 m (non da noi), con foglie imparipennate e fiori bianchi o crema riuniti in grappoli, fortemente odorosi.
L’interesse è partito, nuovamente e ancora, in cucina (in un precedente articolo parlavo del sambucus nigra di cui ho assaggiato i fiori fritti), dopo aver gustato i suoi fiori fritti in pastella….che vi assicuro sono deliziosi! Lungo i corsi d’acqua, nei boschetti, si sente il profumo delicato dei suoi fiori, da poco sbocciati.
I fiori sono commestibili, tuttavia il resto della pianta (corteccia, semi e foglie), contiene una sostanza tossica per l’uomo ma non per alcuni animali, come le capre che ne sono ghiotte e ne consumano in quantità, senza alcuna conseguenza negativa.

Robinia o acacia? Facciamo chiarezza sulla questione

La robinia,viene confusa con l’acacia perchè nel linguaggio comune e popolare, viene indicata come acacia, ma che appartiene ad un’altra famiglia e da noi, l’acacia più diffusa è la mimosa (quella della festa della donna, per intenderci). La sua rapida crescita  è stata inizialmente favorita dall’uomo per il suo legno, come protezione dei terreni franosi e per le sue proprietà nettarifere (il miele di acacia che consumiamo è in realtà di robinia) e come pianta ornamentale, poi si sono presentati dei problemi: si comporta come specie invasiva. Nella Pianura Padana, ha sostituito i pioppi e i salici autoctoni che crescevano lungo le rive dei fiumi. Questo è dovuto alla  sua rapida crescita e al suo facile attecchimento anche se ha una modesta longevità.

La medicina popolare e il miele d’acacia

Nella medicina popolare, la corteccia veniva usata come lassativo e tonico. Le foglie erano utilizzate come emetico (che stimola il vomito) e per il corretto funzionamento del fegato (anche se foglie e corteccia, ripeto, contengono un alcaloide considerato tossico).
I fiori, cotti e mangiati venivano utilizzati per attenuare le infiammazioni oculari. Come ho già detto, da questa pianta si ricava un ottimo miele, tipicamente liquido, energizzante, di colore chiaro ambrato, con un sapore delicato che lo rende particolarmente apprezzato dai bambini e anche da chi non gradisce quel miele con sapore più deciso, tipo miele di castagno o eucalipto). La sua ricchezza in Levulosio lo rende tollerabile, in piccole dosi, da chi soffre di leggero diabete. Gli si attribuiscono anche proprietà blandamente lassative.

I suoi componenti e i possibili utilizzi

Questa pianta contiene vitamine: A, B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (niacina). Minerali: calcio, fosforo, ferro, magnesio, sodio, potassio, zinco, oli essenziali.
Contiene anche fibre, carboidrati, proteine e glucosidi.  Ha proprietà emollienti, protegge le mucose dall’eccessiva acidità come pirosi gastrica o esofagite e in erboristeria viene utilizzata la tintura madre, per trattare raucedine e faringiti.
I fiori vengono usati come tisana rilassante, in sinergia con altre piante. Rientra come componente nella preparazione di dentifrici, polveri e paste.

Curiosità e simbolismo della Robinia pseudoacacia

Deve il suo nome a Enrico IV e Luigi XII in onore di Jean  Robin, loro giardiniere ed erborista, che fu il primo ad introdurre la Robinia in Europa, portando i semi da uno dei suoi viaggi in America. Ancora viva a Parigi, è la più vecchia Robinia Pseudoacacia esistente. Secondo un’antica tradizione, la corona di spine sul capo di Cristo era di acacia.
I cadaveri dei re e dei sacerdoti egizi venivano cremati su pire di legno di acacia. E’ considerata da sempre simbolo di vitalità, purezza e immortalità. Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “assenza di male”.

La Robinia in cucina

I fiori possono essere cucinati come dolci frittelle, preparando una pastella a base di uova, farina, zucchero, latte, un pizzico di sale (evitiamo il lievito) e un goccio d’olio. Alcuni aggiungono anche un po’ di vino bianco. Dopo aver lavato bene i fiori e averli asciugati su un canovaccio, aprirli per bene e aggiungerli alla pastella. Friggete a cucchiaiate non molto grandi e,  per i più golosi… cospargeteli di zucchero a velo.
Sono davvero gustose e delicate.  Potete aggiungere a piacere: uvetta sultanina, mele….
Esiste anche la versione salata, ovviamente si sostituisce lo zucchero col sale q.b. Ottima anche la frittata.
Con i fiori vengono realizzati anche liquori e marmellate.

Autore: Naturopata Angela Ballarati

 

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