La storia della cosmesi dai greci sino ad oggi

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La parola cosmetico deriva dal greco Kosm tikos che significa “che ha il potere di sistemare” o ” abile nel decorare”. Da questo derivano le parole kosmein (adornare) e kosmos (ordine, armonia).

Le origini della cosmesi

 

Circa 30.000 anni fa l’uomo primitivo usava i colori per pitturare le caverne e per decorare il proprio corpo per protezione, sia allo scopo di mimetizzarsi che di incutere timore nel nemico, animale o uomo che fosse. Nell’antico Egitto le donne si dipingevano la linea inferiore dell’occhio di verde con la malachite, una pittura a base di carbonato di rame, e le palpebre, ciglia e sopracciglia di nero con il carbone. Queste polveri erano rese fini su piatti di pietra o di metallo, quindi applicate sugli occhi con un dito bagnato di acqua. Inoltre si coloravano le guance e le labbra con rosso ocra (ossido di ferro rosso). Utilizzavano oli aromatici ed essenze nella mummificazione: dall’ olio di ginepro all’ olio di canfora e la gommo-resina mirra. L’imbalsamazione continuò attraverso l’epoca dei Romani fino all’era Cristiana, quando cadde in disuso, insieme alla pratica di bruciare l’incenso, in quanto venne considerata una pratica Pagana.

 

Dai Greci ai Romani

I Greci amavano i profumi e facevano uso del trucco, entro il quarto secolo a.c. i cosmetici erano ben radicati. Le donne si dipingevano di rosa e bianco: il bianco era di solito piombo bianco, mentre il rosa era fatto di vermiglio o sostanze vegetali. Più tardi il solfuro mercurico fu utilizzato come pigmento al pari del piombo bianco e l’orpimento, un composto dell’arsenico venne usato come depilante. Gli oli fragranti erano impiegati per profumare i capelli che tanto gli uomini quanto le donne usavano tingere. Le sopracciglia erano dipinte di nero ed estese piuttosto vicine l’una all’altra. Gli occhi venivano truccati sia di nero che di verde. Sia agli uomini che alle donne piacevano i capelli biondi e per ottenerli li lavavano con uno speciale unguento proveniente da Atene e li esponevano al sole per ore. Gli uomini di Atene utilizzavano diverse essenze per le diverse parti del corpo, per esempio olio di palma per le gambe, menta per le braccia, maggiorana per le sopracciglia e timo per le ginocchia ed il collo.

I Romani appresero le pratiche estetiche dalla Grecia. Furono appassionati delle acque termali dove passavano gran parte delle loro giornate. La combinazione degli oli e dei bagni forniva un’eccellente dermo-purificazione. Il termine “sapone” deriva proprio dagli antichi Romani che chiamavano sapo una pietra trovata vicino a Roma ed utilizzata in modo generico per pulire. A parte il profumo i Romani amavano il trucco, usavano il carbone per truccarsi gli occhi, il fucus (un colore rosso) per le guance e le labbra, lo psilotro come depilatorio, la farina d’orzo ed il burro come cura per i brufoli e la pietra pomice per sbiancare i denti. Inoltre si tingevano i capelli di moro e di biondo seguendo la moda del momento. Curavano le rughe con misture astringenti, indossavano denti finti, sopracciglia finte e ciglia finte.

Il Rinascimento

Ma fu il 1500 Italiano il periodo storico nel quale le pratiche estetiche diventarono veri e propri protocolli ,e vennero scritti i primi trattati diffusi in tutto il mondo grazie all’ampliamento delle vie commerciali e lo sviluppo della scienza cosmetica e dell’uso di tali prodotti. A partire da Bologna, le Università sorsero in tutta Europa La cura della pelle e l’igiene erano importanti argomenti di studio. In Europa la richiesta di profumi portò presto nel 1508 alla manifattura di profumi naturali da parte dei Frati Domenicani nel monastero di Santa Maria Novella a Firenze. L’Interesse per i profumi raggiunse l’Inghilterra, trasferitovi dall’Italia, durante il regno della Regina Elisabetta I, che incoraggiò fra le donne inglesi l’uso di fiori ed erbe per profumare le case e l’uso di lozioni e pomate profumate. Un preparato fatto con latte di mandorle, limone e miele venne utilizzato per proteggere e sbiancare le mani, una lozione di olio di rosmarino, camomilla, saggina, timo e chiodi di garofano aiutava invece i capelli a crescere grossi e luminosi. A Parigi ed in altre città d’Europa vennero aperti negozi che vendevano solo profumi e cosmetici. Nel 1710 fu messa a punto una formulazione da un italiano, Fermini, che aveva uno di questi negozi a Colonia e fu chiamata Acqua di Colonia. Venne inizialmente commerciata come rimedio farmaceutico contro tutti i mali ed elisir di lunga vita, ma divenne popolare solo come profumo ed è ancora utilizzata oggi. Conteneva estratti di erbe ed oli essenziali di agrumi. Negli anni seguenti diverse formulazioni vennero messe a punto, tutte basate su un ristretto numero di oli essenziali derivati da fiori, gomme e resine. In quegli anni l’abilità di ottenere oli essenziali dai fiori venne notevolmente sviluppata.

Dalla Rivoluzione Industriale ad oggi

La rivoluzione Industriale iniziò con lo sviluppo del motore a vapore in Gran Bretagna. Questo, insieme allo sviluppo della chimica e, come conseguenza, alla maggiore disponibilità di materie prime, portò alla produzione industriale dei cosmetici. La disponibilità di nuove materie prime rese possibile una maggiore varietà ed una diminuzione dei costi nella produzione dei cosmetici.

Tempi moderni e regolamentazoni di legge

Tra le due Guerre le industrie di prodotti cosmetici e da toilette fiorirono in America, nonostante la convinzione che i cosmetici ed i profumi francesi ed italiani fossero i migliori. Anche la maggiore disponibilità di materie prime costituì un grosso vantaggio in quel luogo. In quegli anni ed in quelli immediatamente successivi gli ingredienti utilizzati nell’industria cosmetica erano quelli scoperti in altre industrie e per i quali la purificazione per uso umano e la possibilità di un vasto mercato potenziale come quello dei cosmetici costituiva un’attrattiva economica. Infatti il generale sviluppo industriale e la scoperta di numerose materie prime nuove costituirono una importante fonte di ispirazione per lo sviluppo di moderni cosmetici.  Una delle maggiori conquiste della seconda metà del secolo fu l’introduzione di una regolamentazione per i cosmetici e i prodotti da toilette con lo scopo di garantirne la sicurezza per l’uomo. Anche l’idea di cosmetico divenne sempre più matura col passare del tempo. Negli anni sessanta e settanta ad un prodotto cosmetico veniva richiesto di essere tecnicamente ben fatto e di non contenere ingredienti pericolosi per la salute. I cosmetici, al contrario dei prodotti farmaceutici, non dovevano possedere assolutamente nessuna proprietà tranne quella di migliorare l’aspetto di chi li utilizzava. Avevano cioè un ruolo meramente estetico. Negli anni ottanta e novanta i cosmetici cominciarono ad essere considerati come un importante aiuto per la cura personale. Sono passati, cioè, dal ruolo di semplici palliativi estetici al ruolo di prodotti funzionali in grado di contribuire al mantenimento della salute (se non altro alla salute della pelle e all’igiene), così da consentire il raggiungimento o il mantenimento della bellezza. Coprire le rughe è di minor valore rispetto a prevenirne la formazione o ridurre realmente quelle esistenti.

Sara Villa

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