L’identità è la percezione che ognuno di noi ha di sé e che rimante costante nel tempo nonostante i mutamenti che si possono verificare nella vita dell’individuo (Erikson). L’assegnazione del nome corrisponde al concetto di individuazione in senso giuridico. Tramite questo processo il soggetto svolge un ruolo attivo in base ai diversi livelli del suo sviluppo.

Uno dei tanti fattori connotativi dell’identità è quello del ruolo che svolge il nome proprio in funzione al corso dello sviluppo dell’individuo. Ancor prima della nascita del bambino si crea una presunta identità, attraverso le fantasie dei genitori che lo aspettano; ci si fa quindi già un’idea di come egli dovrebbe essere. Il nome racchiude quindi una serie di presupposti che l’individuo porterà con sé.

L’assegnazione del nome proviene quindi dal vissuto dei genitori.

Possiamo dire che il bambino utilizza il suo nome per definirsi. Più in là capirà che il suo nome equivale ad un qualcosa (Es.: Ambra = Pietra) o al nome di qualcun altro (parenti). Il bambino comincia ad identificarsi.

L’adolescente può avvertire l’esigenza di cambiare il suo nome perché non corrisponde più all’identità della persona. Partendo dal problema relazionale e dal bisogno di autonomia, capita spesso che egli senta la necessità di sviluppare una propria identità, cambiando in parte anche il suo nome. Esempio: Rosaria diventa Rosy) e ponendosi in contrasto con la famiglia.

La gemellarità suscita sentimenti e tendenze opposti che spesso coesistono. I genitori assumono in questo senso comportamenti educativi orientati in genere, verso la “generalizzazione” o verso la “degemellizzazione”. I nomi rappresentano il ruolo che ognuno dei gemelli deve ricoprire all’interno del nucleo familiare, assumono uno specifico significato rispecchiando le identificazioni genitoriali nei confronti dei figli gemelli.

È così che vengono assegnati nomi con caratteristiche peculiari (Es.: Sally e Sara, Jim e Tim, Wolf e Will). Questo è un difficile fenomeno di separazione-individuazione dal cogemello.

In conclusione si può dire che le scelte onomastiche racchiudono valori culturali ed individuali

Il nome è inteso come una rappresentazione di sé e simbolo della propria identità psichica e sociale.

È così carico di significati che diventa un “contenitore” di informazioni in un circolo dinamico che va di generazione in generazione.

Il nome diventa così la “fotografia” della nostra identità.

Mara Fede
Autore

Mara Fede: Giornalista free-lance per la rivista di psicologia e filosofia “Umanesimo del lavoro”. Naturopata presso la scuola di Medicina Psicocomatica “Riza”, Assistente domiciliare alle donne con malattia di Alzheimer.