Scoperti intorno al 2006, gli obesogeni sono sostanze battezzate in tal modo per la loro capacità di sconvolgere il metabolismo, invogliando l’aumento di peso. Sono risultati anche essere responsabili ad i problemi legati alla fertilità.

L’insieme degli obesogeni raggruppa una ventina di sostanze che secondo alcuni studi siano in grado di invogliare l’aumento di peso alterando lo sviluppo delle cellule adipose e in conseguenza l’accumulo di energia.

Come se ciò non bastasse, il loro effetto distruttivo sul sistema neuroendocrino influisce sul senso di sazietà e di fame, colpendo l’organismo. È possibile inoltre, che i loro effetti siano ancora più devastanti in associazioni con diete ad alto contenuti di grassi e zuccheri.

I 7 obesogeni più comuni e dove si trovano

Possiamo trovare gli obesogeni in molte plastiche, involucri, pentole e imballaggi a scopo alimentare ed il loro consumo nel lungo periodo diventa ancora più dannoso durante la prima età. Difatti l’esposizione a queste sostanze chimiche è nota influire negativamente sul sistema endocrino.

In un mondo così dominato dalla plastica, ciò fa riflettere in quanto tale esposizione è praticamente istantanea. Prendiamo per esempio un bambino sano, che cresce, magari con un’alimentazione non esattamente ideale, ricca di zuccheri e con scarso esercizio fisico, è naturale che gli obesogeni non siano la causa scatenante dell’obesità, ma il loro impatto non è affatto non incisivo come si possa pensare.

1.Acido perfluoroottanoico

Possiamo trovare l’acido perfluoroottanoico all’interno dell’acqua potabile in quanto non si degrada facilmente e può persistere molto a lungo. Questo obesogenico è stato classificato dall’ Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti come il “principale elemento cancerogeno per l’uomo”.

Nel 2018 è entrato ufficialmente nel gruppo degli obesogeni dopo che è stato stabilito come l’associazione nella prima età è legata al rischio di obesità infantile.

Viene principalmente trovato all’interno di impianti di trattamento delle acque reflue e in fonti d’acqua contaminate dalle industrie.

2. Policlorobifenili (PCB)

Un tempo favoriti in ambito industriale per via della loro stabilità e versatilità, i policlorobifenili sono in realtà banditi a causa dell’alta tossicità e dei rischi per l’ambiente. Questi obesogeni vennero utilizzati infatti per la produzione di innumerevoli prodotti industriali prima degli anni 70, da pigmenti nella carta, a prodotti in plastica fino ad isolanti elettrici e additivi nelle vernici.

Il loro uso è stato bandito in Italia nel 1983, sei anni dopo il primo divieto in Giappone. Queste sostanze sono in grado di persistere nell’ambiente, accumulandosi nel terreno e nei corpi di organismi viventi come piante e pesci.

I PCB sono ufficialmente entrati a fare parte degli obesogeni grazie ad una ricerca pubblicata sul Current Pharmaceutical Biotechnology.

3. Ftalati

Utilizzati per allungare la vita di prodotti plastici e garantire una maggiore flessibilità, in realtà possiamo trovare i ftalati addirittura in cosmetici come creme solari e detergenti e anche disgraziatamente in prodotti alimentari.

Il problema è ancora più intenso negli stati uniti dove è ritenuto che quasi ¾ della popolazione è stata esposta a livelli visibili di ftalati non indifferenti. Esistono diverse ricerche che evidenziamo come i ftalati siano uno tra gli obesogeni più collegati all’aumento di obesità, specialmente negli adulti.

Come altri membri di questa famiglia, gli effetti negativi dei ftalati non si limitano all’obesità, ma possono anche causare disturbi riproduttivi.

4. Tributilstagno

Un inquinante principalmente trovato nei mari, ma anche in corsi d’acqua e laghi. Naturalmente nocivo per la fauna ittica il tributilstagno è presente in molti prodotti navali come navi, vernici e reti da pesca.

Il Tributilstagno è particolarmente dannoso per l’uomo perché in grado di alterare i processi necessari per il metabolismo dei grassi.

5. Atrazina

L’atrazina è un erbicida il cui uso è stato proibito in Italia dai primi anni novanta in quanto è in grado di contaminare sia il suolo che l’acqua, con un impatto ambientale non indifferente. E’ conosciuto come uno dei contaminanti più comuni in diversi paesi, anche se il potenziale cancerogeno è stato più volte discusso o messo in dubbio.

Tra gli obesogeni, l’atrazina è classificata come un perturbatore endocrino, in grado di causare mutazioni ormonali. Una ricerca ne conferma gli effetti e tale classificazione.

6. Bisfenolo A (BPA)

Il bisfenolo A o più semplicemente (BPA) è un composto organico ideato dal chimico russo Alexander Pavlovich Dianin nel 1891  ma le prime plastiche a base di BPA risalgono al 1958 e furono prodotte dalla Mobay and General Electric, and Bayer.

La contaminazione da BPA è stata legata a infammazioni, infertilità e carenza di vitamina D. Ed è stato classificato nel 2017 nella lista delle sostanze di grande preoccupazione European Chemical Agency dopo anni di legislazioni, che pur ne ammettono l’uso nel 2008 ma con diversi paletti.

In particolare ciò che preoccupa la commissione sono i suoi effetti sul sistema riproduttivo. Ma l’esposizione al BPA è stata oggetto di una complessa analisi dal Journal of Environmental Research and Public Health che ne conferma la classificazione nel gruppo degli obesogeni, in particolare con un legame al rischio di obesità infantile.

Al di fuori della tipica pubblicità “senza BPA” sugli scaffali di supermercati e negozi, il BPA può essere trovati in stoviglie, giocattoli, dispositivi medici e pure in sigillanti dentali. Il pericolo della contaminazione del BPA non si limita alla plastica, ma anche in lattine di alluminio, fusti di birra e bottiglie d’olio.

Come limitare l’esposizione agli obesogeni?

Ora che sappiamo quali sono le sostanze obesogene più comuni possiamo attuare alcuni accorgimenti per eliminarli dalla nostra vita e da quella dei più piccoli ovunque sia possibile:

  • Preferire il vetro alla plastica
  • Non utilizzare pentole antiaderenti
  • Utilizzare filtri per l’acqua con sistema a carbone attivo granulare o a osmosi inversa
  • Scegliere cibi freschi anziché conservati in plastica
  • Fare attenzione ad utilizzare contenitori privi di BPA e ftalati
  • Usare cosmesi naturali
Naturopata Alessandro Di Coste
Autore

Fondatore del portale Naturopataonline. Naturopata, Posturologo, Consulente nutrizionale.