Le onde elettromagnetiche interagiscono in maniera direttamente percepibile nell’essere umano attraverso i sensi, principalmente nella regione di spettro compresa tra l’infrarosso ed il visibile. Per elettrosensibilità intendiamo uno stato di ipersensibilità ad i campi elettromagnetici.

Gli esseri viventi sono sensibili ai campi elettromagnetici.  Donne, uomini e bambini sono in grado di percepire e rilevare piccole quantità di fotoni: sono sufficienti pochi fotoni per vedere, in condizioni adatte, un vago lampo di luce; le piante si servono della luce solare per realizzare la sintesi clorofilliana.

Elettrosensibilità: cos’è ed i suoi effetti

Un ulteriore fenomeno osservato sperimentalmente è la percezione uditiva delle microonde: l’esposizione ad impulsi nel campo delle microonde, ad esempio generate da un radar, causa rapidi microriscaldamenti del capo, con formazione di onde acustiche; tale conversione termoelastica produce un effetto di sensazione uditiva.

La climatologia e la bioclimatologia, sono le discipline che studiano come gli scambi energetici tra superficie della terra ed atmosfera influiscano sulle condizioni dei sistemi viventi: la bioclimatologia in particolare si occupa da molto tempo degli effetti che le brusche variazioni delle caratteristiche elettriche dell’aria e del campo elettrico atmosferico esercitano sugli esseri umani.

In relazione al cambiamento della concentrazione degli ioni aerei, si sono osservati effetti comportamentali e fisiologici, soprattutto a carico del sistema cardiaco: le brusche e rapide perturbazioni del campo elettrico atmosferico sono accompagnate da un aumento d’incidenza dell’infarto del miocardio.

La marcata sensibilità di alcuni individui alla variazione dell’ambiente elettrico naturale (ioni aerei e campo elettrico atmosferico) e dei parametri atmosferici (pressione, umidità relativa e temperatura dell’aria) è detta meteoropatia.

Nel secolo scorso fu formulata l’ipotesi che il campo geomagnetico potesse essere usato da alcuni uccelli migratori per orientarsi: tale congettura è stata confermata sperimentalmente nella seconda metà degli anni ’60.

Attualmente è nota la capacità dei batteri che vivono nel fango di orientarsi nel campo geomagnetico grazie alla presenza di magnetosomi, cristalli di Fe3O4: tale fenomeno è detto magnetotassia.

È accertata l’esistenza di una magnetosensibilità, dovuta alla presenza di sostanze ferromagnetiche in molluschi, insetti, pesci, uccelli, mammiferi (roditori e delfini): in particolare gli uccelli utilizzano negli spostamenti (volo) questa capacità di orientamento nel campo geomagnetico.

Recenti ricerche indicano come la ghiandola pineale, che è una parte del cervello, sia un organo particolarmente sensibile al campo geomagnetico.

L’esistenza di un “organo magnetico” nella forma di minuti cristalli di magnetite strettamente connessi al sistema nervoso centrale oppure nella ghiandola pineale, in una forma o nell’altra in specie molto diverse tra loro, e le sue implicazioni biologiche sono oggetto di studio della magnetobiologia.

E’noto che nel dibattito scientifico riguardante lo studio dell’interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi si contrappongono due scuole di pensiero. La prima sostiene che gli unici effetti biologici dei campi elettromagnetici sono quelli acuti o a breve termine: il riscaldamento dei tessuti biologici (effetti termici) e la stimolazione di cellule dei tessuti nervosi e muscolari. In questa ottica affinché un campo elettromagnetico possa esercitare un’azione sui sistemi viventi deve essere intenso, cioè possedere una notevole energia.

La seconda posizione sostiene che oltre agli effetti acuti, nell’interazione occorre considerare tutta una serie di risposte biologiche non termiche, ben comprovate da una vastissima letteratura scientifica, i cosiddetti effetti a lungo termine o cronici: anche campi elettromagnetici di debole energia possono influenzare i sistemi viventi. In particolare è ormai noto che l’esposizione prolungata nel tempo ai campi elettromagnetici può determinare:

  • un effetto sulle cellule in crescita, con particolare aumento del tasso di proliferazione delle cellule cancerose;
  • un aumento dell’incidenza di particolari forme di cancro;
  • uno sviluppo di anormalità negli embrioni;
  • alterazioni delle sostanze chimiche del sistema nervoso, ad esempio la concentrazione di ioni calcio;
  • alterazioni dei cicli biologici;
  • declino dell’efficienza del sistema immunitario;
  • alterazioni nelle capacità di apprendimento;
  • ipersensibilità o elettrosensibilità alla radiazione elettromagnetica.

La ricerca di frontiera sull’ipersensibilità elettromagnetica, evidenzia una risposta di tipo allergico in alcune persone, in presenza di debolissimi campi elettromagnetici

Alla fine dell’800, il termine neurastenia o nevrastenia era usato per descrivere l’insieme dei sintomi della malattia da esposizione alle onde radio. Esso fu introdotto nel 1868 da un medico americano, George Beard, per caratterizzare una nuova malattia che si era manifestata dopo la realizzazione, negli Stati Uniti, delle linee ferroviarie e del sistema telegrafico. La malattia era molto diffusa inizialmente tra gli addetti al telegrafo (telegrafisti) e successivamente fra i centralinisti. In seguito, il termine neurastenia assunse un nuovo significato quando, nel XX secolo, iniziò ad essere utilizzato per descrivere una parte dei sintomi della malattia da esposizione alle onde radio, riferiti tuttavia come sintomi di “angoscia” nell’ambito della psicologia.

Come proteggersi?

Purtroppo in un mondo sempre più tecnologico è diventato impossibile isolarci completamente dalle onde elettromagnetiche, specialmente per necessità lavorative. Facciamo l’esempio del cellulare, prima un accessorio poi un requisito così indispensabile nella vita quotidiana.

Per queste ragioni, è possibile utilizzare dispositivi schermanti di vario tipo per attenuare l’impatto dell’elettrosmog, e in conseguenza l’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche emesse dai dispositivi cellulari.

CaptaMed, un dispositivo a base Life Rocks, sviluppato con questa esigenza come priorità, e nella sua composizione non include una semplice rete schermante, ma una matrice complessa che comprende fossili, metalli e composti inorganici ideali per ridurre l’esposizione alle radiazioni dei telefoni.

Captamed fa parte di una campagna di sensibilizzazione sull’elettrosmog, promulgata da Named, e con l’acquisto di una confezione di Immun’Age, avrete in regalo questo dispositivo.

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La malattia di Nikola Tesla

Il primo caso di elettrosensibilità ben documentato riguarda Nikola Tesla (Smiljan, in Croazia 10 luglio 1856 – New York, 7 gennaio 1943). Tesla con le sue scoperte e invenzioni è considerato uno dei più eminenti intelletti del mondo, il quale tracciò la strada per molte importanti innovazioni tecnologiche dei tempi moderni. Non tutti sanno però che durante il periodo Europeo, Tesla, che operava continuamente con l’elettricità, si ammalò gravemente e stava per perdere la vita. I medici non furono in grado di diagnosticare la sua malattia; però la sintomatologia accusata da Tesla, cioè l’abnorme risposta fisiologica agli stimoli esterni, lascia supporre che si trattasse di elettrosensibilità elettromagnetica.

Alla fine degli anni venti del secolo scorso si delinearono le prime e fondamentali conoscenze riguardanti l’elettrosensibilità. E ’infatti in questo periodo che si iniziano a descrivere i sintomi psicofisiologici presentati dai lavoratori e dalle persone ipersensibili esposte all’elettricità.

Nel 1927, negli USA si osservò che il personale addetto all’antenna di un potente radiotrasmettitore, lamentava leggere cefalee ed una sensazione di diffuso malessere, una sintomatologia normalmente associata agli attacchi di influenza.

Nel 1935, in Italia era noto che addetti a centrali elettriche con apparati a scintilla o a gabinetti di elettricità medica potevano presentare dopo molte ore di lavoro cefalea, eccitazione, insonnia o invece sonnolenza.

Sempre nel 1935, in Germania le persone che lavorano in prossimità dei trasmettitori ad onde corte accusavano nel tempo disturbi della salute non specifici, che potevano essere imputati solamente agli effetti delle radiazioni elettromagnetiche. I disturbi lamentati dagli individui variavano in modo considerevole. Molti provavano sensazioni sgradevoli immediatamente dopo l’accensione del trasmettitore, in altri casi i disturbi non iniziavano finché i trasmettitori non erano stati attivi per diverse ore del giorno. Le sensazioni erano principalmente localizzate nella testa. Si avvertiva la sensazione di “stiramento” della cute della fronte e del cuoio capelluto. In molte persone la sensibilità era così grande che avvicinandosi al trasmettitore potevano accorgersi se era in funzione oppure no.

I ricercatori europei erano consapevoli che la prolungata esposizione al campo elettromagnetico per svariate regioni (addetti ai radiotrasmettitori, personale sanitario e pazienti) poteva agire, in base alla sensibilità individuale e alla frequenza del campo elettromagnetico, sul sistema nervoso, scatenando sintomi soggettivi di natura nevrastenica. Queste considerazioni di carattere generale si interruppero allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e nel dopoguerra nell’Europa occidentale non furono più riprese.

Nei Paesi dell’EST, all’inizio degli anni ’60 si introduce come patologia la malattia da onde radio

In Unione Sovietica e negli Stati dell’Europa Orientale furono condotti, dalla metà degli anni ’60, numerosi studi clinici sullo stato di salute dei lavoratori esposti, per motivi professionali, a radiazione elettromagnetica di debole intensità nell’intervallo delle radiofrequenze e delle microonde (1).

I risultati delle ricerche cliniche evidenziarono che l’esposizione prolungata a tali campi elettromagnetici poteva sviluppare delle malattie, il cui aspetto clinico era determinato soprattutto dai cambiamenti nelle condizioni funzionali del sistema nervoso e di quello cardiovascolare.

I medici russi proposero di definire questo insieme di disturbi come malattia da onde radio, la moderna elettrosensibilità

L’insieme dei sintomi soggettivi aspecifici e di quelli oggettivi, individuati dai ricercatori russi per la malattia da onde radio, e successivamente confermati ed ampliati da studi epidemiologici, sono:

Insonnia, cefalea, vertigini, nausea, perdita della memoria, difficoltà di concentrazione, irritabilità, malattie respiratorie (bronchite, sinusite, polmonite), malattie simili all’influenza, asma, stanchezza, debolezza, pressione o dolore al torace, aumento della pressione sanguigna, alterata frequenza del polso arterioso (generalmente diminuita), pressione nel retro degli occhi, altri problemi agli occhi, gonfiore alla gola, labbra o bocca secchi, disidratazione, sudore, febbre, respiro breve, spasmi muscolari, tremori, dolore nelle gambe o nelle piante del piede, dolore testicolare o pelvico, dolore all’articolazione, dolore che si sposta nel corpo, emorragie dal naso, emorragia interna, perdita di capelli, problemi digestivi, irritazione cutanea, tintinnio nelle orecchie, indebolimento del senso dell’odorato, dolori ai denti (in particolare con sensazioni metalliche).

La malattia da onde radio fu di nuovo presa in considerazione nel corso degli anni ’80, assumendo nella letteratura medico-scientifica varie terminologie. Per approfondimenti consultate questo articolo

Dott.ssa Francesca Pulcini
Autore

Amministratore Unico e coordinatore generale della “Casa Editrice Edizioni Andromeda s.r.l.”, Roma - www.edizioniandromeda.com. Membro associato del CIRPS - Sapienza (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile - www.cirps.it), nelle sezioni tematiche BEM – Bioelettomagnetismo e Biometeorologia. Diplomata in “Teoria e solfeggio” al conservatorio “Francesco Morlacchi” di Perugia. Musicista, scrittrice, esperta in divulgazione scientifica, mi occupo in particolare di campi elettromagnetici, ambiente e salute.