Alimentazione naturale: la visione naturopatica

Il cibo è sempre stato molto importante per gli uomini di tutte le culture. E non solo perché è il nutrimento primario insieme all’aria e all’acqua.

Oggi in particolare si parla molto di alimentazione ed in mezzo alla vastità dei prodotti industriali si avverte forte la necessità di un ritorno al cibo genuino. Molti professionisti si occupano di nutrizione e l’alimentazione è uno di quei settori in cui si dice tutto e il contrario di tutto.

Come si colloca dunque la figura del Naturopata nel mondo della nutrizione?

Innanzi tutto è importante sottolineare che il Naturopata non prescrive diete, ma offre consigli naturopatici per seguire un corretto stile alimentare, in linea con il terreno dell’individuo, le sue esigenze e le leggi naturali.

Al Naturopata non interessa il dimagrimento, ma uno stile alimentare salutare, che sia dunque uno strumento per la persona, attraverso il quale ripristinare e mantenere lo stato di salute. Il dimagrimento può essere tutt’al più un effetto secondario nelle persone in sovrappeso, conseguenza del nutrirsi correttamente.

Il Naturopata si occupa dunque di alimentazione naturale, per la quale non si  intende un’alimentazione a base di prodotti del proprio orto o certificati biologici, ma qualcosa di molto più profondo. Fermo restando che i cibi di stagione e non trattati chimicamente rimangono le basi per un idoneo stile alimentare. Il Naturopata è l’unico professionista che, pur avendo come fondamenta le conoscenze in scienza dell’alimentazione, non considera il cibo solo come nutrimento fisico, ma anche come nutrimento energetico ed emotivo.

Infatti, così come l’uomo non è fatto solo di corpo fisico, ma anche di un livello energetico ed emotivo, così il cibo è nutrimento per tutti i piani di cui è costituito l’uomo.

Ciò che scegliamo di mangiare ad ogni pasto, (perché è sempre di una scelta che si tratta), dice molto su di noi e sui nostri bisogni. Non solo fisici.

Quando ad esempio sentiamo sempre il bisogno di mangiare dolci, non è certo degli zuccheri che abbiamo bisogno (che assumiamo invece in quantità esagerata); il desiderio di dolci è la manifestazione di una necessità energetica (non misurabile in Joule o calorie), che è legata alla percezione di una carenza nella sfera dell’affettività. In medicina tradizionale cinese è l’espressione di un “vuoto” di Milza (dove per Milza non si intende l’organo fisico, ma la loggia energetica Milza-Pancreas). Questo è solo un esempio, tra l’altro dei più banali, per far capire come il bisogno di una categoria di cibi o di un cibo in particolare sia la manifestazione di un corrispettivo bisogno energetico che, se individuato, può essere riequilibrato.

L’alimentazione naturale, attraverso uno stile alimentare mirato, è una tecnica di riequilibrio energetico poiché è un mezzo per nutrire le logge energetiche in carenza ed anche per “drenare” quelle in eccesso (che, per dirla sempre in termini di medicina tradizionale cinese, presentano un “pieno”).

Così come per un corretto riequilibrio fisico è importante conoscere le componenti chimiche degli alimenti, oltre che la costituzione della persona ed il suo stile di vita, per un corretto riequilibrio energetico è invece importante conoscere le componenti energetiche di un cibo. Per fare questo si deve tenere presente la storia di vita del vegetale o dell’animale prima che diventasse cibo, il luogo e la terra in cui è vissuto, le sue caratteristiche, ecc.

Ma il cibo è anche emozioni. Avete mai fatto caso a come l’odore di un alimento richiami alla memoria dei ricordi?

Magari amate le uova perché da piccoli vostra nonna vi faceva sempre una frittata, tutta per voi e con tanto amore, e che dunque per voi era uno dei cibi più buoni del mondo.

Il cibo non è legato alle emozioni solo attraverso i sapori e i colori, ma ancor di più attraverso gli odori, poiché il nervo olfattivo è l’unico nervo cranico direttamente collegato al sistema limbico, che è il sistema deputato alle emozioni ed alla loro memoria.

Tutti gli organi sensoriali sono coinvolti nell’atto del mangiare un alimento. E non solo mentre lo mangiamo, ma anche mentre lo scegliamo, lo cuciniamo, lo prepariamo e lo presentiamo a tavola.

È dunque importante anche considerare il livello emozionale di un cibo, poiché attraverso di esso è possibile lavorare sulle emozioni di una persona.

Ciò che mangiamo è ciò che si trasformerà nelle nostre cellule e non solo sul piano materiale. È dunque importante decidere: in cosa vogliamo trasformarci?

 

Autrice: Naturopata Valentina Viccaro

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