Musicoterapia immaginativa: quale psicoterapia con la musica?

musicoterapia immaginativa

La musicoterapia immaginativa: musica come sfondo e modello Gim  A cura del prof. Angelo Molino

Dall’impiego riservato fino a pochi anni fa quasi esclusivamente alle attività di prevenzione, riabilitazione e terapia con persone portatori di Handicap fisici e psichici con l’uso della tecnica attiva (cioè uso di strumenti), si è gradualmente passati ad un impiego più vasto ed attuale: la cura delle varie nevrosi con l’utilizzo della Musicoterapia cosiddetta d’Ascolto.

Dal semplice rilassamento psico-fisico con musiche di sottofondo alle visualizzazioni guidate, alla vera e propria Immaginazione (prima guidata dal terapeuta e poi indotta da musiche adatte e personalizzate).

La tecnica può essere proposta nell’ambito delle psicoterapie brevi, ma può anche essere adattabile ad altri orientamenti sia di tipo psicoanalitico che comportamentale, la musica configurandosi ottimo strumento per facilitare una comunicazione che prediliga vie alternative meno razionali e logiche a favore di altre più percettivo-emotive.

La terapia della musica o la musica della terapia?

La musicoterapia è una tecnica che utilizza la musica appunto come strumento terapeutico.

Quando parliamo di musica però non vogliamo riferirci ad un insieme di suoni organizzati che si fondono in contesti armonici e melodici e che costituiscono la nostra esperienza percettiva complessa sia quando ascolti che quando suoniamo.

In questo ambito noi vogliamo riferirci al suono nelle sue componenti elementari primordiali come segnale di contatto con l’altro, con l’esterno, con il mondo che ci circonda.

In un certo senso, per capirci, frammentiamo il linguaggio musicale nei suoi elementi più semplici e originali nel senso di origine individuale del suono. Non potendo fare a meno del corpo come veicolo e strumento del suono possiamo dire che si realizza attraverso questo linguaggio un più o meno felice incontro fra la mente e il corpo, prima con noi stessi, poi condiviso con l’altro. In un certo senso si sedimentano su di noi da quando nasciamo e forse anche prima suoni che non parlano ma che comunque hanno comunicato, comunicano, che continueranno a farlo e che hanno costituito e formeranno il nostro IO sonoro.

Le tecniche di Mt, (perché bisogna dire che non c’è solo una Mt, anche in questo piccolo campo ci sono tanti piccoli orticelli), attraverso questi linguaggi non-verbali o pre-verbali, cercano canali di comunicazione alternativi a quelli occlusi o sofferenti, siano essi semplice disagio comunicativo o sintomo patologico grave. Una volta individuati cercano di sbloccare questi canali, attraverso l’espressione strumentale sonora, sia strumentale sia vocale, e di far emergere il contatto, la comunicazione, la relazione, l’incontro. Così può cominciare un percorso terapeutico….

Ma Dov’è la musica della terapia ?

Non posso fare ameno di pensare all’incontro con l’altro e con gli altri come ad un incontro fra suoni, fra timbri e tonalità, silenzi diversi dai miei. In un incontro che poi prevede la competenza/tecnica terapeutica c’è una relazione particolare: c’è la sofferenza da un lato e la competenza dall’altro e c’ è il bisogno dell’altro che chiede una risposta alle sue sofferenze e l’altro che ha bisogno di trovarla.

Si tratta di capire, intendersi accordarsi stabilire, a volte con difficoltà una relazione.

La relazione terapeutica ha una sua musica, tante terapie tante musiche diverse. A volte c’ è accordo, a volte no. La tendenza può essere banalmente quella di suonare ognuno per proprio conto senza trovarsi mai oppure di imporre la propria musica e favorire la fuga dell’altro. Fallisce l’incontro. Ritengo che il tecnico, il terapeuta debba in questa situazione porsi in ascolto, capire i suoni, percepire le sfumature sonore dell’altro, favorire l’espressione del disagio, a volte le parole non ci sono.

Il terapeuta non deve suonare, deve suonare il paziente, in ambito psicoterapeutico bisogna saper ascoltare o creare le condizioni perché i suoni e/o i silenzi si esprimano.

Nella mia pratica prevedo la possibilità di somministrare un reattivo musicale d’ascolto, una scaletta di brani già predisposti, secondo una gradualità ed una sequenza specifica con certe caratteristiche musicali .A questo seguono delle risposte semplici, a semplici richieste(del tipo si o no) o anche più

complesse che vengono scritte (o non scritte) su semplici schede già prestampate. C’è anche un reattivo uguale ma che prevede l’ascolto del silenzio per 15 minuti.

I fattori psicoterapeutici della Musica nella Mt immaginativa

Musica (M) come sfondo

  • prevalenza della voce del terapeuta (T) che guida il rilassamento
  • Musica come parte integrante
  • voce del T che si integra e si miscela con la M (MT di base)
  • Musica come parte prevalente
  • solo M, silenzio del T (MT superiore)

Le caratteristiche della musica come sfondo

  1. Non strutturata (il rischio infatti è quello di stimolare oltremodo l’immaginario, le emozioni, in quanto troppo emotivamente connotata)
  2. Non cantata (distrae l’ascolto del paziente P dal seguire la voce del T)
  3. Non conosciuta (evita d’innescare ricordi e genera una aspettativa “D’INCANTO” molto utile)
  4. Si e no ad elementi sonori naturali/ambientali (acqua, vento, mare, canto degli uccelli, etc..) da valutare l’uso per eventuali controreazioni (per es., ricordi traumatici, vere e proprie fobie)
  5. Sufficientemente lunga per indurre rilassamento e recupero (questo tempo, una volta acquisita la tecnica da parte del P. si potrà anche sensibilmente ridurre)
  6. Buona, quando è neutra, elettronica, ripetitiva
  7. La M finisce con la voce del T o un po’ prima (la fase di recupero prevede qualche comando solo verbale)

In questa fase l’importanza della M, è relativa rispetto alla voce della guida terapeutica, deve cioè non interferire. Si ribadisce che non è il piacere estetico musicale (piace al T? piace al P?), che dobbiamo ricercare, ma la funzione.

I fattori terapeutici comunque presenti possono essere ricondotti al concetto di figura-sfondo:la percezioni delle figure (immagini suscitate dalla voce del T (T), rispetto allo sfondo rappresentato dalla musica(M), appare più vivida e rappresentativa. Figura e sfondo hanno in comune il contorno (teoria Gestalt), lo sfondo si estende al di là della figura. Nel rilassamento guidato con la M, la percezione del corpo rilassato (il contorno), è amplificata ed ha un’azione inibitrice sull’ansia (de-tensione muscolare) che a sua volta rinforza il rilassamento con la distensione muscolare.

Le caratteristiche della musica come parte integrante

In questa fase la M si integra e si mescola in maggior misura con la voce del T che guida le

immagini e suggerisce gli itinerari terapeutici.

  1. Si e No strutturata
  2. Conosciuta o no (volutamente proposta nel primo caso per es. per ottenere rimandi, memorie, reminiscenze; nel secondo per stimolare suggestioni immagini, sensazioni nuove, senza affaticare il pensiero in variabili circa la familiarità, il genere, il tipo di musica etc.…)
  3. Non cantata (per le stesse motivazioni di sopra, a meno che non si voglia ricercare ed evocare ricordi con canzoni note)
  4. Elementi sonori ambientali naturali anche qui possono e devono essere attentamente valutati e opportunamente utilizzati (per es. nel rappresentare e in qualche modo amplificare come colonna sonora le visualizzazioni guidate o per ottenere informazioni sui vissuti positivi o negativi del p.)
  5. Lunga il tempo giusto per la visualizzazione, può essere anche molto breve, l’importante e che sia chiaramente distinta dalla M utilizzata per la prima fase di Relax (personalmente Ritengo indispensabile prima di qualunque esperienza di visualizzazione il rilassamento e questo può richiedere un tempo variabile)
  6. Buona tutta la musica
  7. La M può anche essere proposta in primo piano (la voce- “l’assolo” del T- può cedere per brevi momenti la scena, e poi riprenderla e questo può verificarsi, durante i passaggi più significativi dell’itinerario)

I fattori terapeutici

Rifacendosi alla teoria delle percezioni Gestalt possiamo dire che in questa fase lo sfondo rappresentato dalla musica sembra estendersi al di là delle figure/immagini sollecitate. Questo può essere e deve essere previsto. L’itinerario guidato dal T, punteggiato e concertato assieme alla proposta musicale adatta acquisirà le caratteristiche di una forte spinta verso l’immaginazione, le sensazioni profonde, le idee, coinvolgendo e dando la possibilità di una maggiore libertà, allorquando in qualche misura si libera dalle parole del T. L’esperienza è molto intensa, ma anche molto critica perché si può perdere per qualche istante la presenza rassicuratrice della voce che guida….

Pur riconoscendo in questa fase applicativa grande importanza alla musica e quindi alle scelte musicali, non dobbiamo trascurare l’importanza della storia e della scena proposta. Attorno a questa e stimolata da questa tutta la produzione immaginativa e la successiva verbalizzazione del paziente con la rappresentazione dei propri vissuti al terapeuta, comincia a tradursi in una esperienza trasformativa. La consapevolezza verbale in qualche modo suggella le esperienze emotivo/immaginative. In questa fase gli itinerari verbali proposti seguono una gradualità fino al raggiungimento dell’obbiettivo.

Tali obbiettivi, per così dire parziali, vengono raggiunti attraverso un certo numero di sedute che portano il p. a lasciare una situazione di disagio ed approdare ad una di maggior benessere.

Possiamo dire che in questa fase lasciamo il livello sensitivo psico/fisico (tecniche distensive e di relax) e lavoriamo su un livello più profondo quello sentimentale/emotivo.

Le caratteristiche della Musica come parte prevalente

Musicoterapia immaginativa creativa.

La voce del t. in questa fase scompare, siamo ovviamente ad un livello superiore, in quanto l’immaginazione è completamente libera di prodursi senza che vi siano stimoli scenici suggeriti o predisposti. In qualche modo il linguaggio verbale cede il passo totalmente all’emozioni, al non verbale, al mondo oltre le parole, al significato inconscio della musica.

Si sottolinea, l’importanza del silenzio della voce del t, e delle conseguenze positive o negative di questo momento: paura, angoscia, liberazione, dialogo interiore, esplorazione del proprio mondoetc. Bisogna essere pronti e sufficientemente forti per questa fase quindi.

La possibilità che questo si realizzi dipende dall’aver acquisito durante le fasi precedenti (MT/relax, MT/base) quegli strumenti fondamentali e necessari per proseguire e questi sono: capacità di relax, capacità e disponibilità immaginativa, fiducia nel terapeuta, benessere.

La musica, in questa fase quindi, riempirà il silenzio ed avrà un ruolo fondamentale. Trascinerà le immagini, le emozioni metterà a fuoco vissuti interiori invece di altri, svelerà un altro Io. Il materiale perverrà alla coscienza con modalità diverse.

I fattori terapeutici, a questo livello potranno essere:

  • Liberatori quando il soggetto esternerà il motivo del proprio disagio.
  • Recuperatori quando recupererà ciò che riteneva di aver perso.
  • Anagogici quando accetterà gli aspetti anche negati.
  • Spirituali quando approderà anche a questi bisogni.
  • Non è semplice ascolto della musica, ma è un percorso finalizzato e terapeutico che comporta una
  • vera crescita psicologica attraverso una maggiore e approfondita conoscenza di sè e di un maggior equilibrio.

Questo livello può esser proposto e raggiunto, ripeto, solo dopo che vi sia stato un programma di base che abbia portato ad un approfondimento della conoscenza del p, delle modalità di reazione, della musicalità propria del p.

Quale musica? Con quali caratteristiche?

All’inizio la proporrà il t. tenendo conto di quello che è emerso nel corso della relazione terapeutica, dopo aver favorito uno stato di buon rilassamento. Dopo qualche mese di sessioni infatti, vi sarà un discreto allenamento all’ ascolto ed una certa sensibilità: dopo l’ascolto seguirà una verbalizzazione a caldo dei vissuti, che potrà anche occupare tutta la seduta successiva.

Il passaggio successivo è quando la musica è scelta dal paziente ed ascoltata insieme al terapeuta.

Si stabilisce, così, un dialogo sonoro, attivata da quella parte inconscia, nascosta.

Laddove c’era l’ES ora c’e l’IO.

In un certo senso avviene che il paziente propone al terapeuta e a sè stesso l’ascolto della sua musica, in un contesto diverso, con una consapevolezza diversa, in una condizione psicologica nuova. Si può dire che la terapia è terminata, ma non finisce il lavoro personale, che anzi continua.

Il metodo appreso diventerà un modo di affrontare la vita, uno stile di vita. Una tecnica che ha la capacità di rimettere in contatto rapidamente con sé stessi. Può in qualche modo continuare l’esplorazione del proprio mondo sonoro, lasciandosi trasportare in maniera equilibrata e serena.

 

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