Musicoterapia: lo psicodramma sonoro-musicale

musicoterapia

Introduzione alla musicoterapia

L’efficacia della psicoterapia viene attribuita attualmente ad alcuni fattori che appartengono di fatto trasversalmente alle diverse scuole psicodinamiche, e più in genere anche ad altri approcci alla psicoterapia non basati su una teoria psicodinamica dell’inconscio.

Fra questi fattori vi è la possibilità per l’individuo di rivedere, rivisitare lo schema che ha di sé, soprattutto quando tale schema si discosta talmente dalla realtà da impedirgli di usare le proprie risorse a fini autorealizzativi.

La tecnica dello psicodramma focalizza in particolare l’esperienza di revisione e rivisitazione della sfera del Sé attraverso la rappresentazione di scene di natura diversa, e può risultare tra le più efficaci nell’ambito delle terapie gruppali proprio grazie al coinvolgimento del singolo attraverso frammenti della propria biografia e della propria attività onirica. Ai fattori terapeutici cosiddetti

Aspecifici1  si uniscono le peculiarità della drammatizzazione di eventi personali, rappresentati  su proposta dei membri del gruppo stesso; ciò comporta di fatto un’integrazione tra la parola e il gesto, quest’ultimo più evidente e “legittimo” che in tutte le altre forme di psicoterapia verbale. In particolare, è possibile agire come attore2 propri ricordi e sogni, ma anche immagini fantasticate quali forme di libere associazioni con l’obiettivo di recuperarne la vividezza, ma soprattutto di sottoporli all’elaborazione da parte del gruppo, il cui ruolo terapeutico consiste essenzialmente nel fornire interpretazioni alternative della realtà, tendenziosamente archiviata dalla memoria soggettiva.

Il setting gruppale è avvantaggiato nella capacità di sollecitare il cambiamento attraverso il confronto con la variazione.

La propria storia non può essere saputa dagli altri meglio che da noi stessi, ma può essere riattraversata e conosciuta (riconosciuta) meglio grazie ai rimandi che gli sguardi esterni restituiscono oggettivamente al soggetto.

Lo psicodramma permette lo svolgimento di questo processo terapeutico ideale, avvalendosi implicitamente del dato non verbale, che arricchisce di informazioni il setting, andando inoltre contro le difese nevrotiche della razionalizzazione e dell’intellettualizzazione.

In realtà esistono due approcci molto diversi alla drammatizzazione terapeutica degli aspetti psichici. Il primo, storicamente legato al suo creatore Moreno, ha inaugurato la tecnica dello psicodramma in cui il ruolo terapeutico viene rivestito in modo preponderante dal conduttore.

Le scene rappresentate vengono portate avanti fino al possibile, con l’aspettativa di una soluzione catartica nel caso della seduta; inoltre il terapeuta assume una conduzione decisamente direttiva a volte quasi registica, e non è prevista una cornice di verbalizzazione: ne risulta una forma di psicoterapia, in o attraverso il gruppo.

1 Le terapie gruppali vengono considerate efficaci grazie all’azione implicita di fattori classificati come specifici, oltre a meccanismi appunti aspecifici

2  Agire, Azione, Attore, (Prot)agonista sono vocaboli che riconosco la stessa radice etimologica greca che riguarda appunto l’agire. Per questo nella cultura psicoanalitica e più in generale psicologica tutto ciò che riguarda la rappresentazione teatrale viene storicamente considerato con diffidenza; cioè l’attore agisce nel senso dell’acting out, eludendo i meccanismi di elaborazione profonda con il rischio della superficialità istrionica.

Il secondo approccio allo psicodramma è invece di tipo psicoanalitico; per cui ciò che accade nel corso delle scene viene poi elaborato verbalmente. L’impostazione psicodinamica da noi portata, contiene gli elementi teorici compatibili fra la Psicologia Analitica di Jung e la Psicologia Individuale di Adler – di fatto numerosi -Inoltre il ruolo del conduttore è meno centrale, e le scene giocate da membri diversi vengono concatenate l’una all’altra risultandone quindi una terapia anche più propriamente di gruppo.

E’ certamente decisiva la terapia psicoanalitica di riferimento, nel determinare quanto il lavoro psicoterapeutico sia indirizzato ai singoli membri o al gruppo quale entità a se stante. Nella nostra esperienza a doppia conduzione, la compresenza della Psicologia Analitica e della Psicologia Individuale, ha portato a valorizzare spontaneamente le valenze creative ed integrative dell’esperienza gruppale, permettendo di dare spazio all’inconscio del gruppo come a quello dei singoli membri.

Se consideriamo i concetti di azione, attore, protagonista3, antagonista, deuteragonista4 in relazione

all’etimo greco-latino, possiamo riflettere sul significato analogo esistente tra i concetti di azione e realizzazione. Realizzare significa rendere reale qualcosa, un desiderio, una fantasia, un progetto, un’aspirazione. Quindi realizzarsi equivale a rendere reali se stessi, il proprio Sé autenticamente, il che è obiettivo di qualsiasi psicoterapia.

Aiutare una persona ad intuire e quindi cogliere i propri aspetti di autenticità, le vere risorse date dal temperamento e dal carattere, dal tipo di intelligenza al di là di ciò che la storia educativa ha sovrapposto in modo inadeguato all’identità dell’individuo, è il compito di qualsiasi operatore della relazione d’aiuto. Un aiuto verso la realizzazione del Sé.

In questo senso lo psicodramma può risultare utile e coerente in un processo di autorealizzazione profonda, nella misura in cui propone la dimensione dell’azione attoriale sul palcoscenico critico del setting gruppale, laddove il gruppo osserva, sente e interpreta in modo alternativo le immagini del Sé sclerotiche proposte dall’individuo, aiutando questo ad uscire da un pregiudizio su di sé paralizzante.

L’idea di utilizzare il linguaggio sonoro -musicale nella rappresentazione delle scene, nasce dalla potenzialità espressiva del non-verbale, implicito nello psicodramma. La capacità peculiare del non verbale nel veicolare i contenuti cognitivo-affettivi – con una rilevanza soprattutto per quelli affettivi – è ormai ampiamente riconosciuta dal contesto delle neuroscienze, e sperimentare l’espressione dei propri nuclei problematici con la mediazione di un linguaggio analogico, non paradossalmente rende la comunicazione del proprio vissuto più im-mediata, a differenza di quanto accade con il linguaggio digitale verbale, che tenta di trans-durre l’esperienza affettiva sul piano della conoscenza logico-razionale propria della verbalizzazione dia-logica, perdendo inevitabilmente una quota di contenuto affettivo durante l’operazione.

Il gesto in sé è più significante di qualunque tentativo di descriverlo.

Quindi la rappresentazione degli affetti attraverso un linguaggio non-verbale diventa un’interessante alleata  della  verbalizzazione  degli  aspetti  logico-cognitivi;  proprio  nello  psicodramma, dove

3 Primo attore

4 Secondo attore

l’obiettivo è quello di sperimentare nuovamente episodi della propria storia, sia sul versante affettivo che su quello cognitivo.

In particolare risulta utile la messa in atto del proprio stile relazionale – vale a dire lo stile di vita – che, se svestito di parte delle difese razionali sempre pronte ad essere giocate tramite il linguaggio verbale, diventa il vero oggetto di osservazione (e quindi di cura) da parte del gruppo.

La tecnica dello psicodramma sonoro-musicale analitico si avvale di strumenti verbali e non- verbali, conservando la possibilità – se non la necessità – di usare il verbale, e in più aggiunge le potenzialità espressive del linguaggio sonoro-musicale; questo permette di sottolineare in un modo nuovo e inaspettato per il paziente il proprio stile di vita, che risulta particolarmente evidente da smascherare quanto più non abbia confidenza con la gestione di uno strumento musicale.

E’ previsto l’utilizzo di uno strumentario Orff

Lo psicodramma analitico sfocia in quello sonoro-musicale attraverso alcuni punti di convergenza che gradatamente si trasformano in precise differenze.

  1. Esso è un gioco delle parti dove il protagonista di ogni scena proietta sui vari membri del gruppo (IO AUSILIARI) le proprie parti in ombra o di cui non è del tutto consapevole. Il cambio di ruolo permette allo stesso di riappropriarsi di tali parti e di rivivere l’esperienza diretta, il punto di vista altrui rivestito del proprio. Nello psicodramma sonoro-musicale il gioco delle parti si snoda tra le identità sonore dei vari membri del gruppo (ISO GESTALTICO-CULTURALE secondo Benenzon); tale interscambio sonoro permette la coscientizzazione immediata del senso interiore globale presente nel ruolo “suonato”.
  2. Il conduttore rappresenta il doppio del protagonista, si identifica con lui e facilita, rafforzandoli, l’emergere dei suoi vissuti; talvolta mette in evidenza alcuni contenuti in “ombra”, quelle disposizioni psichiche personali che, per la loro incompatibilità con la vita scelta coscientemente, si depositano nell’inconscio. Nello psicodramma sonoro-musicale la doppia conduzione permette la presenza di due doppi, uno verbale e uno sonoro che possono interscambiarsi con il protagonista e che gli danno così la possibilità di esperire le proprie parti in ombra nella loro diversa essenza di significato e/o di senso immanente all’esperienza stessa.
  3. Il filo conduttore o tematica del gruppo si costruisce per mezzo della cornice rituale dello psicodramma e delle proiezioni e controproiezioni tra i vari membri del gruppo. Ciò permetterà una elaborazione individuale e gruppale che nello psicodramma sonoro-musicale si intersecherà con l’identità sonora del gruppo. Quest’ultima, risultato (non somma) delle diverse identità sonore individuali, sarà costituita da un determinato susseguirsi di timbri, melodie e ritmi secondo un processo evolutivo-dinamico che avrà in sé il senso della narrazione tematica costruita dal gruppo.
  4. Il gioco delle parti sonore si intreccia e si svolge nella relazione tra i vari IO ausiliari e il protagonista affiancato dai suoi “doppi”. Non viene usata l’interazione tra il protagonista e lo strumento musicale in qualità di rappresentazione simbolica di una parte, concreta o astratta che sia; tale metodica è più caratteristica del modello di musicoterapia psicoanalitica. Nello psicodramma sonoro-musicale il protagonista affida “la parte” ad un altro membro del gruppo perché la rappresenti e la esprima attraverso uno strumento musicale, convenzionale o non, corporeo o naturale (voce compresa). Quest’ultimo funziona comunque sempre come oggetto intermediario di comunicazione nella relazione tra le diverse parti.
  1. Alla fine di ogni scena rappresentata sonoramente o talvolta sia verbalmente che sonoramente il protagonista e gli altri membri del gruppo verbalizzano i propri vissuti utilizzando l’associazione libera, i sogni, i ricordi o le immagini ideative spontanee. I conduttori possono facilitare la volontà di giocare di un altro membro del gruppo o spingere qualcuno a farlo quando valutano che i suoni, le immagini, le parole da lui stesso espressi necessitano di ulteriore approfondimento.
  2. L’osservazione viene svolta dai due conduttori, anch’essi due parti di un tutto, due diverse esperienze e due diversi punti di vista che si incontrano e si intersecano. Alla fine del setting essi danno dei rimandi sia individuali, rivolti ai diversi protagonisti e membri del gruppo, sia al gruppo stesso. Tali rimandi saranno il risultato dell’osservazione partecipe, del controtransfert corporeo-sonoro-musicale che viene tradotto in codici verbali, con l’attenzione però di favorire ulteriori rimandi interni da cui scaturiranno nuovi giochi di parti sonore in un altro setting.

Ci sono diverse modalità di scegliere le scene da rappresentare, così come di disporre gli elementi della scena stessa, e quindi di gestire la conduzione.

Scelta della scena

Si può iniziare con un’improvvisazione sonoro-musicale quale stimolo per una verbalizzazione da cui partire; utilizzando lo strumentario Orff5 con l’unica consegna di non usare la comunicazione verbale6 si lascia che il gruppo prenda confidenza con gli strumenti ed esplori il proprio vissuto sonoro-musicale attraverso le sonorità a disposizione. Questo è spesso il modo con cui si inizia un incontro quando il gruppo è all’inizio.

Dalla verbalizzazione, che nasca da una stimolazione non-verbale o da elementi che iniziano ad emergere e a percorrere la storia del gruppo, il conduttore che gestirà il doppio verbale individua il vissuto da portare in scena coinvolgendo un membro. Può trattarsi di un episodio riferito, di una considerazione, di un’immagine, di un sogno. E’ molto diverso rappresentare un’immagine rispetto ad un episodio autobiografico. La proposizione di una scena descrittiva di un paesaggio, per quanto sempre densamente simbolica, cautela l’individuo attraverso la soggettività del linguaggio metaforico a differenza di un episodio della propria storia, foriero direttamente di affetti e spesso sofferenza molto impegnativa da gestire dai conduttori ma soprattutto difficile da sostenere dal membro che la porta nel gruppo. Per questo la prima differenza da segnalare fra psicodramma moreniano e analitico è nella possibilità di portare scene simboliche, più protettive rispetto alle difese del singolo anche se espressive di materiale inconscio di possibile interpretazione.

5 Lo strumentario Orff è costituito da strumenti non professionali che possono essere utilizzati istintivamente, senza che sia necessario avere conoscenze tecniche musicali, e viene utilizzate nelle scuole, soprattutto primarie. Si tratta di strumenti sostanzialmente a percussione, anche melodici che vengono suonati con battenti o direttamente con le mani e le dita

6 Viene piuttosto incoraggiata la vocalità, cioè l’uso della voce quale strumento che non porti parole ma suoni

L’utilizzo del linguaggio sonoro-musicale rende ancor più protetta l’espressione di sé da una parte, mentre dall’altra permette che tale espressione risulti più compiuta e quindi più catartica di per se stessa.

D’altra parte, la rappresentazione di episodi autobiografici a differenza dello psicodramma classico, viene svestita della componente voyeuristica implicita nella tecnica, poiché nella rappresentazione sonoro-musicale la descrizione della situazione portata viene sintetizzata nelle posizioni affettive dei protagonisti della scena biografica, e non nelle frasi riportate e dette. Ne consegue un capovolgimento delle posizioni fra chi partecipa alla scena e chi osserva; infatti se nello psicodramma classico chi assiste alla scena percepisce il dramma da una posizione di sicurezza e in fondo di curiosità mentre chi la gioca si ritrova a nudo, esposto da frasi che spesso necessitano di una traduzione affettiva per essere comprese, nello psicodramma sonoro-musicale la natura delle relazioni e la loro intensità viene espressa in un modo tale per cui solo il protagonista può intuire e comprendere il valore terapeutico di quanto accade nella scena, lasciando gli spettatori nel ruolo di strumento, che osserva e rimanda senza assistere a “bagni di sangue” come tante volte accade nello psicodramma classico.

Il potere preciso di significazione delle parole ferisce facilmente, senza restituire spesso la pregnanza  dell’affettività  dell’episodio portato.

Sempre nell’ambito del simbolico è la rappresentazione di sogni, che risultano meno traumatizzanti da portare, ma anche più densi delle immagini fantasticate nella veglia.

E’ importante che nell’ambito della stessa sessione si passi da una scena ad un’altra, così da rimarcare il valore gruppale dell’esperienza. Per questo la durata di un incontro non può durare meno di due ore.

Preparazione della scena e definizione dei ruoli

Una volta definito chi porta la scena e di che situazione si tratti, il doppio verbale individua quelli che a suo parere sembrano gli elementi caratterizzanti dell’azione chiedendo conferma al soggetto, aggiungendone altri se questi lo ritiene. Gli elementi possono essere persone, ma anche oggetti o concetti astratti che nella scena fanno sentire la propria presenza.

Il protagonista individua gli attori per ciascun elemento della scena e decide per ciascuno se lasciargli l’iniziativa di scegliere cosa e come suonare, oppure dà indicazioni a riguardo. E’ necessario che gli attori comprendano il tenore affettivo della situazione portata e possono chiedere precisazioni per focalizzare di che situazione si tratti, ma senza indulgere sugli scambi verbali storici.

Conduzione della scena

Il conduttore che impersona il doppio verbale parla in prima persona singolare, mantenendo un contatto fisico con il protagonista (mano sulla spalla) alludendo alla condizione di persona unica: il doppio verbale cioè rappresenta una parte del protagonista, che parla così tra sè e sè. Una volta che la scena sonora è iniziata secondo le indicazioni del protagonista, il doppio verbale ha il ruolo di commentare suggerendo al protagonista considerazioni che abbiamo un valore di chiarificazione, confrontazione o vera e propria interpretazione a seconda dell’opportunità. Ma la parte peculiare e più prettamente terapeutica consiste nella tecnica di cambiare la propria posizione da parte del protagonista, scambiandosi con uno degli attori, impersonando così uno degli elementi della scena con la possibilità di osservare il tutto, compreso se stesso, da altri punti di vista.

Il ruolo del doppio sonoro invece consiste nell’esprimere attraverso il sonoro-musicale, alla stregua di quello che già svolge il doppio verbale, interventi che possono risultare di supporto, conferma, confrontazione, con la possibilità che il protagonista cambi anche di posizione con questa parte di sé.

In una scena in cui il protagonista porta contenuti in cui spicca la negazione della perdita, il doppio verbale può decidere di conservare le difese senza fare commenti che risultino interpretativi, mentre il doppio sonoro può introdurre elementi regressivi che alludano per esempio ad una dimensione infantile, perduta, malinconica, comunque non presente nella scena. Questo è una possibilità di intervento rivolto all’incoraggiamento ad elaborare ciò che può essere percepito; se ciò non avviene dal riscontro che la verbalizzazione permette, gli attori hanno il ruolo di far presente ciò che hanno sentito e visto. Facendo quindi convergere gli interventi dei due conduttori e quelli del gruppo sul contenuto cognitivo-affettivo della scena, lo psicodramma sonoro-musicale fornisce all’individuo un insieme ricco di stimoli che possono essere coscientizzati o lasciati nel pre-conscio al riparo da irruzioni improvvide.

Lo psicodramma analitico è nato prevalentemente sulle premesse teoriche junghiane: pur mantenendo alcuni aspetti teorici e tecnici della matrice junghiana, il nostro psicodramma sonoro-musicale risente dell’incontro e dell’influsso delle teorie psicoanalitiche fondanti la nascita del pensiero creativo coniugate alla teoria musicoterapica di Rolando Benenzon. In essa l’agire musicoterapico costruisce una matrice sonora gruppale la quale contribuisce alla messa in forma dinamicamente evolventesi dei conflitti, dolori, paure, fantasie dell’individuo nel gruppo.

(Estratto tradotto dalla conferenza del Prof. Angelo Molino “Musictherapy and Rehab :Behaviors and Care of Psychotics  Patiences “ tenuta nell’aula magna della  USC (University of South California, San Diego , Ca, Usa) del Marzo 2016 )

Bibliografia

M.Gasseau-G.Gasca: Lo psicodramma junghiano Ed. Bollati Boringhieri Torino 1991 W.Scategni : Psicodramma e Terapia di Gruppo Ed. RED Como 1996

J.J. Moreno: Acting your Inner music Ed. MMB Music 1999 R.Benenzon: Manuale di Musicoterapica Ed. Borla Roma 1998

 

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