Colore rosa: significato in cromoterapia e proprietà

colore rosa

Il significato del colore rosa

Il rosa è un colore emozionale, ha influenza sui sentimenti convertendoli in gentili, soavi e profondi. Ci trasmette affetto, amore e protezione. Ci allontana dalla solitudine e ci trasforma in persone sensibili. Come il rosso riflette più la parte sessuale, il rosa si associa all’amore altruistico e vero.
È simbolo della giovinezza ed esprime un amore appena nato. Il colore rosa è associato al segno della Bilancia. Le parole chiave del colore rosa sono: innocenza, amore, consegna totale, aiutare il prossimo. Il rosa è un colore derivato dal rosso ma mitigato dalla purezza del bianco. Indica romanticismo, fascino, bellezza, dolcezza, femminilità, delicatezza, raffinatezza, calma, tenerezza. Le tonalità meno intense del rosa non sono visibili e anzi possono risultare indifferenti. Il rosa fluorescente è invece il più sgradito tra i toni del rosa.
Chi ama il rosa è una persona intuitiva, sofisticata, educata, riservata, calma.  Simili a coloro che preferiscono il rosso ma con caratteristiche più contenute e controllate. Chi ama il rosa tende a prendersi cura delle persone ed è sensibile. Colore di chi ama la solidarietà o vuol far leva sulla sensibilità. l’associazione tra il rosa e il femminino avviene solo in tempi relativamente recenti.

La scelta psicologica di questo colore

È un colore che vive male i compromessi. Il rosa ha la particolarità di essere odiato o amato. Il suo significato rimanda all’idea di perfezione, l’utilizzo del rosa si lega a scelte non casuali, non è mai in sostituzione di un altro colore. La tipicità del rosa, in quanto colore che rimanda alla sfera femminile, non è sufficiente a farlo amare da tutte le donne, in quanto l’accettazione del rosa in età adulta dipende spesso dalla sua presenza o non presenza nell’infanzia e nella adolescenza.

Il rosa è il simbolo della speranza. Si tratta quindi di un colore positivo che incute un certo senso di sicurezza e di ottimismo vero il futuro. Un colore che calma gli istinti primitivi, attenua i sentimenti di rabbia e l’aggressività, ma anche il senso di abbandono e la voglia di vendetta verso gli altri. Contrariamente al rosso, che universalmente e non solo in medicina viene ritenuto il colore della carica, dell’azione repentina, il rosa invece trasmette tranquillità e voglia di pensare prima di agire.

Il colore rosa nell’abbigliamento


Nel Diciottesimo secolo era perfettamente normale per un uomo indossare un abito di seta rosa con ricami floreali. I bambini e le bambine fino ai 6 anni, inoltre, erano vestiti e vestite con abiti lunghi di colore bianco senza sostanziali differenze tra maschi e femmine, se non qualche piccolo particolare come per esempio la posizione dei bottoni. La scelta del bianco era soprattutto di natura pratica: gli abiti bianchi e i pannolini bianchi di stoffa erano infatti più semplici da lavare e candeggiare. Più che basata sul sesso, la distinzione degli indumenti avveniva per età: differenziava semplicemente i più piccoli dai più grandi. Il rosa e il blu, insieme ad altri colori pastello, furono introdotti nell’abbigliamento per bambini nella metà del Diciannovesimo secolo, ma non implicavano alcun significante di genere. Uno dei primi riferimenti all’attribuzione dei colori al sesso si trova in “Piccole Donne” di Louisa May Alcott, dove un nastro rosa è usato per identificare la femmina e uno azzurro il maschio.

 

L’usanza però viene definita dalla stessa Alcott come “moda francese”, come a dire che non era ancora una regola riconosciuta ovunque, ma anzi, era una specie di vezzo “esotico”: Il rosa veniva visto più vicino al rosso (colore forte e virile legato agli eroi e ai combattimenti) mentre il blu veniva associato al colore del velo con cui veniva rappresentata la Vergine Maria. Tra gli anni Trenta e Quaranta le cose iniziarono però a cambiare: gli uomini cominciarono a vestire con colori sempre più scuri, associati al mondo degli affari, per distinguersi dalle tinte chiare percepite come più femminili e legate alla sfera domestica. a un certo punto, negli anni Cinquanta, avvenne una precisa assegnazione dei colori: Il rosa finì per essere identificato con le donne e divenne onnipresente non solo nell’abbigliamento ma anche nei beni di consumo, negli elettrodomestici e nelle automobili.

La bambola Barbie fu introdotta nel mercato proprio in quegli anni e consolidò la femminizzazione del rosa. Ma furono gli anni Ottanta a imporre definitivamente l’idea dei colori che marcatamente segnalavano il genere d’appartenenza del bambino o della bambina.

 

Autrice: Sara Villa

photo credit: PMillera4 Rose via photopin (license)
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