Fukushima: oltre 400000 tumori entro 2021

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Il chimico Christopher Martenson teme che non resti nessuna protezione integra tra almeno un reattore ed il sottosuolo a Fukushima. Come temo anche io e temono in tanti. Ma (ancora) sui giornali di mezzo mondo non se ne parla.

La situazione ha una gravità estrema, incompatibile con la tranquillità ed il silenzio che possiamo ritrovare sui media

 

Il chimico Christopher Martenson teme che non resti nessuna protezione integra tra almeno un reattore ed il sottosuolo a Fukushima. Come temo anche io e temono in tanti. Ma (ancora) sui giornali di mezzo mondo non se ne parla. La situazione ha una gravità estrema, incompatibile con la tranquillità ed il silenzio che possiamo ritrovare sui media. Martenson scrive, tre giorni fa:

15 maggio 2011 – “…many of my worst fears about Fukushima have been confirmed with the news that TEPCO has finally admitted that Reactor #1 has experienced a meltdown event that may have breached the primary containment vessel”
 
Nel suo blog aveva mostrato (foto a lato) già il 21 marzo 2011 come ci fosse una barra di combustibile usato, fatta saltare lontano dall’esplosione dell’idrogeno nelle prime ore, che stava fondendo all’aria aperta attorno al reattore n. 3 alla centrale Fukushima Dai-ichi. Ora* reputa che la situazione sia veramente disperata per la Tepco ed il governo giapponese, e per il Giappone. Ed accusa le autorità di falsificare ed occultare i dati di temperatura registrati (con strumenti a distanza) attorno ai reattori in situazione critica e post-critica.
Il signor Martenson non è il primo ecologista spaventato che passa per strada ma è un chimico, tra i maggiori esperti in neurotossine al mondo, che è stato vice-presidente del colosso dell’industria farmaceutica Pfizer ed è attualmente membro del Post Carbon Institute. Come conclude il suo articolo? Dice:
 
“L’ammontare di radiazioni rilevate partendo dalla centrale Fukushima Dai-ichi arrivando anche fino a Sud, anche all’interno della megalopoli di Tokyo è allarmante… Chiunque viva da quelle parti dovrebbe investire in strumenti per l’individuazione di radioattività ed iniziare a far pratica con le procedure di base per la decontaminazione dei materiali contaminati.”
Insomma. La parte nord di Tokyo potrebbe necessitare addirittura una urgente evacuazione in caso di esplosioni dei corium in fusione (per contatto improvviso con la falda). E potrebbe avvenire nelle prossime due settimane… Il problema è che una tale evacuazione richiede giorni per essere effettuata e in caso di esplosioni, pioggia, pressione atmosferica e situazione dei venti permettendo, non si avrebbe il tempo nemmeno di iniziare le operazioni di evacuazione dei civili (almeno categorie più a rischio). Quindi: o lo si fa ora, per eccesso di prudenza e scatenando un po’ di panico, oppure non lo si fa proprio con conseguenze nefaste.
Ed è questa seconda ipotesi che sta diventando realtà. Il Giappone per altro è entrato oggi in recessione economica, ufficialmente.
 
Infine secondo la ECRR Commissione Europea Rischi Radiazioni**, e sempre che non succeda altro (e pare succederà), l’incidente alla centrale Fukushima Dai-ichi, al 1 aprile 2011, secondo simulazioni e statistiche di altri incidenti nucleari, già aveva il potenziale per causare fino a 103000 tumori SUPPLEMENTARI entro i prossimi 10 anni, nel raggio di 100 km, ovvero su una base di 3,3 milioni di abitanti… Oltre 400000 sono invece i tumori supplementari stimati sul bacino dei 200 km, ovvero su 8 milioni di abitanti, parte della megalopoli di Tokyo compresa. Lascio agli oncologi stimare quante morti vi saranno collegate.

*link: http://www.chrismartenson.com/blog/fukushima-update-very-bad-situation/57915
**link: http://mai68.org/spip/spip.php?article2722

 

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