Udvartana e Navarakizhi: i procedimenti manuali dell’antica medicina indiana

udvartana navarakizhi

 

Nel procedimento detto Navarakizhi i tamponi sono “a umido” e adatti a moderare i disturbi generati da Vata e dalle sue specifiche qualità che ancora menziono: freddo, secco, leggero, agitato, amaro

Udvartana e Navarakizhi: i procedimenti manuali speciali dell’antica medicina indiana

I trattamenti ayurvedici se non procedono da una tipica diagnosi, secondo le basi e modalità della medicina Ayurvedica non sono propriamente così definibili. La diagnosi ayurvedica (pariksha), particolarmente medica, risulta dall’esame di almeno otto aspetti (ashtavidha pariksha) quali:

  • 1-l’esame del polso (nadi),
  • 2-della lingua (jivha),
  • 3-dei suoni del corpo,
  • 4-come la voce (shabda),
  • 5-della pelle (sparsha),
  • 6-degli occhi (drka),
  • 7-della costituzione o apparenza (akruti),
  • 8-dell’orina (mutra) e delle feci (mala), naturalmente il tutto in relazione ai Dosa Kapha, Pitta, Vata.

Un semplice e più immediato procedimento diagnostico, tuttavia, potrebbe fare riferimento, soprattutto per il personale non medico, all’esame delle intrinseche qualità dei dosa qui di seguito descritte

1) essendo Kapha, principalmente caratterizzato dagli elementi terra ed acqua, nelle approssimative proporzioni del 70% acqua e 30% terra, si possono riscontrare, in sua presenza, le qualità di umido, freddo, pesante, lento, appiccicoso, dolce ecc

2) Pitta, invece, costituito da fuoco ed acqua in presunta proporzione del 70% di fuoco e 30% di acqua, si evidenzia con le qualità di caldo, umido, attivo, penetrante, maleodorante, acido, ecc.

3) Vata, infine, fondato su aria e spazio (70% aria, 30% spazio) ha peculiari qualità come: secco, freddo, mobile, agitato, instabile, veloce, leggero, amaro ecc. Come tutti sanno, la medicina indiana, in terapia, fa uso degli opposti: ad esempio, in presenza di freddo o indisposizione causata da questa naturale qualità, come un basso fuoco digestivo (agni), consiglia di impiegare sostanze piccanti come lo zenzero, il pepe nero o altre della stessa natura, in grado di incrementare il fuoco digestivo.

Quanto qui sopra esposto diviene determinante anche ai fini della specifica scelta di una trattamento esterno come i tamponi. Non è corretto pertanto, utilizzare tamponi a secco in ogni caso, come normalmente si fa nel nostro paese, a causa di scarsa conoscenza ayurvedica, ma diviene necessario contrapporsi alle relative qualità presenti, determinate dai dosa prevalenti, con corrette preparazioni. E’ indispensabile scoprire che i tamponi si possono preparare con differenti procedimenti: a secco, a umido, a olio ecc.
Nel procedimento detto Navarakizhi, ad esempio, i tamponi sono “a umido” e adatti a moderare i disturbi generati da Vata e dalle sue specifiche qualità che ancora menziono: freddo, secco, leggero, agitato, amaro ecc.

Questi tamponi sono caldi, umidi, nutrienti, calmanti, e particolarmente consigliati, in presenza di dolore, denutrimento, pelle secca, giunture non lubrificate, che sono disturbi assai frequenti nei soggetti con Vata in squilibrio.

Ed ecco, qui di seguito descritto, un tradizionale metodo di preparazione:

materiale occorrente per 4 tamponi: due pentole, uno panno pulito, 4 pezzi di stoffa di cm. 40X40, un colino, 150gr di radice di malva indiana (balamool) essicata e sbriciolata, 600 ml di latte intero, 2.250 ml di acqua.
A freddo si colloca la malva indiana e l’acqua in una delle due pentole e si inizia una cottura che porterà ad una riduzione del liquido in ragione di un quarto del volume iniziale (da 2.400ml a 600ml) per ottenere un decotto sufficientemente concentrato Si procede al filtraggio dello stesso nel colino attraverso il panno, con l’intento di separare i residui di balamool dal liquido. Si torce con forza il tessuto e spremendolo si estraggono le ultime gocce di decotto, che risultano essere di migliore qualità, in quanto particolarmente cariche di proprietà, e si prosegue aggiungendo il latte intero, mescolando bene per ottenere un unico fluido ben amalgamato che andrà, in seguito, diviso in due parti rispettivamente di 500 ml in una pentola e di 700ml nell’altra.

Nella pentola dove è stata posta la porzione maggiore di liquido si procede a far cuocere (anzi scuocere) del riso in proporzione di quattro abbondanti “pugni”. Il riso, naturalmente, cuocendo assorbirà tutto il liquido e verrà posto, suddiviso in parti uguali nei 4 pezzi di stoffa, richiudendo i quali con arte si otterranno dei tamponi che verranno immersi nei 500 ml di liquido accantonato precedentemente. L’applicazione, secondo chi scrive, non richiede grande conoscenza di manovre ma un procedimento che si basa principalmente su 5 posture: si inizia con il paziente seduto su una sedia, poi lo si fa sdraiare sul lettino in posizione prona, lo si gira sul fianco sinistro per poter trattare la parte destra del corpo, poi sul fianco opposto ed infine lo si tratta in posizione supina. Al termine del trattamento, aprendo i tamponi, si può utilizzare il contenuto e distribuirlo sull’intero corpo (viso compreso) e dopo alcuni minuti di “posa” rimuoverlo come se fosse una pellicola. Ciò giova anche alla pelle dal punto di vista estetico. Con fine opposto, i tamponi cosiddetti a secco sono, invece, assai semplici ed immediati nella loro preparazione e adatti principalmente alla costituzione Kapha.

Caratterizzati dalla presenza di “erbe a secco, come lo zenzero, il basilico e la curcuma, poste in panni di stoffa più rada, per permettere il passaggio delle polveri attraverso il tessuto, essi sono assai efficaci in caso di aggravamento di questo dosa. Si deve tener presente che il calore, come si è già detto in altre occasioni, favorisce la dilatazione dei pori della pelle consentendo il passaggio delle erbe nel plasma e per conseguenza, attraverso l’adeguata e graduale trasformazione, negli altri sette tessuti (saptadathu). Per concludere, almeno per ora, l’argomento tamponi, citiamo quelli ad olio che sono particolarmente adatti in caso di assenza di lubrificazione o carenza di sali minerali nel corpo. I tamponi ad olio sono normalmente preparati come segue: in un tegame viene posto dell’olio di sesamo nel quale si fanno cuocere delle erbe fresche o secche con il fine di ottenere il rilascio delle loro proprietà nell’olio stesso. Si procede a filtrare e con l’utilizzo di tamponi a base di sabbia di mare, ricchi pertanto di sale e sali minerali si trasferisce l’olio medicato sul corpo.

Molto tipica, ma con finalità assolutamente opposte, è anche la tecnica denominata udvartana che impiegando erbe a secco, sfregate direttamente sulla pelle con le mani o attraverso l’uso di una pasta risulta essere molto efficace in presenza di kapha o di pitta. Abbiamo fin qui brevemente descritto alcune delle numerose tecniche manuali spesso utilizzate in ayurveda per pacificare o stimolare i dosa ma è bene sapere che nella medicina indiana sono presenti numerose altre sorprendenti soluzioni di diversa natura, che varrebbe la pena di prendere in esame.

Amadio Bianchi

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