L’omotossicologia nel trattamento dell’artrosi

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L’omotossicologia nel trattamento dell’artrosi

L’artrosi è una malattia degenerativa che interessa le articolazioni.

È una delle cause più comuni di disturbi dolorosi, colpisce circa il 10% della popolazione adulta generale, e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Durante il manifestarsi di tale patologia nascono nuovo tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata. Generalmente sono più colpite le articolazioni più sottoposte ad usura, soprattutto al carico del peso corporeo, come le vertebre lombari o le ginocchia.

L’articolazione interessata presenta caratteristiche alterazioni della cartilagine, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale si presenta iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica.

La terapia convenzionale si basa sull’utilizzo del paracetamolo (farmaco antidolorifico) o di FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei), farmaci che – pur essendo molto efficaci nel controllo del dolore artrosico – sono però gravati da numerosi effetti collaterali, soprattutto a carico di stomaco (FANS), reni (FANS) e fegato (paracetamolo).

Per quanto concerne l’Omotossicologia (disciplina non convenzionale descritta negli anni ’50 dal medico tedesco Hans-Heinrich Reckeweg (1905-1985)), l’approccio terapeutico all’artrosi differisce notevolmente da quello convenzionale. Dato che si tratta di una malattia degenerativa cronica, si devono utilizzare tutte le strategie basate sui tre pilastri della terapia omotossicologica.

L’approccio combinato prevede:

  • Un processo di “drenaggio del terreno”. L’ambiente extracellulare viene detossificato per migliorare il trasporto delle sostanze nutritive, dei mediatori, ecc., ma anche per favorire l’eliminazione dei sottoprodotti metabolici e di altre eventuali tossine.
  • Il processo infiammatorio viene regolato in modo che vengano mantenute le caratteristiche fisiologiche, ma gli aspetti negativi e distruttivi siano ridotti al minimo. Attraverso tale regolazione, si eliminano le omotossine responsabili dell’insorgenza della malattia, inibendo nel contempo la sintomatologia.
  • Si fornisce supporto al tessuto danneggiato. Vengono create le condizioni tali in cui le cellule sinoviali e i condrociti funzionanti meglio sono supportati nell’espletamento delle relative funzioni fisiologiche. Una migliore funzione rigenerativa della cartilagine tende ad inibire gli effetti degenerativi del processo artrosico e tenta di rallentare o di ridurre i danni.

 

 

 

Autore: Dott. Giorgio Marcialis (Medico Chirurgo)

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