L’Omotossicologia nel trattamento dello stress ossidativo

Omotossicologia e stress ossidativo

L’Omotossicologia / Omeopatia antiomotossica (disciplina non convenzionale descritta nel 1952 dal medico tedesco Hans-Heinrich Reckeweg (1905-1985)) è utile nel trattamento dello stress ossidativo tramite rimedi drenanti le tossine e modulanti la risposta emozionale ed infiammatoria cronica. Tutti i rimedi omotossicologici sono privi di effetti collaterali significativi. Gli antiossidanti sono rimedi in grado di neutralizzare lo stress ossidativo presente in determinate circostanze nell’organismo e coinvolti nell’induzione di numerose patologie. I radicali liberi sono molecole che si formano all’interno delle cellule del corpo, quando l’ossigeno è utilizzato nei processi metabolici. Lo stress ossidativo dipende dai radicali liberi che, derivando da processi di ossidazione, sono particolarmente instabili e dunque aggressivi. Il loro comportamento nell’organismo è proteso a ricercare un equilibrio appropriandosi dell’elettrone di altre molecole con le quali vengono a contatto, molecole che diventano a loro volta instabili, innescando un circolo vizioso per molte patologie. Queste reazioni chimiche denotate da instabilità a “catena” possono durare nel tempo e determinare stress ossidativo. I rimedi antiossidanti, interagendo con l’elettrone mancante, permettono di neutralizzare i radicali liberi.  I radicali liberi più frequenti nello stress ossidativo sono: anione superossido, idrossile, diossido di azoto, ossido nitrico, idrogeno, ossigeno ed ossigeno singoletto. L’azione patologica dello stress ossidativo colpisce direttamente le cellule, perché interferente con i lipidi, zuccheri, fosfati, proteine ed enzimi. L’azione persistente dello stress ossidativo è causa di molte patologie croniche dovute ad un precoce invecchiamento cellulare (es. Parkinson, Alzheimer, ictus cerebrale, sclerosi multipla, artrite reumatoide, aterosclerosi, diabete mellito, ..). Molte condizioni favoriscono la formazione non compensata di stress ossidativo:

  • focolai d’infiammazione cronica
  • stress emozionale
  • alimenti di produzione industriale (e, in particolare, junk food)
  • conservazione colorazione e cosmesi degli alimenti
  • farmaci
  • fumo alcool e altri abusi di tossici
  • tossici di provenienza ambientale

Gli agenti antiossidanti hanno il compito di riportare in equilibrio chimico i radicali liberi grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono avidi. L’organismo produce antiossidanti endogeni e si difende in parte dallo stress ossidativo. Quando il livello di ossidoriduzione supera una certa soglia, è necessaria – però – una terapia. La nutrizione clinica con bilanciamento degli alimenti assunti e la terapia di eventuali patologie concomitanti sono il primo presidio di trattamento per lo stress ossidativo. Tuttavia, in alcuni casi, può essere utile la terapia omotossicologica. L’Omotossicologia non rappresenta una terapia sintomatica dello stress ossidativo, ma può essere impegnata nel trattamento per la gestione delle problematiche fisiche ed emozionali che accompagnano la patologia. Una buona anamnesi ed una visita medica sono essenziali soprattutto per valutare il paziente sul piano fisico e per il risentito emozionale da lui espresso.  Secondo l’Omotossicologia, la malattia è interdipendente dall’incessante lotta che ogni organismo vivente compie per la gestione delle omotossine. Il termine “omotossine” include le sostanze tossiche provenienti dall’esterno dell’organismo ed assunte dallo stesso in vario modo: alimentazione, respirazione, contatto, ecc. Altrettanto parte delle omotossine sono i metaboliti connessi al complesso lavoro biochimico necessario per la preparazione dei comportamenti e delle emozioni. Anche tale impegno biochimico è produttore di scorie residue da eliminare. Lo stress ossidativo è intimamente interconnesso alla gestione delle omotossine. Lo stress emozionale del paziente e lo stress ossidativo sono infatti fondamentali nella comprensione dei rapporti tra emozioni e corporeità. In ogni caso, tutte le omotossine devono essere gestite ed eliminate. Quando la loro gestione complessivamente supera un livello di soglia critico, l’organismo ha una maggior difficoltà nel garantire i complessi meccanismi della regolazione. Un paziente affetto da stress ossidativo può essere affetto anche da patologie organiche concomitanti, impegnative per la gestione delle omotossine prodotte. Il trattamento omotossicologico si avvarrà – pertanto – di rimedi con funzione drenante le omotossine. Questi ultimi saranno generalmente associati ad altri rimedi omotossicologici indicati per modulare l’espressione emozionale. Infine, sono parte del protocollo terapeutico rimedi specifici per le eventuali patologie organiche concomitanti e per modulare l’ infiammazione cronica.

 

 

Autore: Dott. Giorgio Marcialis (Medico Chirurgo)

0 / 5 (0 votes)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.