Linee guida per il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività (ADHD) nel bambino: dalla diagniosi clinica al supporto nutrizionale

Uccelli nido

Un approccio per combattere i sintomi dell’ADHD: interventi psicologici e naturopatici a favore del benessere dei nostri bambini. Un esame degli schemi mentali e delle abitudini alimentari. Il cibo nutre la loro mente come una carezza nutre l’ anima.

Cos’ è l’ ADHD e come si manifesta.

L’ADHD o disturbo da deficit d’ attenzione rappresenta un disturbo dell’età evolutiva di carattere tipicamente esternalizzante, in quanto caratterizzato da un insieme di problemi comportamentali specifici innescati da una forte reattività agli stimoli esterni.
Le manifestazioni predominanti in questo tipo di patologia, sono riconducibili all’elevato grado di DISATTENZIONE, IPERATTIVITA’ E IMPULSIVITA’ tipici del bambino con ADHD, sintomi che spesso esordiscono prima dei 7 anni d’età e che sembrano colpire prevalentemente bambini di sesso maschile.

Quando compare l’ ADHD

Tali caratteristiche emergono in maniera prorompente all’interno del contesto scolastico, che costituisce, da un lato, il luogo di espressione del temperamento infantile e, dall’altro, un luogo  di sperimentazione delle relazioni sociali con i  pari e con altre figure adulte estranee alla famiglia, ma dotate comunque di una forte autorevolezza. E tra i compagni di scuola il bambino con ADHD si distingue proprio per la sua incapacità di controllo nelle reazioni emotive e comportamentali, nonché per la sua difficoltà nelle capacità di attenzione, organizzazione e pianificazione. E’ infatti il rendimento dell’allievo a costituire un primo segnale d’allarme rispetto a una problematica di questo tipo, spesso accompagnata da atteggiamenti e reazioni inappropriate che vengono immediatamente colte con preoccupazione dagli insegnanti, i quali incontrano grandi difficoltà nella gestione delle situazioni che tale patologia può innescare. In primo luogo, l’approccio relazionale all’ allievo tende a modificarsi e deteriorarsi nel tempo: frequentemente tale disturbo viene confuso con una semplice condotta inadeguata e, di conseguenza, lo studente viene colpevolizzato per il suo comportamento, con conseguenze gravi sul relativo sviluppo cognitivo e affettivo. Sia i docenti che gli stessi compagni di classe tendono a rimproverare continuamente il bambino con ADHD e quando la pazienza finisce, iniziano l’indifferenza e l’emarginazione. E’ questo ciò che spesso succede tra i banchi di scuola : disinformazione e poca propensione all’intento conoscitivo, con ripercussioni importanti anche sulle acquisizioni delle nozioni. In questi casi, il piano educativo dell’allievo dovrebbe essere individualizzato e i processi di apprendimento dovrebbero essere regolati da protocolli didattici realizzati su misura e finalizzati al raggiungimento progressivo di obbiettivi fissati in funzione del livello di disattenzione e iperattività –impulsività manifestate dal bambino.

Contesto familiare

Le problematiche che emergono in ambito scolastico si ripercuotono, poi, sul contesto familiare, all’interno del quale l’atteggiamento oppositivo del bambino induce un senso di frustrazione nella coppia genitoriale, innescando conflitti ed un senso di antagonismo verso il figlio, il quale non viene riconosciuto come il portatore di un disturbo specifico, ma come colui che adotta un atteggiamento ribelle e non conforme alle regole dettate dall’ambiente in cui vive e che, pertanto, deve essere educato in maniera più severa al fine di favorire in lui l’interiorizzazione delle norme sociali.

E’ a partire dall’osservazione del bambino e dalle informazioni fornite dagli operatori scolastici e dalla famiglia, che lo psicologo avrà la possibilità di formulare una corretta diagnosi clinica, a partire dalla quale potrà essere organizzato un adeguato piano di sostegno e d’intervento per il bambino e per le figure educative a lui vicine, un piano che includerà un lavoro d’equipe scuola-famiglia-psicologo, al fine di prevenire la comparsa di ulteriori sintomi disadattativi, quali la labilità dell’umore legata a scarsa autostima piuttosto che gli eccessi d’ira dovuti al rifiuto sociale.

Terapie per l’ ADHD

Negli ultimi anni l’attenzione medica per la cura dell’ADHD è stata focalizzata sull’adozione di terapie farmacologiche mirate alla riduzione dei sintomi, ma contraddistinte da molteplici effetti collaterali, quali la cardio e la epato-tossicità; attualmente la ricerca farmacologica si è concentrata sull’ atomoxetina , farmaco che risulterebbe “efficace” come gli psicostimolanti, ma con effetti dannosi minori. Tuttavia, occorre non dimenticarsi che i bambini sono entità in evoluzione, e compito dell’adulto è tutelarli e preservare al massimo il loro stato di integrità psico-fisica nel rispetto dell’essere umano e delle potenzialità in esso insite.

Garantire il benessere futuro dei bambini è un dovere primario e ogni nostro potere decisionale dev’essere regolato da un’attenta valutazione dei costi e dei benefici che derivano dalle nostre scelte. E poiché tanti farmaci poi così perfetti non sono, forse occorre fermarsi a riflettere sulla possibilità di percorsi di cura alternativi, che esistono e funzionano, anche se non hanno ancora trovato piena espressione e diffusione nel pensiero comune.

Se infatti l’intenzione è quella di curare, occorre prendere consapevolezza di come ogni psicopatologia sia radicata in un corpo, un corpo che necessita di essere correttamente alimentato e nutrito per garantire un funzionamento efficiente sia sul piano organico che mentale.

Nurizione e stile alimentare

Bisogna allora intraprendere un’indagine aperta all’esplorazione dello stile alimentare del bambino affetto da ADHD, poiché nessun dettaglio deve essere trascurato, in quanto sono sempre le parti a regolare e a dare un senso al tutto. Allora chiediamoci quali siano i cibi preferiti del bambino, in quali quantità li assume, se ha un’alimentazione sana e varia; queste sono domande importanti per capire come funzionano il suo corpo e il suo cervello.

Un’analisi anatomo-fisiologica della struttura cerebrale dei bambini affetti da ADHD ha permesso di riscontrare, mediante RM funzionale,una riduzione del volume della corteccia prefrontale e dei nuclei della base rispetto ai controlli, accompagnata da deficit nella neurotrasmissione dopaminergica e noradrenergica con relativa incapacità di inibire la risposta motoria agli stimoli ambientali, sintomo che viene solitamente curato con la somministrazione di farmaci psicotropi, quali il Ritalin. Tuttavia, al di là del trattamento sintomatico, occorre prendere atto del fatto che la produzione e la liberazione di alcuni neurotrasmettitori, come la dopamina, vengono regolate dagli acidi grassi polinsaturi a lunga catena (omega 3 e omega 6) che vengono assimilati tramite l’alimentazione: il 60 % del peso del cervello è costituito principalmente da DHA, elemento determinante per la trasmissione sinaptica. Qualora il bambino avesse un’alimentazione carente di questi acidi essenziali, sarà opportuno modificarla o introdurre nella dieta un integratore nutrizionale appropriato: diversi esperimenti condotti negli ultimi decenni su bambini affetti da ADHD hanno dimostrato l’importanza fondamentale di queste sostanze per un buon sviluppo e funzionamento cerebrale, con notevoli miglioramenti sul deficit attentivo.

L’ importanza dell’ alimentazione nell’ ADHD

I comportamenti legati all’impulsività e all’irritabilità potranno inoltre essere meglio modulati con l’assunzione di magnesio, senza il quale le cellule cerebrali diventeranno eccitabili e reattive: tale minerale, infatti, ha un ruolo fondamentale nella trasmissione dell’impulso nervoso. Non dimentichiamoci, poi, l’importanza dello zinco, della vitamina C e delle vitamine del gruppo B, che concorrono, insieme al magnesio, a una vasta serie di trasformazioni enzimatiche necessarie ad un ottimale funzionamento psico-fisico.

Di conseguenza, sarà opportuno rivisitare interamente le abitudini alimentari del bambino con ADHD: un’alimentazione ricca di zuccheri raffinati, come quella attualmente dominante, innescherà uno stato di acidosi con conseguente demineralizzazione, associata a stati di irritabilità costante e di deconcentrazione che potranno essere compensati dall’introduzione di alimenti ricchi di minerali, quali frutta e verdura, accuratamente selezionati sulla base della biotipologia individuale.

E ricordiamoci quanto sia importante il cambiamento delle abitudini alimentari per la salute del bambino poiché, se non curato,  vi sarà una probabilità elevata che continui a manifestarne i sintomi tipici dell’ADHD anche nell’adolescenza e nell’età adulta, sintomi spesso associati ad altri disturbi psicopatologici, quali l’abuso di sostanze o comportamenti psicosociali, i quali provocheranno una definitiva compromissione del suo funzionamento sul piano lavorativo, cognitivo ed affettivo.

Un approccio multimodale che integri interventi psicosociali a protocolli naturopatici rappresenta quindi lo strumento migliore per la cura dell’ADHD: usiamolo!

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