Spaghetti Vegan ai pistacchi

spaghetti vegan pistacchio

Ecco una ricetta vegana a base di pasta ai cinque cereali, alghe e pistacchi con il guscio. Per non rimpiangere neppure l’ aspetto delle vongole !

Nome ricetta : “Spaghetti alle Vongole Felici”

Se non sono mai stata attratta dalla carne, tantomeno dal pesce… Ma avevo selezionato un paio di piattini che stavano abbastanza in alto nella mia classifica di gradimento…
Uno dei quali è quello che vi posto qui in versione veganizzata.
Da vegetariana non mi ero posta il problema della sostituzione, mi concedevo semplicemente sporadiche infrazioni. Ma da vegana invece non mi sognerei più di fare infrazioni di nessun genere! Con tutte le possibilità che abbiamo di sostituire praticamente ogni ingrediente sensibile…
Ho trovato molte ricette di pasta con sughi di pesce veganizzati on-line, tutte molto appetitose, ma mi mancavano le conchigliette nel piatto… finché un giorno sgranocchiando i miei adorati pistacchi vedo finalmente materializzarsi davanti a me la possibile sostituta vegetale della povera vongola!
E ho tentato… se non altro anche l’occhio vuole la sua parte…

Ingredienti per due persone:

  • 200 g di spaghetti ai cinque cereali (di nota marca che sarebbe meglio evitare, ma la pasta integrale bio oltre a non essere spesso di eccelsa qualità è di difficile reperibilità e costosa)
  • 200 g di pistacchi, gusci compresi (erano anche abbondanti…)
  • 1 stecca di alga kombu
  • aglio (1 o 2 spicchi)
  • peperoncino (a piacere)
  • 4 sanmarzano (non avevo pomodorini in casa) prezzemolo (ho messo due-tre abbondanti prese dalla scorta surgelata, ma meglio sarebbe fresco) olio evo sabino
  • 1 cucchiaio di farina integrale
  • 1 foglia di alloro

Procedimento:

Un paio d’ore prima di cena metto a bagno l’alga kombu. Con una certa trepidazione, chiedendomi se sia l’alga adatta, poiché la mia esperienza al riguardo finora si è limitata a quella nori in scaglie… Tuttavia voglio rischiare, sono troppo curiosa di assaggiarla.

Sulla confezione della kombu c’è scritto di metterla in acqua due volte per 15 minuti cambiando l’acqua e al secondo ammollo di buttarla via e non usarla in cottura.
Tuttavia in rete ho trovato molte ricette che chiedono espressamente l’uso di quest’acqua…

Un po’ dubitabonda elaboro un compromesso: la prima acqua la butto, la seconda la tengo e ci metto anche i 200 g di pistacchi, come se fossero veramente vongole… così spero che il pistacchio assorba la voluttà marina dell’alga, iniziando il processo di vongolizzazione… (e così ovviamente la kombu nel secondo ammollo è stata ben più dei 15 minuti richiesti).
All’ora di cena metto su la padella per il sughetto: qualche bel giro di olio evo, un bell’aglio nudo e intero (ne vado sempre disperatamente alla ricerca, rubacchiandolo dal piatto del mio compagno), mezzo peperoncino secco sbriciolato, la foglia di alloro.

E poi butto i pistacchi-vongola insieme alla kombu tagliuzzata con qualche cucchiaiata d’acqua dell’ammollo… e copro, sperando che i gusci si aprano come quelli delle vongole…
Il fenomeno purtroppo non si produce, quindi dopo che i pistacchi-vongola si sono sufficientemente insaporiti, aggiungo i sanmarzano a pezzettini. Sguscio una buona metà dei pistacchi o anche più, dipende da quanto si ha voglia di stare con le mani nel piatto… E nel frattempo butto gli spaghetti.

Ora confesso di essermi letta la discussione sulle linguine alle vongole in un blog onnivoro che qui credo non posso citare… sulla questione della mantecatura e dello spaghetto perfetto (che io non avevo) e del cucchiaio di farina eretico da aggiungere alla salsetta per avere un effetto trattoria… cioè evitare che il sughetto scivoli giù nel piatto senza lasciare traccia sullo spaghetto. Ho dovuto optare per la seconda soluzione.

Ho scolato gli spaghetti a metà circa del tempo indicato e ne ho proseguito la cottura nel sughetto a cui ho aggiunto il resto dell’acqua d’ammollo (non era una bagnarola, era l’acqua in cui stavano a bagno i duecento grammi di pistacchi e l’alga Kombu – se l’acqua è troppa ovviamente non usatela tutta, a meno che non vogliate sperimentare il brodo di pesce vegan). Verso la fine ho gettato il cucchiaio di farina. Dopo avere spento la fiamma due-tre prese di prezzemolo, che ci sia ma senza troppa invadenza… almeno per il mio gusto. Un giretto d’olio a crudo et voilà, coperchiato in attesa di andare in tavola dopo che ho mangiato un bel frutto di stagione e una bella insalata a foglia verde con le olive (questo per me a cena è un must).

Il mio compagno che ha (o meglio aveva) un debole per il pesce ha gradito… Lui dice che la mia cucina è in grado di ricompensarlo della rinuncia… Pian piano la dieta vegan apre gli occhi a tutti. Infatti di recente trovandosi a una mensa con dei pesci interi squadernati sui piatti ha provato un senso di sgomento, lui che in passato si sarebbe fiondato su queste pietanze invece è passato oltre, ed io non ero là!
Per quanto mi riguarda ho trovato la kombu adeguata per rendere un saporino marino delicato e discreto, a differenza di quello dispotico e un tantino stucchevole della nori (che ho provato insieme a pezzetti di zucca per mimare un altro piattino ittico a cui ero affezionata, il sugo di tonno… – per il mio compagno riuscito, ma probabilmente se cambio alga mi troverei meglio).

Ovviamente invece la consistenza del guscio di pistacchio reso morbido dall’ammollo rispetto alla perlacea durezza di quello della vongola non ha proprio niente in comune… ma il fatto di trafficare con le dita nel piatto ad aprire molti pistacchi chiusi o a schiacciare facilmente quelli sigillati mi ha divertito molto. Mi chiedo se non sarebbe il caso di abbreviare l’ammollo dei pistacchi… o evitarlo del tutto…
Concludo ringraziando i magnifici cuochi qui presenti che hanno ispirato da un anno molti dei miei pasti!

p.s. quando ero “onnivora” (per modo di dire) mettevo il parmigiano sui sughi di pesce, e da vegan ho mantenuto il mio stile sovversivo spolverando i corrispondenti veganizzati con lievito alimentare in scaglie o parmigiano veg!

Fonte: cucinaecozoica.com

Per altre ricette sane e naturali, consigliamo ai i nostri lettori il libro Vongole Felici, un ricettario ecozoico, ispirato alla selvacità e ai cicli naturali. Potete trovare tutte le informazioni inerenti e molto altro, a questo indirizzo

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