Erbe (non solo) in tavola – Recensione

E’ il destino delle erbe spontanee che prima ancora d’essere usate come medicinali, sono state conosciute, raccolte e coltivate dall’uomo a uso alimentare.

Da sempre. Malgrado non manchi qualche fruttivendolo accorto che riesce a recuperare per i propri clienti gli agognati mazzetti di tarassaco, malva, raperonzolo, rosolaccio, amaranto e ortica, il più delle volte per gustarle bisogna rimboccarsi le maniche e andare “a naso in giù” per scoprirle lungo argini, prati selvatici e aree boschive. Ma l’uomo nasce raccoglitore: di frutti, di semi o di radici. Ne sappiamo qualcosa noi, Roberta e Fabrizio, autori di questo libro nato dall’incontro fortuito tra una scrittrice-giornalista e uno scultore-coltivatore di erbe aromatiche e officinali. Il risultato è questa officina delle erbe articolata in ordine alfabetico, creata per quell’esercito di almeno 100mila persone tornate nelle campagne e nei boschi a raccogliere quanto offre la terra.

Ed è così che si arriva anche al termine di fitoalimurgia, intendendo proprio l’uso di “alimenti vegetali spontanei raccolti dall’uomo in momenti di carestia” che recenti studi hanno essere fonte di sostanze antiossidanti, meritando a pieno titolo la definizione di “cibo-medicina”.
Il mondo dei vegetali è vastissimo e ci offre infiniti spunti di ricerca; noi volutamente ci siamo concentrati sulle erbe aromatiche e le erbe spontanee accomunate dalla possibilità di usarle in cucina, come cosmetici o medicine, in casa per tinteggiare poltrone o tappeti e farne altri usi. Perché valorizzarle significa salvaguardare la biodiversità e, al tempo stesso, recuperare tradizioni antiche e lessico locale che rischiano di scomparire.
C’è stata una perdita di memoria spaventosa. E per trovarle in effetti bisogna far fatica ma questo libro vi aiuta a riconoscere oltre un centinaio di erbe spontanee mediante la foto (la pianta è ritratta nel periodo della raccolta,) spiegando etimo, nomi comuni, diffusione e propagazione, notizie per l’eventuale impianto o riproduzione nel giardino, calendario di raccolta, usi alimentari, fitoterapici e tante curiosità.
Prima però di infilare gli stivali e mettervi sotto braccio il cestino e “andar per erbe”, fate attenzione!

Vi raccomandiamo:

  1. Non improvvisate. Raccogliere la pianta sbagliata può creare anche seri problemi se ci si imbatte in specie tossiche, alcune delle quali possono essere anche mortali. In altri casi, di alcune piante solo certe parti sono mangerecce, oppure la commestibilità sussiste solo in particolari periodi dell’anno o se le si cucina in un determinato modo;
  2. Non raccogliete in ambienti inquinati. È importante che le piante siano raccolte in posti lontani dalle strade trafficate, in campi di cui si conosce con certezza le operazioni effettuate;
  3. Raccogliete le erbe in modo corretto per tutelarne la sopravvivenza futura. Il raperonzolo sui Colli Euganei, ad esempio, è quasi scomparso perché tempi addietro ne è stato raccolto tantissimo e male, lo stesso vale per la borragine. Vi piacciono i papaveri? Non serve razziare un intero campo per raccogliere le rosole: in una coppa di papavero si trovano quasi un migliaio di semi…e giusto per chiudere con l’acquolina in bocca, lo sapete che gli amaranti si usano come gli spinaci ma sono più saporiti e sono infestanti? La portulaca, ricca di Omega3 che prevengono le malattie cardiovascolari, ha sapore simile allo spinacio e al crescione di acqua? Questo e altro lo scoprirete di pagina in pagina, dando il giusto valore alla terra e alla vostra regione.

 

Autori: Roberta Maresci e Fabrizio Savi

 

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