Chi non ha mai sentito parlare di intolleranze alimentari?

Per definizione consolidata quando si parla di intolleranza alimentare  si intende una reazione anomala da parte dell’organismo ad un alimento o ad un suo componente (ad es. un additivo). Tale risposta dell’organismo ha a che vedere essenzialmente con il sistema metabolico, ovvero con la capacità o meno che il corpo  ha di assimilare una determinata sostanza.

La differenza tra intolleranza ed allergia è determinata dal tipo di reazione dell’organismo: l’intolleranza non implica una risposta immediata del sistema immunitario, contrariamente l’allergia è causa di una risposta immunologica  veloce e può rivelarsi  anche pericolosa per l’individuo,  qualora si ingerisca o si entri in contatto con la sostanza incriminata.

L’esistenza di una connessione tra i cibi di cui ci nutriamo ed alcuni malesseri tipici di chi soffre di intolleranze alimentari, ad esempio stanchezza cronica o emicrania, era già nota nell’antichità tanto che un grande medico come Ippocrate, vissuto tra il V ed il IV secolo a.C. aveva l’abitudine di osservare lo stato di salute del paziente mettendolo in relazione alle abitudini alimentari ed alle  attività quotidiane di quest’ultimo.

Si è dovuto attendere fino al XX secolo affinché gli studi clinici in questo settore iniziassero ad essere presi  seriamente in considerazione dalla comunità scientifica, a seguito dell’affermazione della Immunoterapia, una branca della Medicina che cura alcune patologie utilizzando sostanze che determinano una precisa reazione da parte del sistema immunitario umano.

Per molti anni ho sofferto, senza saperlo, di intolleranze alimentari: accusavo frequenti stati  tossici che si manifestavano principalmente con mal di testa e stanchezza cronica.  Quando stavo male  continuavo a svolgere  ugualmente le mie attività quotidiane, ma facevo molta più fatica a portarle a compimento.

Ad un certo momento ne parlai con il mio otorinolaringoiatra  che, avendomi in cura da diversi anni, mi conosceva bene. Lui mi prescrisse delle iniezioni di glutatione, un antiossidante che il nostro corpo produce naturalmente, con elevato potere disintossicante. Il glutatione però mi aiutò a combattere i sintomi, non a risolvere la causa.

Infine, circa dieci anni fa, circa  mi decisi a fare il Cytotoxic test, un test di laboratorio  che prevede un prelievo di sangue, utile per stabilire la risposta immunitaria dell’organismo all’ingestione di determinati alimenti. I risultati del test evidenziarono un’intolleranza al frumento ed alle leguminose, ahimè, elementi base della dieta mediterranea!

Per un lungo periodo ho tolto questi alimenti dalla mia dieta, per poi reintrodurli gradualmente ed ancora oggi li consumo in quantità limitate, ma i sintomi evidenti di quegli stati tossici non si sono più ripetuti.

Si tratta di una conquista quotidiana, perché è sempre necessario calibrare il tipo e la quantità di alimenti introdotti nella dieta, per evitare l’effetto “accumulo” nell’organismo di quel determinato cibo e, di conseguenza, l’insorgenza dell’intolleranza.

La mia esperienza con le intolleranze alimentari mi ha fatto  riflettere su alcuni problemi di salute di cui ho sofferto in passato, in particolare disturbi intestinali, diagnosticati  come Sindrome del Colon Irritabile. I disturbi intestinali, i problemi digestivi, la presenza di meteorismo (aria all’interno dell’intestino), diarrea, stitichezza, senso di nausea, in effetti non sono sintomi riconducibili alle intolleranze alimentari?

Raramente però viene preso in considerazione il fatto che un ruolo determinante nell’insorgenza dell’intolleranza nell’organismo umano può averlo, oltre l’alimentazione, uno stile di vita irregolare o addirittura fattori ambientali. Una vita dai ritmi frenetici, una cattiva respirazione (sensazione di “fiato corto” causata dallo stress, che altera la respirazione diaframmatica), l’inquinamento ambientale, il consumo di alimenti geneticamente forgiati per un’industria agro alimentare che deve a tutti i costi rispondere ad esigenze di efficienza e produttività, sono elementi che contribuiscono alla comparsa dei disturbi di coloro che soffrono di problemi di intolleranza.

Cos’è  e cosa si intende per sensibilità cerebrale?

Da alcuni anni taluni ricercatori hanno iniziato a studiare gli effetti che le intolleranze possono avere sul nostro stato mentale, oltre che sulla salute fisica, coniando  a tal proposito l’espressione “Sensibilità Cerebrale”.

In Fisiologia il termine  Sensibilità Cerebrale viene utilizzato per indicare  il modo in cui il nostro sistema nervoso reagisce agli stimoli provenienti dall’interno del corpo oppure dall’ambiente che ci circonda.

Un contributo importante nel dare valore a questa espressione proviene dalla  PNEI o Psiconeuroendocrinoimmunologia, ovvero quella scienza, affermatasi negli ultimi trent’anni, che studia le interazioni esistenti tra attività mentale, sistema neurovegetativo, sistema endocrino e sistema immunitario, nonché dalla Epigenetica  i cui studi tendono a dimostrare come fattori ambientali siano in grado di alterare l’attività dei geni, senza tuttavia modificare la sequenza del DNA.

Aderendo ai metodi di indagine utilizzati da queste scienze che potremmo definire “moderne”,  alcuni medici ricercatori hanno iniziato a studiare attentamente i modelli comportamentali descritti dai loro pazienti, mettendoli in relazione con fattori  ambientali oppure osservando la risposta del loro sistema neurovegetativo in relazione ad alcuni tipi di alimenti consumati nella  dieta abituale.

Come si manifesta la sensibilità cerebrale?

I sintomi con cui la sensibilità cerebrale si manifesta più di frequente sono:

  • Irritabilità;
  • Mal di testa;
  • Svogliatezza;
  • Ansia;
  • Depressione, nei casi più gravi.

In realtà  la sintomatologia  può manifestarsi in molti modi diversi, un’attenta osservazione del paziente, uno studio dei sintomi indicati da quest’ultimo, la descrizione dell’ambiente in cui vive e lavora ed un’autoanalisi del paziente stesso (non sempre facile), possono essere fondamentali per  individuare le cause che determinano i sintomi della Sensibilità Cerebrale”.

Quali le cause possibili cause che determinano la sensibilità cerebrale?

E’ vero dunque che la Sensibilità Cerebrale può essere determinata dal fatto di alimentarsi con alcuni cibi, anche da più alimenti differenti che si introducono nella dieta abituale, ma può  scaturire  da sostanze che si respirano nell’ambiente  in cui si vive.

La Sensibilità Cerebrale consiste in uno stato di generale malessere fisico, ma  presenta anche connotazioni di disagio psichico nel paziente,  pare infatti che l’intolleranza ad un alimento o di tipo ambientale, ovvero ad una sostanza chimica presente nell’ambiente che in cui viviamo abitualmente, possano causare una reazione a livello cerebrale.

L’allerta viene data dal sistema nervoso, che per definizione della stessa PNEI, si è visto essere strettamente correlato al sistema immunitario dell’organismo. Siffatta reazione a livello cerebrale non provoca una vera e propria patologia, ma una sintomatologia che determina un malessere generale dell’individuo, alterando, oltre il suo benessere fisico, anche quello psicologico.

Il vero problema della sensibilità cerebrale è l’assuefazione.

L’organismo non reagisce alla sostanza a cui è intollerante con una risposta immunitaria immediata, come accadrebbe nel caso di una allergia, per cui il vero problema della Sensibilità Cerebrale è che, sebbene il sistema nervoso ed il sistema immunitario siano in “sovraccarico”, il corpo continua a svolgere tutte le sue funzioni come nulla accadesse, iniziando tuttavia ad accusare alcune sintomatologie, come ad esempio stanchezza, gonfiore, irritabilità, tendenti ad aggravarsi nel tempo.

Nel caso in cui si riesca ad individuare la causa dell’intolleranza, la sua immediata eliminazione, dalla dieta o dall’ambiente, può causare nel soggetto un aggravamento dello stato  di malessere, in quanto viene a cadere improvvisamente l’elemento su cui si regge  l’equilibrio malsano raggiunto, pertanto potrebbe accadere ad esempio che , all’inizio di una dieta priva dell’alimento incriminato, il paziente accusi un peggioramento dello stato di salute generale. Questo stato particolare è indicativo di una assuefazione del corpo alla sostanza a cui risulta intollerante.

La Sensibilità Cerebrale è attualmente una delle problematiche, ancora in fase di studio, legate all’introduzione di alimenti a cui si è intolleranti o all’inalazione di sostanze nocive  per l’individuo, tuttavia i dati clinici raccolti fino ad ora, utilizzando il metodo empirico, sembrerebbero dimostrare che, se riconosciuta per tempo, può essere risolta abbastanza rapidamente, ad esempio con l’adozione una dieta specifica che preveda l’eliminazione del cibo determinante la reazione avversa dell’organismo,  sempre con la supervisione del proprio medico nutrizionista o di altro specialista del settore.

Fonte: Libro “Le intolleranze alimentari” di David Sheinkin, Michael Schachter, Richard Huttun, Ed. Red!.

Autrice:Patrizia Garozzo

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