Inquinamento biologico: specie aliene invasive in Italia

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L’Italia è letteralmente sommersa di specie aliene alcune introdotte migliaia di anni fa come i Ratti ed il topolino delle case e perciò oramai blandamente nocivi se non nelle piccole isole, ma esistono alcune specie che stan profondamente danneggiando i nostri ecosistemi e minacciano pericolosamente la fauna e la flora nativa del nostro paese.

Il flagello delle specie aliene invasive in Italia

Cosa è una specie aliena?

Una specie aliena, detta anche alloctona è un organismo nativo di continenti o di nazioni diversi da quello ove è stato introdotto artificialmente in modo volontario od involontario. Da sempre li esseri umani introducono specie diverse da quelle native per vari scopi come ad esempio quello alimentare (vedi il Fagiano introdotto dai Romani dal Medio Oriente all’Europa o il Coniglio dalla Penisola Iberica a buona parte del mondo), ricreativo o accidentale ad esempio attraverso il commercio navale o le acque di zavorramento delle navi. Non sempre una specie aliena si acclimata in un continente o nazione diversa, in questo caso, ossia se si estingue subito o poco dopo l’introduzione si parla di specie NON ACCLIMATATA, se invece si acclimata si parla di specie ACCLIMATATA. Una volta che una specie si è acclimatata questa può andare incontro ad una rapida crescita numerica e colonizzazione di nuove aree rispetto quella ove è stata introdotta o rimanere relegata in loco;  nel primo caso si parla di specie INVASIVA nel secondo caso NON INVASIVA. Infine se una specie oltre a diffondersi causa danni a specie native o all’attività umane si parla di specie nociva.

Quali sono le specie aliene piu’ nocive nel mondo?

Senza alcun dubbio le specie più nocive per le attività umane e la biodiversità sono i Ratti (Rattus norvegicus, Rattus rattus e Rattus exulans), il Topolino delle case (Mus domesticus) il Gambero della Louisiana detto anche Gambero killer (Procambarus clarkii), lo Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) ed alcuni pesci come il Pesce rosso (Carassius auratus), il Boccalone (Micropterus salmoides) ed il Persico sole (Lepomis gibbosus).
I danni creati alla biodiversità sono moltissimi e riassumibili in: Predazione eccessiva nei confronti di specie native con conseguente diminuzione delle stesse o anche estinzione (vedi i ratti nelle isole), competizione per le risorse alimentari e trasmissione di agenti patogeni.
I danni verso le attività umane variano a seconda della specie ma generalmente sono legati a danni a strutture, contaminazione/distruzione delle derrate alimentari e trasmissione di agenti patogeni oltre al fatto che i danni ambientali causati dagli alieni nocivi alla fine nocciono anche alle persone che si sono evolute in quel dato habitat …

Quali sono le piu nocive specie aliene italiane?

L’Italia è letteralmente sommersa di specie aliene alcune introdotte migliaia di anni fa come i Ratti ed il topolino delle case e perciò oramai blandamente nocivi se non nelle piccole isole, ma esistono alcune specie che stan profondamente danneggiando i nostri ecosistemi e quindi anche le nostre attività essi sono in ordine

Procambarus clarkii o Gambero della Louisiana: la strage dei fiumi

Il Gambero della Louisiana (Procambarus clarkii): Introdotto negli anni 90 nel Lago di Massaciuccoli in provincia di Lucca ed in alcune località Emiliane per favorire la pesca, ha rapidamente invaso tutto il nord, quasi tutta la Toscana, il Lazio settentrionale ed esistono popolazioni isolate in Sicilia. Tale specie, grande e vorace fa strage di anfibi (sia girini che adulti che soprattutto uova), pesci e loro avanotti (piccoli), vegetazione acquatica e ripariale, invertebrati e molluschi fino a sterilizzare un corso d’acqua od una zona umida dalla vita che prosperava. Come se non bastasse esso è serbatoio di un fungo patogeno per il nostro Gambero di fiume (Austropotamobius italicus) e del terribile fungo patogeno per molti anfibi (il Citridio) che a livello mondiale ha causato 100 estinzioni e tantissime rarefazioni ed in Italia il collasso dell’Ululone dal ventre giallo appenninico (Bombina pachypus). Come se non bastasse esso scava continuamente nelli argini potendone causare il cedimento ed è noto per mangiare vegetazione coltivata nelle golene dei fiumi

Sciurus carolinensis o Scoiattolo grigio: la minaccia ai boschi

Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis): Introdotto nel lontano 1948 in Piemonte tale Scoiattolo compete con il nostro Scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) causandone il rapido collasso, questo collasso ha ripercussione gravissime per tutti i nostri boschi in quanto lo Scoiattolo rosso tende a seppellire vari semi che poi si dimentica e questi germogliando favoriscono la ricrescita della foresta mentre il grigio li nasconde nei buchi delli alberi (i fitotelmata) ed inoltre il rosso ama mangiare i funghi anche di specie commestibili per la nostra specie favorendo con le feci la loro diffusione, mentre il grigio non mangia funghi. Se il grigio dovesse raggiungere le alpi o/e li appennini sarebbe la fine del nostro scoiattolo e la fine del bosco come lo conosciamo noi

Myocastor coypus o Nutria: il pericolo per la vegetazione

Nutria (Myocastor coypus): La Nutria è un grande roditore simile ad un piccolo castoro, ma con coda da ratto che vive presso zone umide e fiumi. Nativo del Sud America venne introdotto negli anni 40 per fine pelliccero, ma a seguito di fughe e rilasci è oggi presente in tutta Italia anche se a sud è puntiforme. La Nutria si nutre di vari vegetali sia spontanei che coltivati e può causare danni sia da pascolamento/brucamento alla vegetazione nativa delle paludi e dei fiumi ed a quella coltivata nelle golene ed inoltre può calpestare le uova di uccelli nidificanti al suolo e, con la sua attività di scavo nelli argini causare il loro cedimento.

Cosa si può fare per contrastare le specie nocive?

E’ arduo contrastare specie antiche e perfettamente adattabili alla presenza umana, ma è concepibile, almeno finché si è in tempo eradicare le popolazioni introdotte attraverso trappolamento con successiva eliminazione, uso di esche velenose e soprattutto favorire la resistenza delle specie native attraverso opere di rinaturalizzazione di zone degradate o troppo modificate dall’attività umana … .
Molto più importante è la presa coscienza da parte della popolazione dei danni delle specie alloctone e del rilasciarle in natura evitando perciò tali deprecabili comportamenti come ad esempio abbandonare le Tartarughine d’acqua dolce (Trachemys scripta elegans) che poi diventan voraci predatori di 30 cm in grado di aggredire pure li anatroccoli.
La prevenzione resta in ultima analisi la via più efficace per contrastare l’avanzata delle specie nocive, e tutte le forze sociali e militari devono essere messe in campo per affrontare questi preoccupante fenomeno, prima che altre e più invasive specie sbarchino ad esempio nel nostro paese (proprio quest’anno si assiste all’avanzata del Calabrone cinese minore (Vespa velutina) introdotto inavvertitamente da carghi cinesi non controllati, che è un grande sterminatore di api e le cui conseguenze ambientali possono essere severissime).
Un mio personale consiglio è quello di fumigare le stive delle navi dopo ogni sbarco, controllare accuratamente ogni pianta importata ed infine vietare la detenzione e la vendita di specie native di climi affini a quello ove potrebbero acclimatarsi… .

Autore: redazione

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