Mangiare bene per mantenersi in salute!

lago lecco varenna

Per stabilire una dieta corretta è sufficiente basare la valutazione sul contenuto calorico di zuccheri e di grassi? Gli errori alimentari più comuni che fanno della quantità e non della qualità il modello ideale di dieta imposta dai mass media e dalle industrie

Articolo 6 della Guida alle cause della Malattia e Naturopatia

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Mangiare bene per mantenersi in salute

Spesso sento esprimere la convinzione, da parte dei non addetti al lavoro, che un particolare cibo ‘ mi fa male’ (giudizio basato su esperienza soggettiva) o ‘fa male’ (giudizio che deriva dai mezzi di informazione, interpretato soggettivamente).

La scienza ufficiale, fino ad oggi, ha trasmesso una valutazione dei cibi basata su:

  • il contenuto calorico: l’interpretazione del pubblico è che i cibi calorici fanno male perché fanno ingrassare (e il sovrappeso è sentito come un problema, anche se più per ragioni estetiche che di salute), però sono anche i più ‘appetibili’ e ‘danno energia’
  • il contenuto di zuccheri e di grassi: il pubblico è diviso nelle due fazioni contrapposte di quelli che pensano siano i grassi a far ingrassare (quindi anche le noci, ad esempio) e quelli pensano siano colpevoli gli zuccheri, il pane e la pasta
  • alcuni alimenti hanno proprietà benefiche per il contenuto di specifiche sostanze (ad esempio la vitamina C nelle arance), quindi il fatto che un alimento abbia intrinsecamente certe proprietà comporta che fa bene (o male) in senso assoluto
  • alcune sostanze, come il calcio, devono essere assunte ad ogni costo, senza preoccuparsi della capacità dell’organismo di utilizzarle e anche se i cibi che li contengono (ad esempio i latticini) a molti possono dare problemi.

La ricerca scientifica sta facendo enormi progressi nella conoscenza dei cibi, in particolare delle sostanze che li costituiscono e delle loro proprietà: queste conoscenze non si traducono però in un miglioramento significativo del modo di alimentarsi della popolazione, nel senso di mangiare in modo di preservare la nostra salute. Prevale inoltre una sottovalutazione dell’importanza di una corretta alimentazione per il mantenimento della salute in generale, focalizzandosi molto sulla cura dell’obesità e dei disturbi metabolici: si trascura ad esempio il legame tra una cattiva alimentazione nei bambini e i deficit dell’attenzione e disturbi del comportamento, ma anche, negli adulti, dei disturbi dell’umore e delle prestazioni mentali.

Ritengo che il nostro modo di alimentarci sia ‘afflitto’ dai seguenti mali (che definirei ‘maggiori’):

  • si mangia troppo, con pasti abbondanti e spesso in fretta, molti mangiano poco a colazione (un caffè) e abbondano a cena, squilibrando l’assetto metabolico che serve a gestire i flussi di nutrienti in arrivo e il loro utilizzo e dovrebbe essere caratterizzato da precisi ritmi giornalieri
  • si mangiano sempre e costantemente alcuni alimenti ‘base’: zucchero, farina di grano, latte e latticini, pomodoro, insalata, carni (con predilezione per i salumi)
  • non si rispettano giorni ‘di magro’ (in cui si mangia meno, lasciando da parte i soliti alimenti) almeno 1-2 volte la settimana, quindi l’organismo ‘non recupera’ e l’efficienza metabolica diminuisce nel tempo
  • si abusa di cibi raffinati, in cui la parte costituita dai nutrienti (glucidi, lipidi, proteine) è scorporata da vitamine, minerali, fibre (che dopo vengono proposti come integratori)
  • si abusa di caffè, tè e altri nervini, oltre a bibite gassate e succhi zuccherati
  • gli alimenti arrivano sulla tavola dopo lunghi viaggi, quindi ‘morti’ (in pratica le sostanze benefiche sono ossidate o comunque degradate)
  • si assumono additivi (residui di pesticidi e diserbanti, conservanti, stabilizzanti, coloranti, dolcificanti, grassi idrogenati, oli di palma) per un ammontare di parecchi chili all’anno, quindi mettendo a dura prova il nostro fegato, senza trascurare che il modo sono stati determinati i limiti nei dosaggi è quantomeno discutibile
  • sotto la spinta di tradizione, pubblicità, abitudine si mangia tutti in modo simile, estate e inverno, magri e grassi, bambini e anziani
  • si mangia volentieri ciò che piace (ma i gusti sono fortemente condizionati dall’abitudine e dall’abuso di aromatizzanti), quindi si rifiutano alternative a ciò che si è abituati a mangiare e ogni cambiamento si traduce in uno stress che rischia di annullare ogni beneficio.

Poi si possono ravvisare anche dei ‘mali minori’, che però risultano utili da conoscere quando si manifestano una serie di disturbi:

  • è ancora difficile determinare le corrette abitudini alimentari rispetto al tipo di metabolismo (più lento o veloce), alla costituzione in generale, alle abitudini (attività fisica, lavoro intellettuale)
  • si sa poco rispetto ai fattori che determinano la compatibilità di un soggetto con ogni alimento
  • si trascura l’influenza di variazioni dell’efficienza funzionale dell’apparato digerente (stomaco, intestino, fegato, pancreas) nell’assimilazione del cibo e le funzioni immunitarie, nervose, endocrine da essi svolte (vedi disbiosi)
  • permangono controversie sulla composizione dei pasti, spesso ‘pasto completo’ (in termini di nutrienti) si traduce in ‘pasto eccessivo’.

Da quanto detto dovrebbe risultare chiaro che il cibo può essere medicina o veleno, ma la differenza sta in un’educazione alimentare diffusa, che consenta un livello più alto di consapevolezza sulle scelta dei cibi (imparare a scegliere tra ciò che ci fa bene e ciò che ci può nuocere): servirebbe inoltre una maggiore pressione sull’industria alimentare e sull’agricoltura a investire sulla qualità, anche se a discapito della quantità (per mangiare meno ma meglio).

 

autore: Soldano Alessandro

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