Il profilo lipidico di ognuno di noi è, con ogni probabilità, legato alla composizione del microbiota intestinale, che, attraverso specifiche specie batteriche compresi i suoi metaboliti, influenza i livelli plasmatici di colesterolo HDL e trigliceridi e, di conseguenza, il rischio di sviluppare problematiche e danni cardiovascolari. Nonostante le patologie cardiovascolari siano svariate e multifattoriali, elevati livelli di colesterolo LDL e/o trigliceridi possono essere fattori co-responsabili nel favorirne il rischio.

Sebbene l’uso delle statine sia il trattamento più in uso oggigiorno nel contrastare l’elevato valore dei marker lipidici anche con buoni risultati di efficacia, si è notato però che queste non sono in grado di migliorare i valori del colesterolo HDL (le lipoproteine deputate al “trasporto inverso” del colesterolo libero cioè dal sangue al fegato per il suo catabolismo).

Attraverso il loro ruolo di “operatori ecologici”, le HDL contribuiscono alla pulizia delle arterie contrastando di concerto gli altri trasportatori di colesterolo come le LDL, le quali, procedendo al contrario verso i tessuti periferici, contribuiscono alla formazione delle placche aterosclerotiche.

Studiati e dimostrati i molti ruoli e processi nei quali il microbiota è implicato nella nostra salute, è lecito supporre che potrebbe essere coinvolto anche nella regolazione dei parametri lipidici, associato al metabolismo del colesterolo HDL e dei trigliceridi.

Alcuni studi europei, attraverso tecniche di metagenomica e caratterizzazione di campioni fecali di donne obese contro donne normopeso di età variabile, hanno riscontrato il nesso tra un rapido aumento di trigliceridi e di marcatori infiammatori, contro una scarsa ricchezza batterica evidenziato dall’indice alfa90 diversità (che esprime il grado di biodiversità dell’ecosistema microbico intestinale) dei soggetti stessi.

A questo proposito mi preme ricordare lo studio prodotto dal Prof. Paolo Magni, ricercatore di Patologia Clinica alla statale di Milano, di come una corretta integrazione di probiotici specifici (Bifidobacterium longum BB536 insieme a estratto di riso rosso fermentato titolato in monacolina K), abbiano prodotto risultati interessanti evidenziando una riduzione del colesterolo totale di circa il 18% e del 26% circa sul fattore LDL.

La monacolina K, catalogata come una statina naturale, agisce principalmente a livello del fegato inibendo la sintesi epatica del colesterolo, ma si sa che le statine, sia quelle chimiche che quelle naturali, hanno come attività complementare un aumento compensatorio di riassorbimento intestinale del colesterolo. Ed è in questo frangente che agisce il probiotico: il Bifidobacterium longum BB536 ha un’elevata attività di idrolasi dei sali biliari che serve allo stesso batterio per aderire meglio alla parete intestinale a livello del tratto finale dell’intestino tenue. Quest’attività rende il colesterolo non più disponibile per il riassorbimento e quindi viene di fatto maggiormente eliminato. Il microbiota umano influenza in particolar modo l’espressione di HDL e trigliceridi indipendentemente da età, sesso o componente genetica, ed è quindi in grado di condizionare specifici parametri lipidici in soggetti caratterizzati da un profilo lipidico sfavorevole (alti trigliceridi e basse concentrazioni di colesterolo HDL) con anche una scarsa biodiversità intestinale.

Modificare il microbiota in senso di eubiosi, potrebbe prevenire eventi cardiovascolari come dimostrato da recenti studi clinici, che hanno evidenziato come determinate specie batteriche siano coinvolte ad esempio nella trasformazione della colina (introdotta con la dieta) a trimetilammina (TMA) e a sua volta metabolizzata in trimetilammina-N-ossido (TMAO).

Elevati livelli plasmatici di TMAO sono stati associati a un incremento del rischio cardiovascolare; anche in funzione del fatto che un supplemento esagerato di L-carnitina (la carnitina però possiede anche proprietà vasoprotettive, contribuendo anche al miglioramento del quadro lipidemico con una riduzione delle concentrazione ematiche di trigliceridi ed un aumento di quelle di colesterolo HDL)
favorisce la produzione di TMAO da parte del microbiota con conseguente aumento di aterosclerosi. Una proposta terapeutica associabile ad eventuali altri interventi terapeutici specifici, potrebbe essere quella della somministrazione di probiotici in grado di migliorare il rapporto colesterolo LDL / colesterolo HDL valutando anche parametri fondamentali come quello dell’omocisteina.

Infatti, un alterato metabolismo dell’omocisteina, è stato messo in relazione con il meccanismo aterogenetico.

Essa è in grado di danneggiare l’endotelio producendo stress ossidativo, attraverso l’inibizione delle proprietà vasodilatatrici dell’ossido nitrico e lo stimolo al rilascio di citochine. Nei soggetti con IBD, (inflammatory bowel disease) i livelli di omocisteina nel plasma e a livello della mucosa del colon, sono elevati notevolmente dando origine alla condizione di iperomocisteinemia che risulta essere in grado di contribuire all’infiammazione, essendo essa in grado elevare il suo potere pro-ossidante.

L’omocisteina, se presente in eccesso nel sangue, può causare danni superiori all’eccesso del colesterolo dal momento che gran parte dell’omocisteina che circola nel nostro corpo deriva dal metabolismo dei cibi che assumiamo, in particolare dalle proteine di origine animale, ma anche da fattori genetici, dall’inquinamento ambientale, da farmaci ed anche da alcune malattie metaboliche; tutti fattori che possono incidere sul metabolismo dell’omocisteina.

È difficile accorgersi di un’eventuale situazione di squilibrio, visto che non appare inizialmente alcun sintomo, ma in ogni caso se vi siano disturbi o reazioni infiammatorie persistenti di qualsiasi natura, effettuare il suo dosaggio attraverso un prelievo di sangue, può fornire una informazione sulla quale poter intervenire ( il valore dell’omocisteina dovrebbe essere <13 micromoli/L).

L’omocisteina in eccesso danneggia le pareti dei vasi sanguigni, aumenta la coagulazione sanguigna favorendo così la formazione di trombi e malattie cardiovascolari (infarto e ictus). Oltre a una alimentazione equilibrata e a una regolare attività fisica, per ridurre i livelli di omocisteina abbiamo a disposizione diverse soluzioni naturali. In particolare un apporto equilibrato di vitamina B6, acido folico e vitamina B12, che contribuiscono al normale metabolismo dell’Omocisteina favorendo il processo di rimetilazione attraverso il quale questa sostanza dannosa viene trasformata in metionina, un amminoacido con azione antiossidante e quindi benefico per la salute. 

Anche il colesterolo in eccesso può determinare l’accumulo di grassi nella parete delle arterie, riducendone il calibro e predisponendo così a malattie cardiovascolari come infarto e ictus.

Come tenere sotto controllo il colesterolo

Riducendo il consumo di grassi saturi preferendo frutta, verdura, cereali integrali, legumi e pesce, nonché praticare regolarmente un’attività fisica moderata.

L’assunzione, quando necessaria di alcune erbe officinali specifiche, che, con i loro principi attivi rappresentano un valido aiuto per mantenere normali i livelli di colesterolo nel sangue riducendone i danni dell’ossidazione cellulare. Il carciofo ad esempio, oltre all’azione antiossidante, favorisce le funzioni depurative e la funzionalità del fegato, agendo inoltre sul metabolismo dei grassi, il riso rosso fermentato, prodotto dalla fermentazione del riso contiene “Monacolina K” una sostanza che, se assunta alla dose di 10 mg al giorno, contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo, il Coenzima Q10 in forma UBICHINOLO che è una sostanza presente nei tessuti umani e rappresenta un elemento fisiologico per il funzionamento dei mitocondri, coinvolto inoltre nei processi di respirazione cellulare, così come il Polygonum cuspidatum o Caprifoglio giapponese che nell’estratto secco derivante dalla radice della pianta, il cui principale costituente bioattivo è il resveretrolo, che assume il ruolo di responsabile attivo con variate proprietà terapeutiche insieme ad una altissima attività antiossidante e cardioprotettiva.

Dr. Giuseppe Gianfrancesco Ph.D
Autore

Laurea in Medicina Naturopatica Clayton University Dottorato di ricerca in Scienze naturopatiche Medical Sciences Central Pacific University Membro del Comitato scientifico Ricerca e sviluppo dell’Azienda Diamond Life di Parma Master in fisiologia probiotica e nutrizione e Oligoterapia Catalitica Libero ricercatore sullo studio dei ceppi probiotici per la salute intestinale, collabora con strutture specifiche del settore. Esercita la libera professione Bologna, Modena, Cesena e Milano