Bloccare il dolore è sempre un bene?

dolore

Il dolore rappresenta il mezzo con cui l’organismo segnala un danno tessutale. Secondo la definizione della IASP (International Association for the Study of Pain – 1986) e dell’Organizzazione mondiale della sanità, il dolore «è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno».

Il dolore ha avuto una funzione fondamentale nella sopravvivenza dell’individuo specialmente animale ma anche umano, come messaggio della necessità di intraprendere una reazione necessaria a seguito di una aggressione o di un danno all’integrità fisica. Per questo i recettori del dolore sono in grado di identificare vari tipi di stimoli pericolosi che siano meccanici, chimici, termici. Non a caso i recettori nocicettoriali sono presenti praticamente nella totalità degli organismi viventi non vegetali proprio perché durante la selezione naturale la loro utilità ne ha preservato la funzione.(tratto da Wikipedia).

Dolore fisico e dolore emotivo coinvolgono le stesse zone del cervello, hanno quindi la medesima intensità, sono egualmente reali e fanno male!

L’essere umano ha paura del dolore e cerca di allontanarlo da sé il prima possibile! quando è fisico ricorre agli antidolorifici mentre quando è un dolore dell’animo ricorre ad espedienti di ogni genere “per dimenticare”(alcol, droga, farmaci, …). Temiamo persino il dolore indiretto: quando sentiamo che qualcuno sta male e soffre tendiamo ad allontanarlo o a minimizzare il problema (“vedrai passerà”, “è una cosa da niente”, “pensa ad altro”,..) cercando quasi una sorta di incantesimo per tenerlo lontano dalla nostra vita.

Ma è sempre un bene bloccare il dolore? o sarebbe meglio accoglierlo?

Quando si è prigionieri di un dolore può essere difficile guardare avanti: la poca pazienza dell’essere umano in questi casi si fa nulla e abbiamo fretta di stare bene.

Ma se non ascoltiamo questo dolore come possiamo evolvere, crescere, diventare maggiormente consapevoli ? il dolore non è nostro nemico, non ci viene inferto per punizione o per caso , non è “tanto per”. Ogni dolore, ogni ferita porta con sé un messaggio che noi dovremo avere il coraggio di ascoltare .

Penso che il dolore, la sofferenza ci rendano consapevoli della nostra fragilità ed è questa a farci paura! perché la vediamo come un lato debole dell’essere umano, un aspetto che ci pone davanti a domande alle quali non sappiamo o vogliamo dare risposta.

La fragilità dell’animo umano è  vista in modo negativo, considerata nella sua accezione di debolezza e di rottura. Poche volte invece è stata considerata sinonimo di potenza e di forza, poche volte la si guarda nelle sue componenti di delicatezza e sensibilità. La bellezza di essere fragile è la capacità di osservare, di sentire , di mettersi in ascolto della vita che abbiamo dentro di noi e di quella che ci circonda. La bellezza della fragilità sta proprio nella fragilità stessa , nella sua capacità di rompersi e per questo bisognosa di più cura, di più attenzioni. Un animo fragile è capace di grande Amore e perciò di grande forza. di enorme potenza.

Il dolore mette a nudo la fragilità dell’essere umano e ci aiuta a rallentare la nostra folle corsa quotidiana permettendoci di osservare e di apprezzare tutto ciò che ci circonda. Il dolore ci aiuta a guardare il faccia noi stessi per capire se e cosa dobbiamo cambiare, ci dà la forza per ammettere che abbiamo bisogno di aiuto e che ciò che finora è andato bene deve essere modificato, cambiato perché i nostri desideri sono diversi da prima. Il dolore ci rende maggiormente consapevoli del valore della vita di ciascun essere e ci ricorda che siamo dentro un flusso in divenire che inizia dalla nascita e termina, o meglio muta,  con la morte terrena.

Se impariamo ad accogliere il dolore nella nostra vita quando si presenta se ne andrà più velocemente perché gli consentiamo di svolgere il suo compito.

L’essere umano è bizzarro…quando ad esempio diamo un calcio ad una spigolo a piedi nudi la sensazione di dolore è potente e noi cosa facciamo? fermiamo il respiro! bloccando così il naturale fluire della sensazione del dolore trattenendola e quindi mantenendola più a lungo. Se invece noi facessimo un respiro profondo e lento la sensazione di dolore sarebbe più breve e meno intensa.

Bloccare il dolore è controproducente in qualsiasi caso! fa male ma viviamolo fino in fondo permettendogli di lasciarci il suo messaggio ed accogliendolo per poi lasciarlo andare.

Respiriamo, piangiamo, urliamo, parliamo con il vostro dolore… lasciamo fluire la sua energia e solo così lascerà il nostro corpo e la nostra mente. Non dobbiamo temere la nostra fragilità perché è ciò che fa dell’essere umano un essere speciale.

«L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura, ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quando l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe anche allora più nobile di ciò che lo uccide, perché egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui. L’universo non ne sa nulla». Blaise Pascal

Autrice: naturopata Elena Cogo

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