Leggere rende intelligenti? Cultura contro conoscenza

Libri

Sin dall’antichità il cervello è stato lo strumento che ha separato l’essere umano dalle altre specie, la capacità cognitiva di comprendere, analizzare ed elaborare pensieri è ciò che ci rende “veri” infatti il concetto stesso di anima non può che risiedere in qualche nocca oscura stipata nella nostra testa.

Ogni giorno siamo convinti che non si legge mai abbastanza, per mancanza di tempo, impegni o semplice sforzo mentale in un periodo di stress e ansia. Sostanzialmente se ci poniamo la domanda: l’intelligenza è data dalla semplice educazione? La risposta è no, perché non possiamo semplicemente limitare l’intelletto alla quantità di libri che fagocitiamo, o a quanti diplomi e titoli abbiamo alle nostre spalle.

In un certo senso noi stessi presumiamo che la conoscenza non sia altro che una moneta contenuta nel nostro portafoglio culturale, in essenza più si conosce più si è preparati alla vita.

Ignoranza contro Conoscenza

Può una persona estremamente colta non avere cultura o una persona più ignorante avere modi migliori? Ovviamente il carattere incide profondamente sulla nostra vita e per quanto per alcuni il desiderio di sentirsi speciali e unici è solo una illusione per sfuggire dalle etichette.

Dall’intellettuale, alla velina, dal maschio alfa a quello beta tutti possiamo e dovremmo leggere di più, anche gli assidui lettori che divorano interi libri ogni settimana mancano in un certo senso di coerenza se questi ritengono che la lettura è rilegata a un solo passatempo, perché stiamo mentendo a noi stessi.

Passatempo o studio?

Siamo sognatori che trovano rifugio tra le righe del signore degli anelli o Angeli o demoni, restiamo stregati nelle pagine tessute come vorticose ragnatele che ci portano ad immergersi in quelle trame.

Ogni esercizio che ci pone a migliorare sé stessi non può essere ritenuto come un passatempo, anche le pagine di Tabloid ci pongono a riflettere e informarci su avvenimenti, anche se per pura noia o ebrezza di gossip.

E così ci ritroviamo qui su questa terra e abbiamo scelto di evitare immagini pixellate su uno schermo al plasma preferendo parole scritte. Ma che cos’è che rende una voce parlante e immagini in movimento così differenti da un libro? Noi.

La televisione non crea un reale legame nel nostro profondo, pensate semplicemente a quante azioni noi compiamo durante la cena di fronte al telegiornale noi ceniamo, magari commentiamo con altre persone, mentre guidiamo ascoltiamo molto spesso la radio.

No non si può fare di tutto l’erba un fascio: documentari e film storici sono fedeli rappresentazione di una ampliazione della nostra conoscenza e non andrebbero mai rinunciati. Ma quante volte dopo una trasmissione televisiva abbiamo realmente approfondito uno di quegli argomenti? Se si allora siete senza dubbio migliori di me, per tale ragione in un esempio più stupido ho rinunciato di vedere gli Hunger Games per leggere l’intera trilogia in una settimana, e in confronto alla pellicola mi sono sentito vuoto.

Il confronto con altre prospettive illumina il nostro cammino

Certo questa è solo una opinione personale che non dovrebbe mai condizionare il lettore, ma non parlo dei semplici lettori da strapazzo e gli pseudointellettuali che imparano a memorie sinossi e compertine per vantarsi in circoli sociali.

Per leggere bisogna comprendere senza pregiudizi, spesso difficili da eliminare. Ogni opera cerca di porre un messaggio che andrebbe approfondito e ciò non si limita ad i soli prodotti dedicati all’intrattenimento.

Mettere in discussione una informazione è il primo passo per rispondere al fondamento di questo articolo. Leggere rende intelligenti? Solo se lo vogliamo, solo se dedichiamo del prezioso tempo delle nostre breve esistenze per migliorare noi stessi e comprendere gli altri, e se qualcosa va contro il nostro pensiero o opinione beh allora anche se non lo condividiamo alla fine siamo sempre più ricchi.

Propaganda e indottrinamento

Negli stati uniti è stato coniato negli anni recenti  il termine: “Appropriazione Culturale” ora in voga nell’accademia statunitense, l’insieme di università che sin dagli anni 70′ hanno inseguito il movimento progressista fino a perderne completamente il controllo.

L’appropriazione culturale parte dal presupposto che la cultura sia un possesso psicofisico appartenente e d’uso a una determinata etnia, il che detto dagli americani non suona con molto senso. Un esempio pratico? I non giapponesi non dovrebbero mangiare sushi perché è “appropriazione culturale” Ah beh.

Lasciamo stare che ad esempio l’arte è il risultato di flussi e scambi culturali nel corso dei secoli.

Non è ancora chiaro? Eccone un altro:

“Un costume messicano non può essere indossato ad Halloween perché è offensivo verso i messicani”

Gli Italiani hanno tanti difetti, ma grazie a Dio siamo una popolazione con una spina dorsale.

Vedete, questo è inerente al processo di indottrinamento, e per non confondersi sull’argomento: nessuno deve dirvi come pensare, nessuno. Per cui chiaramente visto l’esempio dell’appropriazione culturale, leggere non rende intelligenti se si è psicopatici in primo luogo.

 

photo credit: University Library of Kyiv-Mohyla Academy In the Library via photopin (license)

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