Come scegliere la Floriterapia con i Fiori di Bach

fiori rosa prato

Prima di effettuare test , questionari o metodi vari per scegliere quali fiori usare , è necessario capire il vero scopo ed il piano su cui agiscono tutti i fiori utilizzati in floriterapia, tra cui i Fiori di Bach i fiori Australiani Himalayani Sardi


Introduzione alla Floriterapia. Tratto da una mia conferenza sui Fiori di Bach

Lo scopo di questo incontro è quello di far conoscere i fiori di Bach e mi piacerebbe trasmettervi il messaggio che sta dietro all’uso dei fiori, mi piacerebbe parlare di come si inquadrano nelle nostre vite i fiori stessi. Per fare questo credo sia importante conoscere il percorso dello stesso Bach perchè ci dice molto sia sui fiori sia sul dibattito sempre attuale tra scienza e olismo, medicina allopatica e medicina alternativa.
 
Ultimamente l’uso dei Fiori di Bach si è abbastanza diffuso quindi si potrebbe ipotizzare che la loro conoscenza sia scontata invece purtroppo non è così, infatti spesso vengono confusi con i prodotti omeopatici che non sono tali.
Attualmente in Italia essi sono classificati come integratori e che mi risulti solo la casa farmaceutica Guna ha classificato i suoi fiori come omeopatici: prima di tutto perchè non vengono dinamizzati anche se vengono preparati per diluizioni successive. Pertanto non possono essere disciplinati dalle stesse leggi e regolamenti che normano la prescrizione e l’utilizzo dei rimedi omeopatici. Ma…

Chi era Bach?

Io credo che sia interessante spendere due parole su Edward Bach il medico inglese che scoprì i fiori che portano il suo nome. Egli nacque a Moseley, vicino a Birmingham nel 1886, si laureò in medicina ed iniziò a fare il medico, attività che però non lo soddisfaceva pienamente. Come batteriologo ebbe un discreto successo, infatti venne a contatto con l’omeopatia di Samuel Hahnemann di cui approfondì lo studio effettuando anche una scoperta che porta sempre il suo nome i 7 nosodi di Bach preparati a partire da 7 tipi di batteri intestinali da lui stesso isolati nell’uomo. Per questa scoperta riscosse un notevole successo. Egli però continuava ad essere insoddisfatto e nel 1929 all’età di 43 anni abbandona tutto (crisi di mezza età?) e nel 1930 si trasferisce nel Galles. Qui passa le sue giornate a studiare la flora osservando da vicino le singole piante ed il loro comportamento oltre al loro habitat. In questo stesso periodo a contatto con la natura accentua sempre di più la sua sensibilità che gli permette di capire l’essenza vibrazionale delle piante e dei loro fiori. Egli censì 38 fiori che tuttora costituiscono la base di tutta la floriterapia di Bach. Tra il 1930 ed il 1934 scrisse i suoi due testi fondamentali: “Guarisci te stesso” ed “I dodici guaritori ed altri rimedi”. Morì all’età di 50 anni, nel sonno, il 27 Novembre 1936, la sua missione su questa terra si era conclusa per il bene di tutta l’umanità, perchè io credo di missione si trattò…

L’Insegnamento spirituale di Edward Bach
 
La vita di Bach mi affascina e penso sia straordinaria, già nel 1917 per la medicina ufficiale lui era morto, se ci pensiamo bene in effetti le più grandi scoperte (pensiamo a Galileo, lo stesso Leonardo…ecc) hanno sempre tardato nell’essere riconosciute e quasi tutti gli inventori non hanno goduto del successo delle loro scoperte anzi sono morti nell’oblio ed alcuni anche nel disprezzo. Solo nel 1983 l’OMS ha riconosciuto i fiori come un metodo alternativo sicuramente raccomandato.
 
Ma cosa ha indotto Bach a lasciare una carriera onorabile e rispettabile per studiare i fiori?

Guardate che capire questo passaggio è fondamentale perchè non solo ci inquadra il potere dei fiori ma ci fa capire quanto sia ancora attuale la lacerazione tra la concezione scientifica  e la concezione spirituale del malessere (non voglio usare termine malattia perchè nell’uso comune esso rimanda alla medicina e questo non è l’ambito opportuno). Bach era un medico spirituale, nel senso che aveva un animo sensibile alle sofferenze altrui e con tutte le sue forze voleva trovare qualcosa che aiutasse l’uomo a guarire nell’anima non solo nel fisico. Bach scoprì i suoi fiori osservandone la forma, il modo di nascere e di svilupparsi e li comparò ai vari aspetti della natura umana. Egli intuì che i fiori, essendo anche loro inseriti nel mondo naturale globale, potevano sprigionare la loro energia entrando in vibrazione con la persona che manifestava comportamenti simili al fiore stesso. Il simile cura il simile ed il contrario…in particolare il fiore stimola la qualità opposta al difetto che si vuole correggere.

E’ grazie alla segnatura che oggi noi possiamo utilizzare i fiori; e per segnatura si intende l’insieme di tutte quelle caratteristiche morfologiche, comportamentali delle piante, che nell’antichità, e successivamente rivalutate da Bach, ispiravano sia razionalmente che empaticamente la scelta di un fiore piuttosto che un altro.
Bach nella sua ricerca osservava per mesi e per giornate intere le piante e cercava di cogliere quelle caratteristiche che potessero essere simili a quelle riscontrate negli uomini.
Se Hahnemann aveva riscoperto l’importanza della segnatura, nel senso che un composto che riesce a determinare gli stessi effetti di una malattia allora è in grado di guarirla, si deve a Bach il ritrovare la segnatura anche come somiglianza esteriore, fisica. I popoli primitivi, senza il supporto della nostra scienza attuale, sceglievano i rimedi in base alla segnatura, cioè in base a determinati segni che coglievano nelle piante.

I 38 fiori di Bach rappresentano 38 complessi stili di vita e 38 stati d’animo ben precisi.

Egli aveva una visione olistica della pianta e pertanto è riuscito a cogliere delle segnature che a prima vista sembrano inspiegabili, come ad es. Mustard, la senape selvatica, che è una pianta molto aggressiva, viene usata per curare la depressione senza motivo e non una persona aggressiva, questo perchè Bach aveva colto la depressione e frustrazione indotta da Mustard sulle piante ad essa vicine. Oppure pensando a Olive, l’ulivo che noi conosciamo, Bach ha colto una segnatura fatta di opposti: l’ulivo forte e resistente, può soffrire fino ad esaurirsi se sottoposto ad eccessivo stress, questa pianta quindi è indicata per coloro che sono esauriti nel fisico, quella spossatezza a cui anche i forti a volte cedono oppure ancora Oak, la quercia, che è una pianta molto longeva e robusta che non si piega al vento però con il tempo tende a spezzarsi anche perchè attira facilmente i fulmini e il fiore di questa pianta è indicato per coloro che agiscono per eccessivo senso del dovere, cioè coloro che tirano tirano finchè la “corda non si spezza”.

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