I danni provocati dai nodi geopatici

nodi geopatici

Considerazioni storiche sui danni provocati dai nodi geopatici.

Oltre agli esperimenti di Hartmann per studiare gli effetti dei nodi geopatici sulla salute dell’uomo o dei topolini, la storia ricorda numerose altre iniziative atte a determinare la salubrità geobiologica o meno dei terreni su cui creare insediamenti.

Abbiamo appena parlato di Feng Shui e a questo proposito c’è da sapere che nell’antichità gli antichi cinesi, che ne seguivano le regole, proibivano la costruzione sopra quelle zone che loro denominavano “vene del drago” o “porte dei demoni”.

Le “vene del drago” erano probabilmente i corsi d’acqua sotterranei, mentre le “porte dei demoni” erano probabilmente i nodi geopatici.

Sempre in tempi antichi i romani facevano pascolare per lunghi periodi greggi di pecore o armenti sui terreni dove volevano fondare una città. Dopo il sacrificio degli animali ne studiavano il fegato e, da quest’analisi, traevano indicazioni sul terreno decidendo se questo poteva diventare un luogo ideale per crearvi un insediamento definitivo.

Anche gli indiani dell’America del nord, stabilivano i loro accampamenti in modo analogo e solo dopo aver lasciato liberi i cavalli, osservando dove questi animali preferivano pascolare.

Più recentemente il barone Von Pohl, con metodi radiestesici, nel 1929, disegnò una mappa di luoghi geopatici di due città tedesche (Vilsbiburg e Grafenau). I 54 morti di  cancro di quell’anno di Vilsbiburg abitavano tutti sopra i luoghi segnati. Stessa cosa si verificò per i pochi morti di cancro di Grafenau.

A Le Havre tra il 1920 e il 1930 in quattro rioni della città il tasso di mortalità per cancro fu del 500% rispetto agli altri quartieri. All’atto della misurazione effettuata della ionizzazione dell’aria nei luoghi “mortali”, si ottennero dei valori di alcune decine di volte superiori agli altri luoghi, non patogeni, ed, in prima istanza, ciò fu attribuito al fatto che vi erano sotto le zone incriminate molti corsi d’acqua.

Le ricerche effettuate da numerosi studiosi in passato, peraltro condivise da noi e da tutti i ricercatori attuali, hanno dimostrato come i disturbi, che l’uomo sottoposto a stress geopatico subisce, in un primo tempo, sono del tutto aspecifici e di genere funzionale, anziché organico. Si trova spesso insonnia, mancanza di energia, cefalea, depressione, dolori di schiena, ansia, mancanza di memoria o concentrazione, ecc.. In un secondo tempo, quando lo stress geopatico si accumula per tempi lunghi queste perturbazioni possono portare ad impazzimenti cellulari, come già accennato, e quindi a malattie degenerative o cardiovascolari.

Le perturbazioni provenienti dal terreno incidono principalmente sul sistema immunitario con diverse reazioni dello stesso:

  • Barriere immunitarie deficienti. È il caso di quelle persone che sono costantemente malate perché non hanno una buona capacità di recupero, oppure appena superano una malattia ricadono in un’altra. Sono soggette ad esempio ad infezioni recidive. In questo caso, se l’organismo non recupera le sue difese e non elimina le debolezze organiche acquisite lentamente su questi punti, non otterrà mai uno stato di buona salute generale. Questo caso porta col tempo ad una continua perdita di fattori immunitari.
  • Barriere immunitarie in eccesso. Avviene quando la risposta del sistema immunitario è accelerata. Di fronte ad un agente aggressore la reazione è sproporzionata. Ciò avviene con le allergie, l’artrite, i reumatismi. In questi casi l’organismo non è più in grado di controllare le proprie difese.
  • Barriere immunitarie perverse. Avviene quando un tessuto assorbe agenti aggressori e il sistema immunitario non lo riconosce più come parte integrante dell’organismo trattandolo come un elemento estraneo e quindi combattendolo. È il caso delle malattie autoimmuni.
  • Barriere immunitarie deviate. È il caso dei tumori benigni e maligni.

Le nostre considerazioni sui nodi geopatici in rapporto alla salute.

 

Nelle numerose misurazioni effettuate in case di malati molto gravi per problemi degenerativi, abbiamo trovato pochissimi casi di individui che non avevano il letto posizionato su un nodo geopatico. In quasi tutti questi casi, peraltro, l’abbiamo trovato o sul posto di lavoro o su sedie, poltrone o divani abitualmente occupati dal soggetto malato. Lascio a ciascuno trarre le conclusioni ………… !

Il danno provocato dai nodi geopatici dipende da vari fattori.

  • Dal tempo di esposizione ad essi di un soggetto e dalla periodicità di tale esposizione. E’ ovviamente molto diverso che un individuo stazioni su un nodo geopatico per alcuni minuti per qualche giorno, piuttosto che per diverse ore per alcuni anni.
  • Dallo stato di salute del soggetto al momento dell’esposizione stessa, dalla situazione delle sue barriere immunitarie, dalla debolezza o meno, genetica o acquisita, dell’organo più colpito.
  • Dalla potenza del punto che a sua volta dipende dall’eventuale sovrapposizione di più nodi nello stesso punto o comunque in un’area molto ristretta (in questo caso la potenza è massima).
  • Dalla leggerezza o pericolosità dell’eventuale singolo punto.
  • Dalla posizione del corpo in rapporto a quella del nodo. Se il soggetto viene colpito in pieno in un organo vitale ciò è molto più pericoloso e molto più velocemente dannoso rispetto all’essere colto in un altro punto, magari solo, per così dire, di striscio. La perturbazione infatti va scemando via via che ci si allontana dal punto centrale anche se può arrivare ad oltre un metro di raggio.

Tra gli effetti di questi nodi, è importante ricordare che si determinano mutazioni magnetico-energetiche che sono delle vere e proprie perturbazioni che per definirle abbiamo coniato il termine di inquinamento del tessuto corporeo. Tale inquinamento, se non curato adeguatamente, permane nel tempo con poche variazioni di intensità, anche se la persona cessa di essere sottoposta alle radiazioni. Tale situazione indebolisce gli organi colpiti, spesso in modo quasi irreversibile  per tutta la vita. Per spiegarci, è come se un oggetto rotante in una direzione con una certa forza, ma con la possibilità di indebolirsi (il magnetismo di una nostra cellula), fosse posto su un oggetto più grande che ruota, anche se con meno forza, in senso contrario, ma con una intensità immutabile (il magnetismo terrestre) e quindi senza possibilità di indebolimento. L’oggetto con rotazione più forte, ma mutabile, è comunque condannato nel tempo a cambiare rotazione fino a farla coincidere con quella dell’altro oggetto, passando attraverso una fase più o meno lunga in cui si verifica una sorta di sbarrellamento, proprio come quello delle trottole prima di fermarsi.

L’inquinamento del tessuto corporeo va a sommarsi, anche a distanza di anni, con quello provocato da eventuali perturbazioni già subite precedentemente dal soggetto e con eventuali nuove perturbazioni future, provocando molto più rapidamente di prima danni irreversibili o spesso di genere degenerativo. Non si tratta qui di una somma aritmetica, ma di una somma di effetti. E’ chiaro, infatti, che se un individuo ha una parte delle difese immunitarie che devono “fermare” gli effetti dello sbarrellamento di cui sopra, ne dispone di una parte limitata per il resto dei suoi problemi. In questa situazione una nuova geopatia può avere conseguenze devastanti.

Quando già c’è stato l’instaurarsi di una malattia degenerativa, il togliere il soggetto dalla perturbazione che l’ha provocata, basta sovente da sola per rallentare l’eventualità stessa del male, anche se non a fermarla. Da notare, tuttavia, a questo proposito, che nell’esperienza pratica abbiamo verificato che alcuni soggetti, con grosse problematiche da stress geopatico, hanno sovente degli effetti collaterali (insonnia, stanchezza, ecc.) nel momento in cui vengono isolati i luoghi da loro frequentati.

Diversi sono invece gli effetti dei punti leggeri.

  • Non lasciano inquinamento del tessuto corporeo durevole nel tempo e quindi non sono in grado di indebolire uno o più organi per sempre, ma solo durante il periodo di esposizione. Da ciò si deduce che i danni provocati eventualmente, non si sommano, come appena visto, con eventuali altre esposizioni passate o future.
  • Non sono altresì in grado di provocare danni patologici definibili maligni, ma, in casi limite, solo forme degenerative benigne.

 

Autore: Cristiano Tenca

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