Quando parla il bambino e come aiutarlo a parlare

Scritto da Marina Visvi

neonato dorme

Una delle domande fondamentali a cui i genitori cercano di dare risposta è: a quale età il bambino impara a parlare? Come avviene questa acquisizione? Ci sono delle tecniche da utilizzare per fare in modo che il bambino inizi a parlare?


In campo psicologico il linguaggio viene ritenuto l’unica attività cognitiva tipicamente umana; affinché il linguaggio si manifesti c’è bisogno sia di un apparato fonatorio integro –corde vocali, laringe etc.- sia che dall’ambiente famigliare un bambino riceva gli imput giusti.

Il linguaggio è costituito da:

  • Fonemi che sono le più piccole unità di suono pronunciate
  • I morfemi che sono le più piccole unità linguistica dotata di senso
  • Il lessico l’insieme di parole che compongono una lingua.

Per comprendere come avviene il linguaggio possiamo prendere ad esempio due teorie psicologiche quella del comportamentista Skinner e quella dell’innatista Chomsky dalla quale prende avvio la psicolinguistica.

Secondo Skinner il bambino impara a parlare grazie al condizionamento operato dall’ambiente famigliare; quando il bambino è piccolo ed inizia ad emettere i primi suoni e/o le prime parole, la mamma, il papà e tutte le persone che lo circondano, rispondono al bambino e ripetendo la stessa parola fanno in modo che questa si “fissi e che il bambino continui ad utilizzarla nel modo corretto.

Nella visione di Chomsky il bambino invece, impara a parlare grazie ad un dispositivo di acquisizione  innato; questo meccanismo –LAD (language acquisition device)- consente al bambino di comprendere un’infinità di frasi e di costruirne altrettante. Per questo autore quindi, il linguaggio non è una semplice concatenazione di parole ma, una struttura molto complessa fatta di regole e norme grammaticali (grammatica universale) per questo, spiegabile solo attraverso un dispositivo di acquisizione innato. Quello che non prendeva però molto in considerazione era il ruolo che l’ambiente famigliare svolgeva in tutto questo processo di apprendimento.

Gli studi di Chomsky sono però stati ripresi dalla psicolinguistica la quale è quella branca di psicologia che si occupa di spiegare come avviene l’acquisizione del linguaggio. La psicolinguistica da’ molto risalto all’ambiente in cui il bambino è inserito infatti, attraverso i suoi studi è arrivata a comprendere che un bambino che vive in un contesto ricco e stimolante acquisirà più precocemente la capacità di parlare inoltre, avrà un vocabolario più ampio. In particolare la psicolinguistica si occupa di comprendere

  •     le tappe di acquisizione del linguaggio;
  •     la capacità di produrre parole;
  •     la capacità di comprendere le parole
  •     il legame tra il linguaggio e la memoria.

Quando il bambino inizia a parlare?

  1. L’acquisizione del linguaggio per Brown avviene attraverso stadi prestabiliti i quali, non si manifestano in tutti i bambini nello stesso periodo infatti, alcuni bambini sono in grado di produrre le prime parole già ad 8 mesi mentre altri, solo intorno ai 12/13 mesi. Molto sommariamente possiamo dire che il bambino alla nascita è già in grado di vocalizzare e che, tutti i bambini anche quelli muti emettono suoni; verso i 3/5 mesi ha inizio il periodo della lallazione il quale è caratterizzato dalla ripetizione di alcuni morfemi tipi ma-ma; la ripetizione concatenata di questi fonemi può far pensare al genitore che il bambino stia parlando mentre invece, egli sta solo preparandosi a farlo. In questo momento il rinforzo dell’ambiente è essenziale infatti, una madre che ripete la lallazione, che aspetta che il bambino finisca di lallare per poi rispondere, contribuisce a formare quella che viene definita “capacità di turn talking” ovvero la capacità a rispettare i turni conversazionali.
  2. Quando siamo impegnati in una conversazione dobbiamo sempre aspettare che l’altro finisca di parlare in modo poi, da rispondere in maniera appropriata; una madre che si sovrappone alla lallazione sfavorisce questa acquisizione e potrebbe sviluppare nel bambino un’ansia dovuta alla paura di non essere ascoltato; alcuni studi recenti dimostrano, comunque, che la capacità di rispettare i turni della conversazione si acquisiscano molto precocemente infatti, si presume che essi  insorgano già con l’allattamento.
  3. Quando il bambino viene allattato egli alterna alla suzione delle pause; in queste pause la madre gli parla mentre, quando è impegnato  nella suzione, la madre lo guarda senza emettere suoni. Questa alternanza suzione-pausa-suzione è di fondamentale importanza per l’acquisizione  del turn talking.
  4. Intorno agli 8/12 mesi in bambino inizia ad emettere le prime parole le quali vengono rafforzate dall’adulto; questo è il periodo in cui gli adulti parlano con il bambino utilizzando un linguaggio infantile (baby talking) essi, si pongono al livello del bambino e spesso, rafforzano erroneamente  le sue prime parole. In questo periodo il bambino andrebbe corretto e sarebbe utile utilizzare un linguaggio più vicino alla realtà. Parole quali Bumba per dire acqua andrebbero evitate in quanto, il bambino deve poter essere compreso da tutti gli adulti e non solo da quelli che fanno parte del proprio ambiente famigliare. Intorno ai 18 mesi avviene l’acquisizione più importante per il linguaggio ovvero: la capacità di simbolizzare (Piaget). A 18 mesi il bambino inizia ad usare una parola per indicare un oggetto reale che non è però presente; il bambino inizia ad operare la prima astrazione linguistica. Intorno ai 24 mesi vi è la fase denominata “esplosione del vocabolario” in cui il bambino acquisisce moltissime parole e la capacità di utilizzarle nella maniera corretta; in questo periodo difetta però ancora della grammatica.
  5. Bisogna comunque ricordare che questi periodi non sono uguali da bambino a bambino in quanto ognuno ha la sua personalità a prescindere dal contesto in cui vive.
  6. La capacità di produrre il linguaggio dipende dall’intenzione di comunicare ed è un’acquisizione che avviene molto tardi in quanto essa consiste nella pianificazione e nella scelta delle parole da dire per esprimere ciò che si vuole.
  7. La capacità di comprendere avviene ancora più tardi in quanto il bambino deve acquisire abilità semantiche, sintattiche e avere a disposizione nella sua memoria delle rappresentazioni degli oggetti di cui l’altro sta parlando.
  8. Il linguaggio verbale però, non è l’unico modo con cui il bambino comunica infatti, prima di iniziare a parlare il bambino possiede gia la capacità di farsi comprendere da chi lo circonda e lo fa, attraverso il pianto ed il sorriso i quali possono essere definiti Comunicazione non verbale. Le ultime ricerche dimostrano che il pianto del bambino varia in tonalità asseconda delle emozione che vuole esprimere pertanto, una madre attenta e sollecita saprà sempre di cosa il suo bambino ha bisogno.

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