Lo sbiancamento dei coralli e le conseguenze per l’ambiente

sbiancamento dei coralli

Il peggior evento dello sbiancamento del corallo registrato nella storia, che ha colpito ogni importante regione corallina sulla Terra dal 2014, sembra stia giungendo al termine. Gli scienziati ora si preoccupano per il tempo che occorrerà alle barriere coralline per guarire e ritornare sane.

Il NOAA l’Amministrazione Oceanografica e atmosferica nazionale degli U.S.A. dopo l’analisi del satellite e del modello di dati e la scoperta di sbiancamento nell’Oceano Indiano che non appare più molto esteso, ha dichiarato che l’evento non si sta più verificando su scala globale e sembra giungere a una fine.

In un periodo senza precedenti di 3 anni, insolitamente l’acqua calda si diffonde in giro per il mondo, provocando lo sbiancando e per poi fare morire il corallo.

Il corallo si sbianca quando l’acqua è troppo calda troppo a lungo. I polipi del corallo si stressano e espellono alghe colorate che vivono dentro di loro lasciandoli bianchi. Dal momento che l’alga fornisce il corallo col 90% della sua energia, il corallo patisce la fame, sempre che le temperature velocemente ritornano alla normalità – muore.

In Australia, la grande barriera corallina ha patito il peggior evento di sbiancamento registrato nella storia Nel 2016 e poi nuovamente nel 2017. E’ stato stimato che circa la metà dei suoi coralli è stata uccisa tra i 2 avvenimenti.

Nell’Oceano Indiano, le barriere coralline sono state gravemente colpite. Un’indagine nelle Maldive ha scoperto che tutte le barriere coralline erano state colpite, con colonie sbiancate tra il 60% e il 90%.

L’isola di Natale ha praticamente tutto il suo corallo sbiancato, e l’85% di esso, purtroppo è morto.

In alcune altre barriere coralline, praticamente tutto il corallo è stato ucciso, con per esempio il 98% del corallo in procinto di morire intorno a Jarvis.

Le barriere coralline Giapponesi, sono state duramente colpite, come lo sono state le barriere coralline in ogni altra regione corallina.

Mark Eakin, coordinatore del programma d’osservazione della barriera corallina del Noaa, ha detto che: “Noi sappiamo che è stato l’evento più duraturo e il più esteso, probabilmente anche il più dannoso.

In alcuni posti lo è senz’altro stato”.

Eakin afferma che i dati sui danni totali della barriera corallina non sono ancora stati esaminati, dunque lui non potrebbe dire con certezza se è stato il peggiore ma scommetterebbe che lo è stato”.

L’evento è iniziato nel 2014 quando le acque del Pacifico hanno iniziato a riscaldarsi in una situazione che assomigliava a El Niño. El niño non si è mai completamente manifestato, ma il riscaldamento ha causato un  diffuso sbiancamento.

Nel 2015 si verificò un El niño il quale diffuse lo sbiancamento ulteriormente, e gli effetti continuano sino ad ora finora.

Sebbene il ciclo El Niño spinge le temperature dell’acqua oltre il limite, e quindi innesca lo sbiancamento,

Il Dr. Eakin ha detto che non c’è alcun dubbio che la causa di fondo dello sbiancamento era il cambiamento climatico.

In precedenza, ci sono stati due eventi globali di sbiancamento registrati, entrambi verificatisi quando i forti eventi El Niño hanno riscaldato gli oceani in giro per il mondo nel 1998 e poi nel 2010.

Eakin ha detto che il sottostante riscaldamento stava predisponendo l’oceano per lo sbiancamento del corallo, potenzialmente con ogni El Niño.

“Eakin ha detto “noi non abbiamo addirittura avuto un El Niño nel 2014-2015” aggiungendo che un quasi  El Niño era abbastanza per causare allora un diffuso sbiancamento. A questo punto io direi che qualsiasi El Niño, anche quello moderato, con ogni probabilità darà origine a un diffuso, se non globale, sbiancamento.

Quel punto di vista è confermato da studi con modelli che suggeriscono le condizioni che causano il più recente evento di sbiancamento globale, che sarebbero le condizioni medie entro due decenni.

Le barriere coralline hanno bisogno tra i 10 e i 15 anni per riacquistare la loro copertura di corallo,  ma quello presuppone  che non siano colpiti da troppi problemi locali, come inquinamento o un altro evento di sbiancamento. “La grande paura è semplicemente che questi eventi continuino a verificarsi” ha detto Eakin.

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