La diffusione del piombo: sigarette vernici tinture per capelli e perfino nell’ acqua

teschio tibie piombo

Il piombo è un metallo pesante che viene assorbito molto per via respiratoria: i fumatori lo assorbono attraverso il tabacco trattato con insetticidi rischiando gravi patologie neurologiche. Come prevenire e contrastare i sovraccarichi di piombo

Quali sono gli usi del piombo?

Il piombo (Pb) è notoriamente il più pesante tra i metalli utilizzati nell’industria: in forma metallica fonde e vaporizza a temperature relativamente basse emettendo vapori tossici.
Alcuni suoi ossidi sono utilizzati per le vernici antiruggine mentre le sue leghe con altri metalli (stagno, antimonio, arsenico), sono utilizzate per la fabbricazione di piccoli oggetti (ad esempio soldatini di piombo).
Il piombo tetraetile è un antidetonante, quindi è stato utilizzato per decenni nelle benzine: per fortuna attualmente si usano benzine ‘verdi’ (senza piombo).
Su alcuni vegetali, come il tabacco, si utilizzano come insetticidi agli arseniati di piombo.
Per legge l’acqua potabile di rubinetto può contenere piombo fino a 0,05 mg/l, soglia da considerare davvero eccessiva.

Quali sono le possibili fonti di contaminazione da piombo?

  • Vapori risultanti da lavorazioni industriali (contaminazione professionale e ambientale)
  • Smaltimento di batterie per auto
  • Scarichi di motori a benzina contenenti piombo
  • Prodotti ortofrutticoli coltivati in zone inquinate
  • Tabacco trattato con insetticidi al piombo, quindi il fumo, anche passivo
  •  Acqua di rubinetto, se passa attraverso vecchie tubature con piombo
  •  Vernici antiruggine (minio), inchiostri colorati, smalti per ceramiche
  • Oggetti in piombo, inclusi giocattoli e pentolame
  • Tinture per capelli.

Come viene assorbito il piombo e dove si deposita?

Il piombo è assorbito poco per via cutanea, di più per via digerente ma la via principale di assorbimento del piombo è quella respiratoria (30-50 % di quello inalato), soprattutto nei bambini.
Il piombo si deposita nell’organismo, in particolare nel rene, nel fegato, nel cervello e nelle ossa: nelle ossa il piombo rimane isolato andando a sostituire il calcio.
La trasmissione fetale è molto preoccupante per i danni cromosomici che può provocare.
 
Quali danni provoca il piombo?

Il piombo interferisce con il rame nella sintesi delle catecolamine (adrenalina, dopamina) provocando, soprattutto nei bambini, difficoltà di concentrazione e memorizzazione, oltre che danni cromosomici e minore resistenza alle infezioni.
Nell’adulto può causare disturbi dell’alvo (per esposizioni massicce) e anemie: inoltre è da prendere in considerazione come fattore di rischio per importanti patologie degenerative del sistema nervoso centrale (Parkinson), insonnia, epilessia e patologie di rilevanza psichiatrica (schizofrenia, comportamenti devianti).
Il piombo inibisce rame e ferro nel ciclo di Krebs e quindi può ostacolare la produzione di energia nelle nostre cellule: innalza i livelli di acidi urici dei reni, può inattivare gli ormoni tiroidei.
 
Come rilevare un eccesso di piombo nell’organismo?

Il mineralogramma del capello è un buon indicatore in caso di sovraccarichi di piombo: valori nella norma potrebbero però celare un sovraccarico di piombo associato a difficoltà di smaltimento.
L’esame sul sangue è positivo solo per intossicazioni acute.

Come prevenire e contrastare i sovraccarichi di piombo?

Principalmente bisogna intervenire con misure di controllo ambientale, riducendo l’inquinamento da piombo: l’utilizzo di benzina ‘verde’ senza piombo è stato un passo avanti ma non bisogna dimenticare le fonti domestiche di piombo (vernici, smalti, oggetti in lega).
I fumatori devono smettere di fumare anche per ridurre l’apporto di piombo.
 
I metalli antagonisti per l’assimilazione del piombo sono calcio e zinco, che quindi devono essere ben presenti nella dieta.

Altri agenti nutrizionali che possono funzionare come chelanti (cioè di catturare il piombo dai tessuti) sono

  • le vitamine A e C e la vitamina D
  • il cromo
  • gli aminoacidi solforati (cisteina, cistina, metionina) e il glutatione (mele e sidro)
  • gli alginati che sono contenuti nelle alghe (Fucus, ovvero Kelp).

Alessandro Soldano
 
FONTI

L.Wilson – Equilibrio nutrizionale e analisi minerale tissutale – SINAI Edizioni (1995)
AA.VV. – La terapia con i minerali – DRIATEC
P.Holford – Manuale di nutrizione familiare – Tecniche nuove

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